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02 Luglio 2020

Diritto allo studio, lauree estere e regole del gioco

Alcune riflessioni di CIPOOOCMF-ANPO su numero programmato per arrivare alle considerazioni che il futuro dei laureati è condizionato dalle politiche sul futuro della professione


Odontoiatria 33 ha seguito, a varie riprese, le osservazioni formulate dalla FNOMCeO e dalla CAO relativamente all’aumento dei posti disponibili per l’iscrizione a medicina ed odontoiatria per il nuovo anno accademico (24 Giugno 2020).Il Presidente Cao avverte: ”si rischia di creare dei futuri disoccupati” e formula la richiesta di attivare 400 posti in meno (26 Giugno 2020).

L’ufficializzazione da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca dei posti per Odontoiatria con le assegnazioni per singolo ateneo (29 Giugno 2020) ha indotto il Collegio Italiano dei Primari Ospedalieri di Odontoiatria, Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale (CIPOOOCMF-ANPO) a proporre il proprio contributo al dibattito sollevato dalla CAO.

Di seguito alcune riflessioni.

Il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria (CLOPD) è stato istituito nel nostro Paese col DPR 135 del 1980, adeguando così l'ordinamento degli studi italiano a quello degli altri Paesi membri dell’Unione Europea attraverso la creazione di una figura professionale, l’odontoiatra, ben distinta rispetto a quella del medico.Il percorso di studi stabilito per il conseguimento della Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria prevede il superamento di una prova di ammissione alla facoltà, predisposta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di contenuto identico per l’intero territorio nazionale. Il numero degli ammessi nelle singole sedi universitarie tiene conto della disponibilità di personale docente, di strutture didattiche (aule e laboratori) e di strutture assistenziali utilizzabili per la conduzione delle attività pratiche di tirocinio.In ottemperanza alle direttive europee e in riferimento al tirocinio clinico, si è resa indispensabile una congruità tra numero di studenti iscritti al corso di laurea e potenzialità formative degli atenei e, pertanto, è stato introdotto anche in Italia il numero programmato di iscrizioni in base alla disponibilità di docenti e di strutture, didattiche e cliniche. Il superamento della prova di ammissione (test) – uguale a quella per accedere alle facoltà di medicina e chirurgia – consente al potenziale studente di essere inserito nella graduatoria di merito. Va sottolineato, al riguardo, che il test di ammissione è molto selettivo e che è necessario, per molti aspiranti, sostenerlo più volte, anno dopo anno, prima di riuscire a superarlo: nel 2018, ad esempio, il 38,3dei candidati non è risultato idoneo e, secondo Skuola.net, il rapporto tra iscritti alla prova di ingresso e ammessi al corso di laurea – anche se molto variabile rispetto alla singola sede universitaria – si colloca mediamente su un valore pari a 1 ammesso ogni 6 aspiranti.Il MIUR ha recentemente ufficializzato i posti disponibili per l’anno accademico 2020/2021 per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Odontoiatria e Protesi Dentaria nei vari Atenei italiani: ha stabilito, in particolare, che i posti disponibili passano dai 1.133 previsti per il precedente anno accademico ai 1.231 (con un aumento di quasi 100 posti), cui si dovranno aggiungere ulteriori 134 posti suddivisi nei vari atenei e destinati ai candidati dei paesi non UE residenti all’estero.Le determinazioni assunte dal MIUR in ordine al numero dei posti messi a disposizione per Odontoiatria per l’anno accademico 2020/21 non sono state condivise dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) che considera “troppi” (seppure inferiori al fabbisogno previsto di 1.312) 1.231 posti. 

La CAO ritiene, in particolare, che il fabbisogno formativo espresso in numero di accessi al CLOPD per l’anno accademico 2020-2021 deve essere ridotto di almeno 200 unità in considerazione delle oltre 400 unità (media degli ultimi 5 anni) che provengono dalle lauree estere: infatti, i dati elaborati dalla FNOMCeO rilevano che il 40% circa degli Odontoiatri che ogni anno si iscrivono per la prima volta all’Albo è titolare di una laurea conseguita all’estero. Conseguentemente, secondo la CAO, il numero ritenuto “giusto” per le immatricolazioni dell’anno accademico 2020-2021 dovrebbe essere pari a 890 posti: valore che corrisponderebbe alla differenza tra il numero previsto per il 2024 (1.290) e la media proiettata delle lauree estere in ingresso negli ultimi 5 anni (400).

Cercando di allargare e alzare un po’ lo sguardo (oltre la determinazione del reale fabbisogno annuale di neolaureati in odontoiatria) non si può evitare di chiedersi – nel quadro fin qui descritto – se un così alto numero di laureati che entrano nel sistema (produttivo?) grazie all’acquisizione del titolo di studio all’estero (evitando il necessario test di ammissione ad analogo percorso formativo in Italia) non costituisca, fra gli altri, un forte elemento che contraddice il principio di equità nell’accesso al diritto allo studio e all’esercizio della professione cui si aspira: è “giusto”, è “equo” ridurre le chances (abbassando i numeri di ingresso) e frustrare l’aspirazione potenziale alla formazione e alla professione da parte di molti giovani, per tenere conto dell’ingresso (privilegiato) di chi ha maggiore capacità di spesa e può permettersi di accedere, pagando, ad una offerta formativa privata all’estero? Secondo Iandolo, Presidente nazionale CAO, “...oggi i giovani laureati trovano grandi difficoltà a aprirsi un loro studio, a meno che, ovviamente, non continuino l’attività di famiglia...” e “...non esiste uno sbocco nel pubblico...”: troppi  i 1.231 posti per Odontoiatria per l’anno accademico 2020/21; “Quale sarà il loro destino? La disoccupazione, o, ancora più spesso, la sottoccupazione”. 

La conclusione cui giunge Iandolo, commentando le determinazioni del MIUR rispetto al fabbisogno di laureati in odontoiatria 2020-2021, fa comprendere come – in prospettiva – sembra non garantito il diritto allo studio e meno che mai il lavoro a valle del difficile percorso formativo. E’ sensato, nella situazione attuale, continuare a considerare e circoscrivere l’ambito odontoiatrico come “privato” e a difenderlo come tale? Non sarebbe più funzionale – sia sul versante della tutela della salute orale di una più ampia fascia di popolazione (più domanda), che anche su quello economico, della produttività e della concorrenza (più lavoro) – consentire lo sviluppo, sinergico e collaborativo, di una odontoiatria pubblica che possa costituire, tra l’altro,lo sbocco lavorativo-professionale per giovani laureati che non hanno la fortuna di continuare l’attività di famiglia essendo professionalmente orfani?

Da questo punto di vista, se è condivisibile che la CAO si attivi affinché le regole che governano l’esercizio della professione siano garantite (nel rispetto, da parte di tutti gli operatori, del prestigio professionale oltre che delle regole di par condicio e di leale concorrenza) sembrerebbe doveroso che la stessa CAO – operando una dilatazione dell’ambito delle “regole che governano l’esercizio della professione” – facesse conoscere i propri orientamenti in merito alle dinamiche dei fenomeni evidenziati (accesso allo studio e al lavoro), agli aspetti di politica e di etica sanitaria di interesse generale che hanno un sicuro impatto sul futuro della professione o della professione del futuro. 

Dr. Fulvio Campolongo

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