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08 Febbraio 2021

Attività di cura e capitalismo

Le considerazioni di Tiziano Caprara che ipotizza uno scenario in cui il mercato dove il capitalismo sarebbe superato da un monopolio, l’etica sarebbe “automatizzata" e i soldi delle cure garantiti


Caro Norberto, apprezzo sempre i tuoi DiDomenica perchè trattano argomenti importanti, visti da un’ottica diversa. La notizia dell’acquisto di Vitaldent da parte di Dental Pro e quindi della creazione di un accentramento di centri odontoiatrici in mano alla finanza, è senz’altro una notizia interessante. 

Anni fa probabilmente una simile informazione ci avrebbe spaventato, ma oggi sembra solo un altro tassello in quella trasformazione della società che è già in atto da tempo. 

Vedo che nell’articolo riporti varie problematiche cercando tuttavia di tranquillizzare il lettore. I punti che affronti sono il guadagno finale di tali acquisizioni e attività, l’accentramento degli studi e la turbativa del mercato delle forniture dentali, le regole che garantiscono l’etica delle cure e il “lato finanziario della continuità delle cure”, che consideri il problema più importante. 

Personalmente non penso che queste siano grosse questioni. Lo sono senz’altro per chi si è rivolto alle catene fallite e si è trovato senza denti e senza soldi, ma forse stiamo guardando solo gli alberi e non la foresta... che cresce sempre più. 

Il capitale si interessa della salute perchè, a causa della composizione demografica dell’umanità, sarà l’attività maggiormente richiesta in maniera continuativa, compresa l’odontoiatria. 

Ma il capitale è la scelta giusta, soprattutto in sanità? E può il capitale assorbire e monetizzare completamente il “lavoro di cura” ?

 In un bellissimo articolo di Nicola Carella “Robodoc” si affronta la rivoluzione della sanità tedesca basata sull’automazione, fatta allo scopo di ridurre i costi della sanità convenzionata. L’autore arriva a una interessante conclusione: “se il conflitto che ha definito il welfare nel XX secolo è stato quello tra capitale e lavoro, i conflitti che potrebbero definire una nuova idea di stato sociale sono quelli tra ambiente e capitale e tra attività di cura e capitalismo. Entrambi questi conflitti rendono evidente un’incompatibilità sistemica, irriducibile: quella tra il capitalismo e la vita umana sulla Terra”. 

Questa ultima frase, man mano che passano gli anni, diventa sempre più reale. 

Seguendo gli acceleramenti notati in questo ultimo periodo, nulla vieta che in questo decennio i grossi colossi (Amazon, Microsoft, Facebook, JP Morgan...) possano ritentare di acquistare e gestire anche il “mercato della salute” come già accaduto alcuni anni fa.

I fondi sanitari e le assicurazioni potrebbero poi fornire un buon flusso di pazienti e quindi “di cassa” a tali strutture. 

A questo punto con la spinta della digitalizzazione (a componente più tecnica e meno medica) e la futura mancanza di dentisti, si potrebbe cercare di ridurre la costosa componente medico-odontoiatrica sostituendola con altri operatori più a buon mercato. 

In Europa ci stanno pensando e le università penso vedrebbero di buon occhio l’arrivo di capitali privati per la creazione di tali future figure. 

In questo modo i punti che hai evidenziato nell’articolo sarebbero superati: il guadagno delle aziende sarebbe salvo, il mercato andrebbe verso un monopolio, l’etica sarebbe “automatizzata" e i soldi delle cure garantiti. Tutti contenti. Però in questo scenario manca una cosa: l’Uomo. 

Ripristinare un dente non è curare una persona. Nel nostro lavoro l’empatia ha la precedenza sulla produttività. L’obbligata e limitata visione tecnicistica del capitale è molto distante dalla complessità umana fatta di rapporto e di emozioni. Si può controbattere che i medici che lavorano presso le strutture si faranno carico di tale rapporto. 

Ma lo potranno fare? 

Il tempo per comunicare qualcosa che non sia il preventivo esisterà ancora? Come ripete il prof. Carlo Guastamacchia, “Chi ti paga è il tuo padrone”. Il rapporto diretto medico-paziente anche dal punto di vista economico, rende questo rapporto completo. Quando la proprietà è di strutture finanziarie che richiedono comportamenti “profittevoli”, quanto può il medico andare contro a “chi lo mantiene”? 

Oltre a questi singoli aspetti è interessante capire come si stia muovendo la società e se la visione di Carella riguardo all’incompatibilità tra capitale e uomo si stia realizzando.


Se queste acquisizioni confermano tale indirizzo, che cosa possiamo fare? 

La sopravvivenza della professione dipenderà unicamente dai giovani odontoiatri e dai valori che sceglieranno: libertà o sicurezza, umanità o indifferenza. Apriranno uno studio da soli o andranno a lavorare nelle grosse strutture. Da questo dipenderà il nostro futuro e quello di una visione diversa della società. Le strutture di capitali si stanno già muovendo direttamente con le acquisizioni di studi e indirettamente tramite un certo tipo di formazione. 

I panorami che si stanno delineando per questo straordinario e terribile decennio saranno molto diversi, tuttavia tutti riconducibili ad un unico progetto. Sarà importante prepararsi per tempo perchè a quanto pare la soluzione sarà individuale.

Dott. Tiziano Caprara

 
 

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