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02 Settembre 2014

Diritti degli specializzanti anche per quelli odontoiatrici. Le precisazioni del presidente CAO dopo l'audizione alla Camera


Nel suo intervento alla Camera dei Deputati del 10 luglio scorso il presidente nazionale CAO Giuseppe Renzo ha posto l'accento sulle scuole di specializzazione denunciando una disparità tra gli specializzandi medici e gli odontoiatri  che frequentano le scuole di specialità in odontoiatria.

Presidente Renzo, perché l'argomento è importante? D'altronde sono poche centinaia gli specializzandi laureati in odontoiatria iscritti ai pochi corsi organizzati dagli atenei italiani.

Le osservazioni della CAO Nazionale, tra gli argomenti affrontati durante l'audizione, si sono focalizzate sull'aumento dei fondi per le Scuole di Specializzazione e proprio su tale questione  è stata fatta notare  l'evidente disparità di trattamento della formazione specialistica tra i medici e gli altri professionisti che operano nel campo della tutela della salute (e nel nostro ambito di competenza il riferimento è d'obbligo alla formazione specialistica odontoiatrica) che certamente non portano equilibrio e serenità in un sistema, quale quello dell'assistenza e delle cure, sempre più multidisciplinare e multi professionale. La CAO Nazionale, e non per la prima volta, ha sottolineato la necessità per gli odontoiatri di accedere alle  borse di studio, con le medesime modalità previste per i medici chirurghi, con un ulteriore specifico numero di borse di studio, da aggiungere e  non da sottrarre a quelle spettanti ai medici, per l'accesso alle scuole di specializzazione riservate esclusivamente ai laureati in odontoiatria e protesi dentaria. Si verrebbe così a sanare un'irrazionale disparità di trattamento tra laureati di lauree magistrali in ambito sanitario che oltretutto hanno attualmente un corso di laurea che prevede per entrambi sei anni di studio. Appare quindi evidente la specificità della professione odontoiatrica nel diritto di chiedere l'accesso alla formazione specialistica attraverso apposita retribuzione, rispetto ad altre professioni sanitarie e non. Quale Presidente della CAO Nazionale , per una completa ed esaustiva disamina, ritengo comunque doveroso osservare che la normativa che prevede il particolare rapporto di formazione per i medici specializzandi con la relativa retribuzione e la esclusività del rapporto di lavoro, discende direttamente dalla normativa comunitaria e che la stessa fa riferimento esclusivamente ai medici laureati in medicina e chirurgia.

Quindi un modo anche per evidenziale la pari dignità tra medicina ed odontoiatria?

Certamente. Preciserei meglio, però, e non per essere stucchevole, ma puntuale: tra i Medici laureati in Medicina e Chirurgia ed i Medici laureati in Odontoiatria o, comunque, abilitati all'esercizio dell'Odontoiatria.
Ciò che accomuna le professioni sanitarie è la "mission" che perseguono ovvero  la tutela della salute delle persone che viene garantita attraverso una corretta formazione dei professionisti. Ruolo di garanzia che è svolto con encomiabile diligenza dagli Ordini, anche l'Università in più occasioni si è fatta portavoce di questa avvertita esigenza: i laureati "non medici" (a seguire la definizione della direttiva comunitaria) sono lesi sia nella loro qualità di discenti (che invece dovrebbero beneficiare delle migliori condizioni di apprendimento) sia nella loro qualità di lavoratori, senza, infatti, alcuna delle forme di adeguata remunerazione previste per i laureati in Medicina e Chirurgia, pur condividendo in toto il percorso post lauream.

Solo questo? Ci sono altri motivi per cui la CAO porta avanti questa battaglia?

Non pensi a chissà quali retroscena, trattasi di aspetti ricadenti nelle norme codicistiche e , pertanto, così come per tanti altri temi la CAO (l'Ordine) è coinvolta. I colleghi più giovani accusano di non avvertire, è questa la nota dolente a cui forse anche lei tendeva riferirsi nel porre la domanda, un impegno forte (che evidentemente è mancato), da parte di chi si intesta teoricamente compiti e ruoli di tutela degli interessi di parte dei laureati in odontoiatria, invece che occuparsi dei massimi sistemi alla ricerca di visibilità.
Ma ogni rappresentanza, in particolare i cosiddetti portatori di interessi, sceglie su quali ambiti produrre i propri sforzi .
La  CAO  non può non intervenire per contribuire a sanare una evidente disparità di trattamento, chiedendo e sollecitando tutte le Istituzioni, in assonanza piena e in modo concorde con  tutti i  componenti rappresentativi e partecipanti agli "Stati  Generali dell'Odontoiatria "come confermato in occasione dell'ultimo incontro de luglio scorso, a farsi carico della questione attuando in pieno il principio costituzionale (art. 32 Costituzione) che sancisce la salute come diritto fondamentale della persona e che la Repubblica tutela come bene e valore della collettività.

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