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11 Febbraio 2021

Iva ridotta su Tac e aspiratori, il problema ora si sposta all’Ufficio delle Dogane

“Cambiare tutto per non cambiare niente” è il commento di Maurizio Quaranta che ricorda come non sia scontato che per i prodotti odontoiatrici l’Iva scenda al 5%


Questo è l'atteggiamento gattopardesco con il quale ci si ritrova dopo che l'Agenzia delle Entrate si è espressa con la sua circolare "Principio di Diritto n.2"  in merito all'Iva 5% sul Tomografo computerizzato ad uso odontoiatrico

Infatti, ci ritroviamo al punto di partenza con l'Agenzia delle Entrate che sostiene che la CBCT, in quanto tomografo computerizzato, sia assoggettabile all'IVA 5% perchè rientra nell'articolo 124 del Decreto Rilancio, a condizione che sia esclusivamente contraddistinta dai codici doganali riportati nella circolare 12/D del 30 Maggio 2020.  

Il problema, dice l'Agenzia delle Entrate, non è quindi di sua competenza, visto che si è espressa e che lo ha fatto anche favorevolmente nei confronti del mondo odontoiatrico, bensì degli Uffici delle Dogane che verificano semplicemente che il codice TARIC utilizzato sia quello corretto e che non ci sia un travaso di codice perchè, ovviamente, le agevolazioni Iva valgono solamente i tomografi computerizzati necessari per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. 

Con l'attribuzione di questi codici in fase di importazione, che sono poi solo due, non si può giocare a cuor leggero, intanto perchè i vari attori coinvolti rischiano di dover rimborsare l'Iva evasa con le sanzioni  accessorie previste, ma poi ci potrebbero essere anche dei risvolti penali per gli amministratori delle aziende che hanno importato le CBCT, utilizzando un codice TARIC piuttosto che l'altro, semplicemente perchè più conveniente ai fini IVA, grazie agli sgravi concessi per la pandemia. 

Non vi nascondo che anch'io, se fossi un dentista, vorrei che queste CBCT fossero ad Iva 5% anzichè ad Iva 22% perchè quel differenziale del 17% di IVA, per lo studio odontoiatrico è solo un costo, lo stesso se fossi un deposito dentale semplicemente perchè sarei più competitivo a rischio zero visto che riscuoto l'Iva alla stessa percentuale che mi è stata fatta pagare dal fornitore,  ma se io fossi l'amministratore delegato di un'azienda importatrice non correrei i rischi sopra evidenziati solo per vendere qualche CBCT in più rendendo di fatto il mio prodotto più concorrenziale perchè più aggressivo nel prezzo. 

Sembra il gioco dell'oca, ma non è così perchè qui nessuno vuole ritornare al punto di partenza visto che tutti, nessuno escluso, siamo interessati ad uscirne con l'Iva al 5% se nostra di diritto. Ottenuto il risultato certo ed inequivocabile, sia che si tratti dell'IVA al 5% (meglio) piuttosto che dell'Iva al 22% non avrò problemi di sorta a riconoscere meriti o torti a coloro che si sono battuti nell'interesse di tutti.

L'importante però ora è che si combatta tutti nella stessa direzione per l'interesse di tutto il settore, ma sempre e solo all'ombra del diritto che, per queste questioni, ha una sola strada maestra: lo strumento degli interpelli che devono diventare il vero e unico strumento di pressione sugli organi coinvolti sino al raggiungimento del risultato

Dott. Maurizio Quaranta: Advisor ADDE 

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