Molte sono le aspettative intorno alla nuova ANDI, ovviamente perché ogni cambiamento porta a modificare assetti e consuetudini e perché le mosse del sindacato con il più alto numero di iscritti condizionano indubbiamente il settore. Poi, ci sono le tante novità annunciate nel programma elettorale durante la lunga campagna elettorale.
Una campagna elettorale che Carlo Ghirlanda, ed è stata certamente una novità, ha condotto anche attraverso i social ma che molto probabilmente ha raccolto i frutti con il metodo più tradizionale: quello del parlare agli interessati, dell’andare a presentarsi provincia per provincia, delegato per delegato, raccontando le proprie idee.
Ma non solo il programma, anche le prime dichiarazioni ufficiali del neo presidente hanno alimentato ancora di più questa attesa, questa curiosità di come e cosa questa nuova ANDI vorrà e riuscirà a fare per il bene della professione e necessariamente anche per l’intero comparto, come più volte lo stesso Ghirlanda ha sottolineato.
A 30 giorni circa dalla elezione (era il 26 maggio) abbiamo incontrato il neo presidente impegnato soprattutto nel lavoro interno per adattare la gestione dell’associazione alla nuova linea.
Presidente Ghirlanda come vi siete mossi in queste prime settimane, che ANDI avete trovato?
Abbiamo trovato una organizzazione che aveva oggettiva necessità di un cambio di passo, da una gestione “familiare” ad una “aziendale”, ponendo merito, efficienza e qualità di competenza quali requisiti di riferimento nelle procedure interne nonché nella scelta dei profili dei nuovi collaboratori ANDI. Esistono inoltre alcune sofferenze di bilancio legate a scelte politiche ed economiche messe in atto dalla precedente gestione, che oggi rallentano le nuove attività ma che speriamo di compensare nel giro dei prossimi mesi.Nei primi 30 giorni di nostro mandato abbiamo incontrato e sentito tutti i maggiori esponenti della odontoiatria italiana, già convocato due esecutivi nazionali, il Consiglio delle Regioni, la Commissione Sindacale nazionale, abbiamo provveduto al rinnovo di tutti i CdA delle società responsabili delle attività di ANDI, nominato i componenti delle commissioni non permanenti e dei gruppi di lavoro.Una mole di lavoro enorme, svolto in sole quattro settimane, che ci ha tuttavia consentito di avviare la macchina ANDI nel percorso che ci proponiamo di seguire in questo mandato di dirigenza nazionale.
Sentendo e leggendo le sue dichiarazioni, la vostra ANDI sarà totalmente differente da quelle passate. Sintetizzando in poche righe quali saranno le differenze sostanziali? Perché per i dentisti meriterà rinnovare l’iscrizione o farla per la prima volta?
L’ANDI che noi ci proponiamo di realizzare e alla quale confidiamo possano quindi fare riferimento la maggior parte dei dentisti italiani, opererà insieme con tutte le altre componenti del nostro settore, orizzontalmente e senza volontà di protagonismo di sigla. Non saremo mai distratti da lotte intestine, alle quali non parteciperemo in alcun modo, perché la nostra attenzione sarà sempre costantemente dedicata alla politica di servizio per l’associato ANDI e per la professione intera. Stiamo già lavorando dando ascolto a tutti coloro che hanno necessità, o anche solo volontà di parlare e confrontarsi con noi: con tutti i mezzi, ma soprattutto tramite i blog, le chat, i social media. Iscriversi ad ANDI significherà portare la propria voce al centro del dibattito partecipando con la propria esperienza alla conoscenza dei problemi, alla ricerca e alla definizione delle soluzioni.In poche parole la nostra ANDI è già diventata una associazione vicina al territorio, al singolo associato e ai suoi specifici bisogni.
Un punto che mi aveva incuriosito molto del vostro programma, e che ho ritrovato nel suo primo editoriale pubblicato su ANDI Informa Online, è quello legato al rispetto delle regole per le società. Lei dice che lavorerete per fare rispettare le regole esistenti. Quindi, secondo lei, le Società e le Catene in particolare, ad oggi svolgono la loro attività illegalmente?
Il nostro punto di vista è chiaro: riteniamo che le società che operano nel nostro settore debbano rispettare le leggi in vigore. Laddove si abbia il dubbio che ciò non sia effettivamente confermato agiremo per evidenziare le eventuali incongruità alle autorità competenti.
