Nella riunione plenaria, sollecitata dall’On. Picaro, si è parlato dei rischi di recarsi in Pesi Extra Ue per ottenere le cure dei possibili interventi. Al via campagne informative in tutti gli Stati membri
Il Parlamento Europeo, nella seduta plenaria di ieri 3 aprile, ha dedicato un dibattito al turismo sanitario ed in particolare a quello odontoiatrico. A sollevare la questione una interrogazione orale rivolta alla Commissione dall’italiano On. Michele Picaro (nella foto), appresentante del gruppo ECR.
L’on. Picaro, evidenziando il problema del turismo odontoiatrico ha chiesto alla Commissione quali azioni stia intraprendendo per assicurare che i cittadini dell'Unione siano adeguatamente tutelati e informati quando scelgono di usufruire di servizi dentistici al di fuori dell'UE. Un turismo sanitario che visto da Bruxelles non è quello dei cittadini dei singoli Paesi dell’Unione che si recano in Paesi UE per le cure ma dei cittadini Europei che si recano in paesi extra UE.
A rispondere all’On. Picaro, il Commissario europeo per la salute Olivér Várhelyi (ungherese) che ha voluto distinguere tra l'assistenza sanitaria transfrontaliera all'interno dell'UE e i trattamenti medici fuori dall'UE. “Esistono differenze significative tra l'assistenza sanitaria transfrontaliera all'interno dell'UE e il viaggio per cure mediche al di fuori dell'UE”, ha detto spiegando che la direttiva sui diritti dei pazienti nell'assistenza sanitaria transfrontaliera e le norme sul coordinamento della sicurezza sociale regolano le spese e i rimborsi per le cure ricevute in un altro Stato membro. I cittadini dell'UE hanno accesso a cure mediche sicure e di alta qualità in qualsiasi Stato membro, con opzioni di rimborso e informazioni trasparenti sui fornitori di servizi medici.
Le strutture mediche nell'UE, ha spiegato il Commissario, sono soggette a severe norme di salute e sicurezza, garantendo trattamenti di alta qualità. I sistemi sanitari dell'UE sono interconnessi, facilitando il trasferimento di cartelle cliniche e l'assistenza di follow-up. Al contrario, ha detto, viaggiare per ottenere cure mediche al di fuori dell'UE coinvolge i cittadini dell'UE che cercano assistenza sanitaria spesso per questioni economiche o sulla disponibilità di determinate terapie o esami. Il rischio, spiega, è che i pazienti possono essere esposti a pratiche mediche non regolamentate e hanno poco o nessun ricorso legale se qualcosa va storto. Le norme sanitarie variano significativamente al di fuori dell'UE, con rischi di diagnosi errata, infezioni o procedure al di sotto degli standard. Le cartelle cliniche potrebbero non essere facilmente accessibili, rendendo difficile l'assistenza in situazioni di emergenza o il follow-up.
La Commissione europea ha informato il Commissario, sta conducendo una campagna di sensibilizzazione sui diritti dei pazienti nell'assistenza sanitaria transfrontaliera, con workshop nazionali per informare sui vantaggi e sui rischi. Rafforzare i servizi medici transfrontalieri sicuri e affidabili all'interno dell'UE, ha detto, è essenziale per il futuro dell'assistenza sanitaria europea. "Stiamo costruendo una forte Unione europea della sanità in cui i cittadini hanno il diritto di ricevere assistenza sanitaria di alta qualità, indipendentemente da dove vivono o da dove viaggiano nell'UE”.
Sotto la nostra sintesi degli altri interventi sulla base del resoconto stenografico pubblicato sul sito del Parlamento Europeo.
On. Tomislav Sokol, rappresentante del PPE, ha criticato la complessità delle regole sull'assistenza sanitaria transfrontaliera e la scarsa consapevolezza dei diritti garantiti dall'UE. Ha evidenziato che molti pazienti e operatori sanitari non sono informati sui diritti che l'UE garantisce, e che il processo burocratico per ottenere il rimborso delle spese mediche è spesso troppo lungo e complicato. Sokol ha proposto di semplificare le regole, consolidando le norme sul rimborso delle spese mediche e finanziando i costi delle cure in anticipo per evitare di escludere i pazienti meno abbienti. Ha anche suggerito la creazione di un fondo speciale a livello UE per coprire parzialmente i costi delle cure all'estero.
