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27 Maggio 2015

Legionella quali i reali rischi nello studio odontoiatrico, quali gli interventi necessari. Ricci (ISS): un dovere prevenirla anche se il rischio è basso


L'iniziativa del procuratore Guariniello attivata a Torino nelle scorse settimane ha riportato l'allarme Legionella negli studi odontoiatrici, in realtà più per i controlli e le richieste avanzate dalle Asl che per un rischio reale di contagio.

Da sempre, sul tema, ci si interroga sui reali rischi per la salute di operatori e pazienti e quali possano essere le azioni preventive da adottare, azioni che i dentisti ritengono dovrebbero essere proporzionali alla probabilità di contrarre il batterio durante un intervento odontoiatrico.

Per capirne di più abbiamo posto alcune domande alla dott.ssa Maria Luisa Ricci, ricercatrice del Laboratorio Nazionale di Riferimento per le legionelle dell'Istituto Superiore di Sanità oltre ad essere l'autrice di uno studio pubblicato qualche anno fa sulla prestigiosa rivista The Lancet in cui è stato dimostrato, per la prima volta, il nesso di causalità tra l'acquisizione della Malattia dei Legionari e la contaminazione del riunito odontoiatrico

Dott.ssa Ricci, il rischio da contaminazione da Legionella è un problema reale in Italia? Quali gli ambiti più a rischio?

Legionella è un batterio ubiquitario nell'ambiente naturale di acqua dolce dove è presente in bassa concentrazione. Da questi ambienti, attraverso le acque condottate cittadine, arriva negli impianti idrici degli edifici e trovando condizioni ideali quali la temperatura tra 25 e 42 °C ,riesce a sopravvivere e moltiplicarsi. Inoltre biofilms, protozoi, calcare, ruggine, tubi o raccordi di plastica, stagnazione dell'acqua sono tutti fattori favorenti la presenza e la proliferazione di Legionella. In Italia sono risultati contaminati impianti idrici di hotels, ospedali, abitazioni ed anche riuniti odontoiatrici.

Parliamo proprio di studi odontoiatrici, quale è il reale rischio per il paziente e per l'operatore?

Anche in questo caso se il riunito odontoiatrico è alimentato dall'acqua di rete e se si riscontrano le condizioni elencate sopra per i grandi impianti, Legionella può sopravvivere e proliferare raggiungendo cariche abbastanza significative e pericolose per la salute.
In merito alla scarsità dei casi notificati che hanno interessato gli studi odontoiatrici, bisogna ricordare che non tutti coloro che sviluppano una polmonite da Legionella riferiscono di avere effettuato delle cure odontoiatriche.
Di tutti i casi che vengono notificati al registro nazionale della legionellosi dell'Istituto Superiore di Sanità (1.347 casi nel 2013), un'esposizione a qualsiasi rischio nei 10 giorni precedenti l'inizio dei sintomi è stata riportata solo dal 16,6% dei pazienti (vedi studio
).
Quindi non abbiamo la reale stima dei casi associati a questa esposizione a seguito di cure odontoiatriche e non si può sottovalutare questo rischio perché la casistica può non rispondere alla reale incidenza. D'altro canto c'è un'estesa documentazione della contaminazione di Legionella (e purtroppo anche da altri batteri o addirittura virus) nei riuniti odontoiatrici. Come pure studi che documentano un titolo anticorpale contro Legionella maggiore negli operatori degli studi odontoiatrici rispetto alla popolazione generale, a dimostrazione dell'esposizione a tale rischio da parte di questi lavoratori.

Però, spesso l'acqua contaminata arriva nello studio dall'acquedotto.

Per l'acqua dell'acquedotto non c'è l'obbligo di monitorare Legionella da parte delle autorità sanitarie. Essa può essere presente in bassissime concentrazioni, in quanto tale acqua è generalmente a temperature fredde e quindi ostili alla replicazione del batterio. Tuttavia, quando trova le condizioni favorevoli di cui abbiamo detto all'inizio, può proliferare e raggiungere delle concentrazioni che potrebbero rendere possibile l'acquisizione della malattia.

Il Ministero della salute ha aggiornato le linee guida inserendo una sezione dedicata all'odontoiatria. Quali gli obiettivi?

Gli obiettivi sono quelli di una corretta gestione degli impianti dei riuniti, per ridurre il rischio di acquisizione di questa grave infezione, considerando anche il fatto che colpisce prevalentemente persone anziane ed immuno-compromesse, segmenti di popolazione in continuo aumento.

Linee guida che non hanno coinvolto gli odontoiatri per la loro realizzazione, scelta giusta?

In realtà questo confronto sarebbe stato utile e speriamo si possa realizzare per successive integrazioni del documento. Noi abbiamo fatto riferimento per la stesura a documentazione internazionale relativa a questo settore.

La professione giudica queste linee guida di difficile applicazione, sostenendo che necessitano di interventi economicamente importanti a fronte di un rischio contagio molto ridotto. Come commenta?

A mio parere i costi che si investono per la prevenzione delle malattie non sono mai esagerati e non sono qualcosa di astratto che non ci riguarda. Dobbiamo sempre pensare che in quella sedia possiamo esserci noi o qualcuno che ci è caro. La signora che qualche anno fa morì (vedi pubblicazione Ricci et al. Lancet 2012 di cui parlavamo prima) era in perfetta salute ed era andata dal dentista per una banale otturazione. L'aerosol, prodotto dalla strumentazione del riunito, è prodotto in goccioline minori di 5 micron , ovvero quelle che con più facilità raggiungono gli alveoli polmonari, l'esposizione molto ravvicinata e una notevole contaminazione del riunito (1000-10000 unità formanti colonia per litro) hanno favorito il contagio.
Non so quanti di noi, in perfetta salute e mediamente giovani, si sentirebbero tranquilli a inalare aerosol contenete Legionella, figuriamoci persone più a rischio (over 50, fumatori , alcoolisti, persone con malattie a carico dell'apparato respiratorio, immuno-compromessi, pazienti trattati con corticosteroidi, etc).

Un vostra proposta di ricerca sulla prevenzione della Legionella, condotta per ISS, si è appena aggiudicata il premio internazionale Esgli 2014. Quali sono gli obiettivi che vi ponete?

Ci si propone di trovare metodi alternativi all'uso dei disinfettanti che siano in grado di ridurne la quantità o di non usarne affatto attraverso lo studio e la conseguente gestione della popolazione microbica presente negli impianti.

Sull'argomento leggi anche:

14 aprile 2015: Legionella: controlli negli studi odontoiatrici a Torino. Primi dentisti denunciati

 

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