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02 Febbraio 2026

I Dazi sui prodotti odontoiatrici, visti dagli USA

L’Associazione odontotecnici denuncia come il settore sia sotto pressione tra costi crescenti, incertezza e rischi per l’accesso alle cure


Dente usa

L’evoluzione della politica commerciale statunitense degli ultimi anni sta generando ripercussioni profonde sull’intera filiera odontoiatrica, dai laboratori ai clinici, fino ai pazienti. L’inchiesta pubblicata nel dicembre 2025 sul Journal of Dental Technology, rivista dell’Associazione USA dei laboratori odontotecnici (NADL - National Association of Dental Laboratories) evidenzia come i dazi — nati per “proteggere le industrie domestiche” — stiano invece diventando un fattore di destabilizzazione, con impatti che si estendono ben oltre le intenzioni originarie dei legislatori. 

L’analisi traccia un quadro preoccupante degli effetti delle politiche tariffarie statunitensi sul settore dentale. Il report ricorda come “gli effetti e l’onere dei dazi sono ampiamente diffusi” e sottolinea che i consumatori americani hanno assorbito “quasi l’intero costo dei dazi 2018-2019”, rendendo i prodotti sanitari più costosi e meno accessibili. 

Il quadro economico

Sul settore, vene rilevato, si è abbattuta prima la stagione tariffaria del primo mandato Trump, che ha colpito “circa 380 miliardi di dollari in beni importati, inclusi prodotti dentali”. In seguito, una nuova ondata di incrementi è arrivata con l’amministrazione Biden nel 2024, che ha portato alcune categorie di forniture mediche e dentali cinesi “fino al 50%”, e poi con la reintroduzione, nel 2025, di dazi generalizzati con un’aliquota di base del 10 percento e tariffe “fino al 145% per la Cina” durante il secondo mandato Trump. L’altalena normativa ha ulteriormente accentuato la volatilità dei prezzi. 

L’impatto economico si è rapidamente trasferito ai bilanci degli studi e dei laboratori. La stessa American Dental Association ha registrato un calo significativo della fiducia dei dentisti nell’economia, scesa al “34,9% nel primo trimestre 2025”, mentre i costi operativi continuavano a crescere. Nel frattempo, la spesa odontoiatrica complessiva negli Stati Uniti è aumentata di 4 miliardi di dollari nel 2023, raggiungendo i 174 miliardi, ma la crescita è stata sostenuta principalmente dai programmi pubblici, mentre la spesa privata risultava in diminuzione. Ciò evidenzia una crescente difficoltà delle famiglie a sostenere cure a pagamento in un contesto di rincaro generalizzato dei servizi sanitari. 

 Negli USA è forte l’importazione di prodotti per il settore dall’estero, in particolare da Europa e Cina

Il settore dentale USA è particolarmente esposto perché fortemente dipendente da materiali e attrezzature provenienti dall’estero. Le importazioni di dispositivi protesici sono cresciute da 135,80 milioni di dollari nel 2020 a 306,57 milioni nel 2024, con Svezia e Spagna tra i principali paesi fornitori. Questa crescita evidenzia la centralità dell’Europa nella catena di approvvigionamento dentistica statunitense, confermata dai passaggi in cui si afferma che “molti dei materiali grezzi e delle attrezzature utilizzati dai laboratori odontotecnici statunitensi sono fabbricati in Europa o altrove”, rendendo difficile qualsiasi strategia di sostituzione rapida con produzione domestica. 

La rilevanza europea emerge anche dal quadro tariffario. Durante il secondo mandato Trump, oltre ai dazi fino al 145% verso la Cina, sono state previste aliquote dal “20% al 46% per Giappone e UE”, un elemento che incide direttamente sui costi dei prodotti europei destinati al mercato statunitense. Ciò significa che una parte significativa delle forniture per laboratori e studi dentistici — soprattutto attrezzature, strumentazione rotante, materiali CAD-CAM e semilavorati protesici — è oggi soggetta a un aumento immediato dei costi di importazione. 

I dazi visti dai laboratori odontotecnici USA

I laboratori odontotecnici, già in sofferenza per la concorrenza offshore e per la diminuzione del 30% del numero di strutture negli ultimi vent’anni, affrontano ora un doppio fronte di pressione.

Da un lato i dazi sugli input esteri aumentano i costi operativi; dall’altro la produzione offshore continua a spostarsi verso paesi non colpiti dalle tariffe. 

Bennett Napier, direttore esecutivo della NADL, osserva che “anche se i dazi fossero applicati universalmente, il lavoro offshore si sposterebbe semplicemente verso il prossimo paese con tariffe inferiori o nulle”, poiché la catena produttiva dentale globale resta fortemente radicata in Europa e in altre aree non statunitensi. 

Joe Young, presidente NADL, conferma che le negoziazioni tariffarie hanno già causato “aumenti dei costi di spedizione e dei dazi doganali”, aggiungendo che un eventuale spostamento verso una produzione totalmente interna potrebbe portare a costi “perfino più alti rispetto agli attuali prodotti importati”. 

I problemi per i pazienti

Le conseguenze finali ricadono inevitabilmente sui pazienti. L’aumento dei listini dei laboratori si trasferisce agli studi e da questi agli utenti, con un incremento delle spese vive e un numero crescente di trattamenti rinviati o cancellati. La lettera congiunta inviata nel marzo 2025 da ADA, DTA e NADL avverte che le politiche tariffarie rischiano di “danneggiare l’accesso alle cure essenziali”, riducendo servizi e peggiorando la salute orale della popolazione americana.

Il quadro futuro

Il report conclude affermando che i dazi, pur pensati per rafforzare l’economia nazionale, “stanno oggi aumentando i costi, mettendo sotto pressione le catene di fornitura e minacciando la sostenibilità delle piccole imprese odontotecniche”.

Con l’Europa che rimane un attore chiave nella produzione di materiali e tecnologie dentali, qualsiasi future escalation tariffaria rischia di generare ripercussioni ancora più profonde sulla qualità, l’accessibilità e la sostenibilità delle cure odontoiatriche negli Stati Uniti.

Nonostante tutto, gli esperti citati nel rapporto ritengono che il settore possa ancora adattarsi, puntando su innovazione, digitalizzazione e diversificazione dei fornitori. Ma l’incertezza rimane alta e il quadro generale poco rassicurante. 


Nota: immagine generata con IA


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