On. Maria Grapini, del gruppo S&D, ha espresso preoccupazione per il termine "turismo medico", preferendo parlare di "diritti dei pazienti". Ha sottolineato che i pazienti dovrebbero avere il diritto di ricevere cure nel loro paese o regione, evitando complicazioni burocratiche e finanziarie. Grapini ha criticato il sistema attuale, che costringe i pazienti a compilare moduli e pagare di tasca propria per poi aspettare il rimborso. Ha chiesto una strategia per trattare i pazienti nel loro paese, applicando le direttive esistenti sui diritti alla salute.
On. Margarita de la Pisa Carrión, del gruppo PfE, ha riconosciuto la crescita del turismo sanitario, ma ha avvertito dei rischi associati, come la mala pratica e l'impatto negativo sui sistemi sanitari nazionali. Ha sottolineato che, mentre il turismo sanitario può essere una fonte di prosperità, può anche limitare la capacità di risposta dei servizi sanitari, come nel caso della Spagna, dove si registrano tagli al personale e lunghe liste d'attesa. Carrión ha chiesto una revisione del modello attuale per garantire un equilibrio tra solidarietà e sostenibilità.
On. Michele Picaro, a nome del gruppo ECR, ha evidenziato i rischi del turismo sanitario, come gli standard igienico-sanitari non conformi e la mancanza di continuità assistenziale. Ha proposto l'introduzione di un meccanismo di certificazione a livello europeo per i paesi terzi che offrono prestazioni sanitarie ai cittadini dell'UE. Questo sistema dovrebbe classificare i livelli di conformità agli standard minimi europei in materia di qualità delle cure, sicurezza dei pazienti e qualificazione del personale.
On. Billy Kelleher, rappresentante del gruppo Renew, ha parlato dei costi elevati delle cure sanitarie in alcuni paesi dell'UE, che spingono i cittadini a cercare trattamenti all'estero. Ha sottolineato i rischi associati ai trattamenti fuori confine, come la qualità delle cure e la mancanza di assistenza post-trattamento. Kelleher ha chiesto migliori programmi educativi, piani di assistenza post-trattamento e una migliore condivisione delle informazioni mediche essenziali.
On. Valentina Palmisano, del gruppo The Left, ha criticato la mobilità sanitaria forzata, definendola un fallimento del sistema. Ha evidenziato che la direttiva 2011/24/UE rischia di funzionare solo per chi può pagare, creando una sanità a due velocità. Palmisano ha chiesto campagne informative sui rischi del turismo sanitario e investimenti nella sanità pubblica nazionale per garantire cure adeguate a tutti.
On. Siegbert Frank Droese, del gruppo ESN, ha criticato le proposte della Commissione, definendole eccessivamente burocratiche. Ha sostenuto che i cittadini dovrebbero essere liberi di scegliere dove ricevere cure sanitarie senza interferenze dell'UE. Droese ha anche suggerito maggiori controlli alle frontiere dell'UE per prevenire l'introduzione di malattie infettive.
On. Seán Kelly, rappresentante del PPE, ha evidenziato i problemi di qualità e sicurezza delle cure ricevute all'estero. Ha chiesto un rafforzamento del sistema sanitario nazionale e una migliore informazione per i pazienti per prevenire danni evitabili.
On. Cynthia Ní Mhurchú, del gruppo Renew, ha parlato delle lunghe liste d'attesa in Irlanda e della diminuzione delle richieste di trattamento all'estero. Ha chiesto una campagna di sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza sui diritti dei pazienti.
On. Liudas Mažylis, rappresentante del PPE, ha sottolineato l'importanza di una banca dati elettronica europea per i dati sanitari, che permetta una migliore gestione delle informazioni mediche dei pazienti.
On. Bogdan Rzońca, del gruppo ECR, ha chiesto una deregolamentazione nel settore sanitario e una migliore informazione per i cittadini sui loro diritti e limiti.
On. Lukas Sieper, del gruppo NI, ha raccontato un'esperienza personale per evidenziare i problemi burocratici legati al turismo sanitario, sottolineando la necessità di una maggiore libertà e meno burocrazia.
On. Alvise Pérez, del gruppo NI, ha chiesto reciprocità nei sistemi sanitari europei e una gestione più efficiente delle transazioni economiche per il turismo sanitario, criticando l'eccessiva burocrazia e la mancanza di reciprocità nei trattamenti sanitari.
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