Facilità e rapidità sono le caratteristiche di un nuovo test salivare per l’individuazione del nuovo Covid-19. Tra gli ideatori Lorenzo Azzi, ricercatore odontoiatra dell'Università Insubria
Il test, ancora in fase sperimentale, è frutto della collaborazione fra l’Università dell'Insubria e l’ospedale di Circolo di Varese ed è stato ideato dal ricercatore Lorenzo Azzi e dal professor Mauro Fasano. Il progetto prevede anche il coinvolgimento di un pool coordinato dal professor Paolo Grossi della “task force” nazionale per il contenimento dell'infezione da Covid-19.
Il funzionamento del test, che non ha controindicazioni e può essere utilizzato da qualsiasi soggetto, è analogo a quello per stabilire una gravidanza: applicando un campione di saliva su una piccola striscia di carta assorbente, qualora il soggetto fosse positivo, nel giro di qualche minuto si formerà una banda colorata.
La novità è che attraverso la saliva, a differenza dei test sierologici che evidenziano gli anticorpi, si potrà evidenziare immediatamente la presenza del virus e stabilire se il soggetto analizzato sia infetto. La sperimentazione è in corso e sarà condotta con la massima celerità su un centinaio di pazienti.
Per capirne di più abbiamo posto qualche domanda al dottor Lorenzo Azzi (nella foto), laureato in odontoiatria ricercatore presso l’Università Insubria di Varese
Tutto il mondo medico e della ricerca è all’opera sul Covid-19. Come mai il mondo dell’odontoiatria ha scelto di focalizzarsi su un test per l’individuazione del virus?
In una situazione di emergenza, quale quella creata da COVID-19, ogni specialista guarda, nell’ambito della propria specialità, come poter essere utile. La saliva è il fluido con cui abitualmente noi odontoiatri siamo a contatto. Da qui l’idea di utilizzarla per ricercare il virus.
Quali sono gli obiettivi del progetto? E quali possono essere i tempi ed i costi di attuazione?
Il progetto ha l’obiettivo di evidenziare con una buona sensibilità e una buona specificità la presenza del virus nella saliva degli infetti asintomatici o sintomatici, attraverso una metodica semplice e rapida, che non richieda cioè necessariamente la presenza di un operatore sanitario per essere attuata.
Ritengo possa diventare un presidio importante soprattutto nella cosiddetta Fase 2, nel momento in cui riprenderanno tutte le attività produttive ed economiche, per evitare il determinarsi di nuovi focolai, e per intervenire tempestivamente nel caso che questi dovessero evidenziarsi. Quanto ai tempi, dipenderà dall’esito della sperimentazione che stiamo conducendo su 100 pazienti: se i risultati saranno positivi, i tempi potrebbero anche essere molto brevi, e forse prima dell’estate il test essere disponibile; in caso contrario, i tempi di “messa a punto” del test potrebbero allungarsi di mesi.Riguardo ai costi, ritengo il test debba essere assolutamente accessibile.
Se questo test si rivelerà attendibile e con tempi e costi attuabili, sarà un ausilio fondamentale per la gestione del paziente odontoiatrico. Lei crede che sarà sufficiente a riprendere la regolare pratica ambulatoriale? Quali altri supporti pensa saranno rilevanti?
Guardi, la pratica ambulatoriale odontoiatrica riprenderà comunque, indipendentemente dai test, con tutti gli accorgimenti che i protocolli che il Ministero della Salute, che sta lavorando alacremente sul problema, andrà ad indicare. Noi odontoiatri abbiamo però di base una buona attitudine ed esperienza nella prevenzione della trasmissione delle infezioni, in particolare quelle virali. Abbiamo già a che fare con i virus delle epatiti e dell’HIV. Sicuramente il nostro test darà un ulteriore contributo alla sicurezza di pazienti ed operatori.
Che ruolo potrebbe avere l’odontoiatria rispetto alla lotta contro la pandemia, oltre a questo test che certamente avrebbe un impatto fondamentale?
Per rispondere, credo dovremo attendere le indicazioni che scaturiranno dal lavoro del Ministero della Salute insieme alle nostre Associazioni.
Photo Credit: pagina Facebook dott. Azzi
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