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23 Dicembre 2019

ECM, le precisazioni del presidente Alessandro Nisio

Alcune riflessioni dell’odontoiatra nominato nella Commissione che dovrà occuparsi di riformare il sistema, che invita i colleghi a segnalare proposte e criticità 


Gentile Direttore

grazie per gli auguri e per avermi menzionato come componente odontoiatrico del nuovo Gruppo di Lavoro della Commissione ECM sulla riforma del Sistema Formazione Continua del settore Salute in Italia.
Le sue giuste osservazioni, da osservatore neutrale, fanno riferimento a tante problematiche di un sistema complesso e farraginoso che sicuramente non ha funzionato e che, se non completamente riformato, non potrà funzionare mai.

1.     La sua prima giusta osservazione sono le componenti tirate in ballo: il vasto mondo degli operatori sanitari del Sistema Sanitario Nazionale, le tante nuove professioni già ordinate e quelle appena arrivate, il mondo della libera professione; tre ecosistemi il cui equilibrio globale è instabile e difficile da regolamentare. Le mie osservazioni in questa nota riguarderanno ovviamente l’ultima del sistema e in particolare la professione odontoiatrica.

2.     La seconda osservazione che lei ha fatto riguardanti le sanzioni mi trovano categoricamente d’accordo sulla tolleranza zero dal 2021, soprattutto in virtù delle sue considerazioni sugli aspetti legali e assicurativi legati alla non certificabilità dei colleghi inadempienti, ed in particolare per i professionisti dipendenti e convenzionati è in pericolo la copertura della rivalsa, mentre per le Aziende e i Liberi Professionisti il rischio è l’aumento del premio assicurativo.

Vorrei però riflettere su alcuni aspetti presenti nell’attuale Sistema ECM (invito tutti a leggere i manuali del 2017-2019) che, se associati ad una buona volontà politica (degli Ordini soprattutto) e implementati da proposte concrete, potrebbero segnare una svolta da subito.

Mi riferisco al fatto che le nuove linee guida emanate nei 98 articoli del nuovo testo, prevedono già una semplificazione del sistema per i professionisti e i provider ed un ECM più agile per la scelta dei singoli: “meno burocrazia, definizione chiara su chi deve fare cosa, uniformità su tutto il territorio nazionale dell’offerta formativa e della qualità dell’assistenza nell’interesse dei pazienti e della collettività”. Inoltre si chiarisce ulteriormente la ripartizione tra Stato e Regioni, assegnando allo Stato la definizione degli standard minimi di qualità (che devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale) e alle Regioni l’individuazione dei requisiti ulteriori di qualità (al fine di stimolare la competizione tra i diversi sistemi per il raggiungimento di livelli di eccellenza.  

Quindi di fatto già si capisce il primo livello di Responsabilità, che rappresenta forse il problema più difficile da risolvere perché le varie Dirigenze (delle ASL e degli Ospedali) hanno sicuramente problemi ancora più seri sul loro tavolo e anche perché, consentitemi di condividere il pensiero del nostro Presidente Anelli, gli operatori sanitari del SSN sono sicuramente molto impegnati ogni giorno sul campo, spesso ben oltre i loro tempi contrattuali di lavoro.

Però, tornando alla nostra Professione, rappresentata nella quasi totalità dal libero professionista, e guardando bene sempre nei Manuali, scopriamo che esistono già delle “finestre” per poter accedere a soluzioni, e qui appunto la mia prima riflessione espressa nel titolo della nota, ci vuole la “buona volontà” (politica) di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Mi riferisco al ruolo degli Ordini Provinciali, che di fatto rappresentano l’’alter ego’ dello Stato, in termini di sussidiarietà, come ben espresso dalla legge 3 della Lorenzin del 2018.

Sempre sui Manuali si legge che “l’acquisizione dei crediti avviene per il 40% attraverso la partecipazione ad eventi formativi (RES o FAD) inseriti nel portale attraverso i Provider, mentre il restante 60% attraverso la “FORMAZIONE SUL CAMPO che scaturisce dal contesto lavorativo con le finalità non solo di garantire l’innalzamento della specifica professionalità ma anche l’aumento delle capacità di ognuno di lavorare e di rapportarsi all’interno della propria organizzazione, di migliorare le competenze dei professionisti e la qualità e sicurezza dell’assistenza” (Training individualizzato, partecipazioni a gruppi di lavoro, a ricerche, tutoraggio, crediti esteri, autoformazione).

“Questa formazione individuale, che non può complessivamente superare il 60% dell’obbligo formativo triennale (che dal 2020 sarà probabilmente quadriennale), deve essere espressamente richiesto all’Ordine Professionale o direttamente dall’area riservata sul portale del Co.Ge.A.P.S., fermo restando il limite del 20% dell’autoformazione”. Ancora: “Rimane ferma la volontà di Federazioni, Ordini, di prevedere ulteriori tipologie di autoformazione sulla base delle esigenze delle specifiche Professioni”.

Quindi di fatto si tratta di incominciare a pensare di “affidare” almeno questo importante aspetto del Sistema di Formazione Continua (circa il 60%) agli Ordini Provinciali, come succede peraltro in altre professioni non sanitarie, che quindi avrebbero la responsabilità della regolamentazione della formazione individuale, oltre che la responsabilità sanzionatoria dell’intero sistema e già prevista anche dal codice deontologico; gli scogli da superare saranno quelli organizzativi ed economici (dei piccoli Ordini soprattutto); le buone notizie arrivano dal Ministro Speranza che ha stanziato nella Legge di Bilancio di fine anno tanti soldi sulla Sanità e ha dichiarato di “investire sul capitale umano come ruolo centrale nelle nuove sfide del SSN, e che la formazione continua deve diventare uno dei momenti cardine per affrontare queste sfide al meglio” .

Se quindi alla “Speranza” di questa dichiarata buona volontà politica generica si associa quella della nostra politica (ordinistica e sindacale) di voler contribuire attivamente alla gestione del sistema ECM, forse qualcosa si potrà iniziare a cambiare.

Tra le proposte concrete per la nostra professione nell’ambito della Formazione Individuale da portare alla Commissione Nazionale, oltre quelle già previste dai Manuali, si può pensare quindi ad un “ruolo attivo degli Ordini provinciali” nell’accreditare altre iniziative quali: le capacità professionali dimostrabili quotidianamente nelle varie specialità dell’odontoiatria, la frequenza in studi specialistici per l’aggiornamento di tecniche specifiche, la buona pratica quotidiana, la partecipazione come soci attivi a iniziative delle più importanti società scientifiche, e così via. Credo anche sia importante aumentare i crediti formativi (rispetto agli attuali che invece diminuiscono) dei Convegni Nazionali e Internazionali che raggruppano più di 100 e più di 200 discenti, valorizzando anche le sessioni parallele. Infine c’è da chiarire e sanare la “Questione Universitaria”, valorizzando definitivamente i percorsi universitari sia come docenza che come discenti.

Mi permetto quindi di farmi volentieri portavoce del Presidente Iandolo, della Commissione Cultura e della CAO nazionale per stimolare la discussione e le eventuali proposte da parte di tutto il comparto odontoiatrico (Ordini provinciali, Sindacati, Società Scientifiche), comunicando la email di riferimento ufficiodontoiatri@fnomceo.it e ne approfitto per augurare a Lei e a tutti i colleghi serene festività e un buon 2020.

Alessandro Nisio: Medico Chirurgo specialista in Odontostomatologia, Presidente CAO Bari, Componente Albo Odontoiatri Nazionale e Comitato Centrale della FNOMCeO, Componente CNFC Ministero della Salute,  

 
 

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