Alcune indicazioni cliniche sugli interventi di medicina estetica che più di frequente si incontrano nella routine odontoiatrica. Come migliorare il gummy smile, un mento retroposizionato, un profilo piatto o un mascellare appiattito. E naturalmente tutte le correzioni possibili di forma e volume delle labbra
Tra i temi dibattuti con l’ampliamento all’intero volto degli ambiti di intervento dell’odontoiatra in medicina estetica c’è ovviamente quello degli interventi che potranno essere praticati dagli odontoiatri, in attesa di chiarimenti sulla questione “mininvasività”.
Con la dott.ssa Milvia Di Gioia, odontoiatra, professore a contratto presso il Master di Medicina e Terapie Estetiche del viso dell’Università di Camerino e Torino, abbiamo cercato di capire quali siano gli interventi possibili da parte dell’odontoiatra, almeno quelli indubbiamente possibili. “Direi tutte le terapie non chirurgiche per l’armonizzazione del viso e del sorriso”, dice ad Odontoiatria33.
“Con l’impiego di un filler, un dispositivo medico di classe III ad impianto cutaneo o sottocutaneo che apporta volume, o della tossina botulinica, un farmaco ad effetto miomodulatore, solo per citare le due tecniche più diffuse, l’odontoiatra aumenta il potenziale di strumenti terapeutici a propria disposizione per trattare efficacemente, e in maniera mini invasiva le disarmonie estetiche del viso”.
“Nel mio approccio al viso insegno ad identificare la componente principale della disarmonia estetica”, continua la prof.ssa Di Gioia. “Possiamo classificare gli inestetismi del viso in tre gruppi: il primo raggruppa i difetti di forma e proporzioni, spesso congeniti, che sono quelli tipicamente individuati dell’analisi del viso della routine odontoiatrica”.
“Condizioni cliniche come gummy smile, retroposizione del mento , iposviluppo del mascellare, mandibola corta e poco definita, mento prominente, cattiva proporzione tra naso, labbra e mento, visi stretti e lunghi, visi corti, asimmetrie in statica e/o nel sorriso, spesso risolvibili solo parzialmente con le terapie ortognatodontiche, ortochirurgiche o con modifiche dell’estetica dentale, possono essere migliorate sensibilmente con il ricorso alle tecniche di medicina estetica”.
“Volutamente non parlo di classi I,II,III, come spesso vedo citare nei congressi di medicina estetica, poiché la diagnosi della malocclusione dentale (Classi di Angle) non ha necessariamente una corrispondenza univoca con una tipologia dismorfica dei tessuti molli. Viceversa per la diagnosi di malocclusione scheletrica di I,II o III classe occorre aver fatto la diagnosi su una teleradiografia e dei tracciati cefalometrici, come fanno gli ortodontisti e i chirurghi maxillo facciali prima di interventi irreversibili come una terapia ortodontica o una chirurgia ortognatica. Le terapie di medicina estetica sono considerate mini invasive e pertanto non giustificano di sottoporre il paziente a radiazioni”.
“Nel secondo gruppo troviamo le disarmonie estetiche legate all’invecchiamento. Siamo solitamente portati a identificare i trattamenti estetici come terapie di ringiovanimento. Nel processo di aging si verificano una serie, sequenziale e progressiva, di alterazioni al livellodi tutti gli strati della pelle, osso, muscolo, grasso sottocutaneo e cute. Gli inestetismi dovuti al passare degli anni, che i pazienti ci chiedono di migliorare, dipendono dalle modifiche che avvengono in senso verticale attraverso tutti questi strati, oltre che all’interno del singolo tessuto”.
Queste alterazioni interferiscono tantissimo con l’estetica del viso e del sorriso, ricorda la prof.ssa Di Gioia.
“La maggior parte delle alterazioni estetiche che si rende visibile nell’area periorale, anche grazie alla gravità, nasce dalla perdita di proiezione e supporto delle parti alte del viso. Il ringiovanimento del sorriso, un trattamento tra i più richiesti in odontoiatria, grazie a sbiancamento e faccette o corone in ceramica, raggiunge un successo pieno quando si riescono a correggere anche le stigmate dell’invecchiamento, le commessure labiali rivolte verso il basso (o sorriso triste), l’appiattimento delle labbra, le rughe della marionetta. Ancora una volta ci vengono in auto i filler e/o i fili di sospensione per riposizionare i tessuti dislocati. La tossina botulinica può essere utilizzata, in associazione, per potenziare i vettori di trazione verso l’alto dei muscoli elevatori e/o ridurre la forza dei muscoli abbassatori”.
“Le tecniche di biostimolazione e bioristrutturazione, sia quelle che utilizzano molecole bioattive come l’acido ialuronico e l’ampio gruppo delle molecole collageniche, o tramite mezzi chimici come i peeling e fisici come gli energy based device (Radiofrequenza, Ultrasuoni Focalizzati, fonti luminose), il Needling, solo per citare alcuni dei trattamenti più noti, coadiuvano il recupero dei danni strutturali dell’aging o ne rallentano l’espressione”.
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