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01 Febbraio 2019

Da mètaSalute: 50 milioni l'anno in prestazioni odontoiatriche, per una media di 75 euro l’una

Elvio Pasca

Dentisti protagonisti dell’assistenza sanitaria integrativa, almeno per le casse di mètaSalute, che spende un euro su tre, per un totale di quasi 50 milioni di euro l’anno, proprio per rimborsare prestazioni odontoiatriche. 

Il fondo è un punto di osservazione privilegiato sul mondo della sanità integrativa, visto che conta oltre un milione mezzo di iscritti, tra lavoratori metalmeccanici e loro familiari. Proprio per questo, a metà gennaio, Odontoiatria33 ha chiesto a mètaSalute un resoconto dettagliato delle prestazioni odontoiatriche erogate nel 2018: numero, tipologia, valore complessivo, incidenza sul totale. Quei dati, però, non sono mai arrivati. “Non riteniamo che vadano forniti alla stampa”, ha tagliato corto il Direttore Tiziana Riggio, contattata telefonicamente in mancanza di risposte via mail. Una posizione curiosa, visto l’amplissima platea di beneficiari e il conseguente pubblico interesse a sapere con precisione che fine fanno i contributi versati da tutte le aziende che applicano il contratto collettivo dei Metalmeccanici.  Proprio in forza dell’ultimo rinnovo di quel Ccnl, infatti, l’iscrizione è obbligatoria e completamente a carico dell’azienda. Costa 156 euro l’anno a lavoratore e garantisce a questo e ai familiari a carico l’accesso a un Piano Sanitario Base molto generoso se ci si rivolge a strutture convenzionate con il network Previmedical della compagnia Rbm Assicurazione Salute, che si è aggiudicata il succoso appalto di mètaSalute.  

In area odontoiatrica, per esempio, sono previste in convenzione cure dentarie con massimali illimitati (prestazioni ortodontiche, cure odontoiatriche compresa la paradontologia, terapie conservative, protesi dentarie, terapie canalari, trattamento topico con floruri), visite odontoiatriche o pedodontiche, sedute di igiene orali e ablazioni del tartaro gratuite una volta l’anno, sigillature denti dei figli minori (massimale illimitato), apparecchi ortodontici per minori (max 350 euro l’anno), una lunga serie di interventi chirurgici odontoiatrici, sia in ricovero che in ambulatorio (max 5500 euro l’anno), implantologia stand alone (max 1100 euro l’anno). Per gli iscritti che si rivolgono a professionisti non convenzionati, anticipando le spese e poi attendendo il rimborso, i massimali sono decisamente più bassi.  

Ma quanto vengono sfruttate queste opportunità e quanto pesano sulla gestione del fondo?

Al di là delle ritrosie del Direttore a fornire dettagli, qualche indicazione importante arriva dal bilancio tracciato un mese fa dal Presidente uscente Roberto Toigo: al 30 novembre 2018 (cioè a circa un anno dall’iscrizione obbligatoria di tutti i metalmeccanici), i piani sanitari di mètaSalute avevano erogato oltre 2.238.074 prestazioni sanitarie a 561.689 beneficiari, per un controvalore complessivo di 141,3 milioni di Euro. “Un livello di copertura che non ha uguali nel settore della contrattazione collettiva nazionale e che testimonia la portata innovativa dell’ultimo rinnovo del contratto dei metalmeccanici e l’importanza strategica per i Fondi Sanitari Integrativi di affidare le proprie risorse al settore assicurativo favorendo la massima competizione tra gli operatori”, sintetizzava Toigo, sindacalista Uilm che oggi siede anche nel nuovo Consiglio di Amministrazione guidato da Silvano Bettini.

Secondo quello stesso resoconto, oltre il 33% delle risorse (quindi oltre 47 milioni di euro) erano state impiegate proprio nell’area odontoiatrica, per pagare poco meno di 632 mila prestazioni, un dato che conferma come l’assistenza integrativa sia particolarmente importante in aree non coperte dal Servizio sanitario nazionale. D’altro canto, il fatto che quelle prestazioni odontoiatriche siano costate a mètaSalute in media 75 euro l’una, sarà fonte di riflessione sulla convenienza del sistema per il fondo e per gli iscritti, ma anche per la compagnia assicurativa e i professionisti convenzionati, che rischiano di restare col cerino in mano. 

Complessivamente, alla fine del primo anno di operatività, mètaSalute aveva restituito in prestazioni sanitarie ai lavoratori ed alle loro famiglie quasi il 94% dei contributi versati dalle aziende aderenti. Molto difficile, con numeri così, accantonare avanzi di gestione, ma proprio tale circostanza, secondo l’ex presidente, “conferma che sin dal primo anno di operatività mètaSalute è stato in grado di rispondere adeguatamente alle richieste dei propri assistiti mettendo a disposizione dei livelli di copertura e di efficienza particolarmente elevati, soprattutto alla luce degli impieghi piuttosto contenuti conferiti dal fondo alla compagnia assicurativa partner”.  Nonostante le criticità riscontrate negli scorsi mesi da assistiti e professionisti convenzionati, infine, il matrimonio tra mètaSalute e Previmedical-Rbm è comunque destinato a durare, senza abbassare gli standard delle prestazioni. “La sostenibilità di tali livelli assistenziali – è ancora Toigo a parlare – è stata recentemente confermata dalla compagnia assicuratrice partner anche per il prossimo biennio (2019 e 2020), consentendoci pertanto di dare piena continuità al supporto attualmente garantito in campo sanitario ai lavoratori ed alla loro famiglie fino alla scadenza dell’attuale Ccnl”.

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