Altra battaglia annunciata sarà quella sulla pubblicità chiedendo di rivedere la Bersani. In attesa di riuscire a modificare una legge, non potrebbe essere più semplice, come ho proposto in uno scorso DiDomenica, concordare anche con le Catene una autorizzazione preventiva del messaggio, magari utilizzando le stesse norme che già regolano la pubblicità dei farmaci e dei dispositivi medici? Oppure pensate ad una norma che vieti ogni forma di pubblicità sanitaria?
Nell’incontro che pochi giorni orsono ho avuto con il Ministro DI Maio ho fatto presente l’urgenza di una regolamentazione nella pubblicità in sanità, e nello specifico in odontoiatria, che deve essere rispettosa dell’informazione e comprensibile al cittadino. Stiamo studiando insieme a CAO nazionale i contenuti delle regole da porre in atto, che presenteremo con emendamenti già nel corso del dibattito che si svilupperà intorno al “Decreto dignità” che sarà presto presentato nel Consiglio dei Ministri e successivamente affronterà il suo iter parlamentare. Ritengo in generale che le regole debbano essere universali e non frutto di accordi “ad personam”: con le cosiddette catene solleciteremo comunque e certamente un confronto, su questo e altri temi, in particolare per ciò che riguarda il giusto riconoscimento del ruolo, dell’autonomia e dei diritti dei professionisti che lavorano in tali strutture.
Nel suo editoriale su ANDIInforma Online non è passata inosservata la sua affermazione in cui dice, e cito testualmente: "torniamo ad AMDI Associazione Medici Dentisti Italiani". Ci spiega meglio?
La mia era una provocazione intellettuale ma anche una proposta concreta: l’Odontoiatra è un medico, che ha specifiche competenze nel campo del cavo orale, dei tessuti interni alla bocca e quelli funzionalmente attigui ad essa. L’acronimo ANDI è diventato quindi limitativo, perché fa ritenere che il ruolo del dentista sia limitato rispetto a quanto invece viene quotidianamente svolto da ognuno di noi a favore della salute dei cittadini nel nostro Paese. Il percorso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria garantisce e certifica la formazione medica degli Odontoiatri e ritengo giusto che il livello di competenze mediche dell’Odontoiatra sia riconosciuto in modo chiaro anche nella nostra sigla associativa.
Quella che la professione si deve rapportare con le istituzioni e non solo, attraverso un fronte comune è uno dei suoi punti fermi. Anche durante il suo intervento all’Assemblea dei presidenti CAO di qualche settimana fa lo ha ribadito annunciando di voler lavorare per questa unità. Un obiettivo che in questi ultimi decenni molti hanno provato a realizzare, ma mai completato pienamente. Come cercherà di riuscire?
La collaborazione con, e fra, le istituzioni sarà fondamento del nostro mandato: siamo pronti anche a qualche passo indietro di ANDI rispetto alle posizioni del passato, consapevoli che solo con la piena condivisione si potranno ottenere le riforme e le semplificazioni necessarie nel nostro settore.Come ho già avuto modo di esprimere l’obiettivo è scrivere il quadro organico della odontoiatria in Italia, e tale traguardo potrà solamente essere raggiunto insieme, mai in ordine sparso.Con lo stesso spirito lavoreremo in Confprofessioni, sigla professionale confederale nella quale rilanceremo la qualità della nostra partecipazione, in sintonia con le altre componenti della sanità presenti in tale consesso, con la volontà di allinearsi e collaborare con le altre aree professionali facenti riferimento ad essa.
Alla CAO ha anche detto di voler capire le differenze che vi separano da AIO. L’intenzione è anche quella di costruire un unico Sindacato dei Dentisti, si arriverà mai ad ottenere questo, sempre che lo ritenga utile per la professione?
L’autonomia di pensiero e di sigla non significa certamente la rinuncia a concorrere al bene comune: l’ipotesi del sindacato unico esiste, ma ritengo che il percorso sia ancora lungo e che tale obbiettivo non sia fra le attuali priorità per entrambi. Ma con il Presidente Fiorile e tutti i dirigenti AIO sapremo certamente dialogare per conoscerci e capirci meglio.Sono invece certo che sia reale ed immediata la volontà e l’interesse di ANDI ed AIO di lavorare insieme, d’intesa con CAO, per le reali necessità della professione.
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