I criteri di “concorrenza” possono essere applicati anche nel campo dell’accreditamento per studi ed ambulatori odontoiatrici
E’ quanto indica il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana che con una ordinanza cautelare ha sancito il principio legittimo di “attualizzazione” dei criteri di valutazione rispetto alla programmazione del fabbisogno, fermo restando il tetto di spesa massimo.
Il CGA era stato chiamato in causa dal titolare di uno studio odontoiatrico di Agrigento che si era visto rifiutare dalla locale ASP la domanda di accreditamento sostenendo che per la branca di odontoiatria “sarebbero già state contrattualizzate in Provincia di Agrigento ben 42 strutture odontoiatriche e che, dunque, non sussisterebbe l’esigenza di nuove strutture”.
Secondo i legali dell’odontoiatra, che citano la giurisprudenza in materia, l’amministrazione pubblica non può rivolgersi a tempo indefinito solo ai soggetti che per anni hanno avuto accesso al mercato e fare riferimento solo al criterio della spesa storica che avvantaggia solo coloro che operano in un mercato chiuso all’accesso di nuovi operatori, poiché, fermo restando il tetto massimo di spesa, la ripartizione dei budget tra i soggetti accreditati dovrebbe essere operata in base a criteri idonei a garantire condizioni di parità tra i soggetti.
“L’Intesa Stato-Regioni del 20 dicembre 2012 ha sancito una nuova revisione della normativa sull’accreditamento, recepita dalla Regione Sicilia con il Decreto Assessoriale n. 319 del 2 marzo 2016”, spiega ad Odontoiatria33 Andrea Tuzio (nella foto), esperto di normativa in tema di autorizzazioni ed accreditamento sanitario e consulente OMCeO Roma.
“L’accreditamento –continua- dà vita ad una vera e propria ‘concessione di pubblico servizio’ che si inquadra in un’attività di programmazione regionale e pertanto di natura discrezionale, cui spetta di stabilire il fabbisogno quantitativo di prestazioni necessarie per garantire i livelli essenziali di assistenza, al contempo, contenere la spesa. L’accreditamento costituisce l’idoneità ad erogare prestazioni per conto del SSR, ma solo attraverso un successivo accordo contrattuale, l’operatore si accorda con la Regione per le prestazioni che può erogare e le risorse pubbliche, le tariffe e il volume massime di queste”.
Ai fini pratici, continua il consulente OMCeO Roma l’accreditamento (normato dall’art. 8-quater del D.Lgs. 502/1992 e s.m.i) è rilasciato “alle strutture autorizzate, pubbliche o private, ed ai professionisti (autorizzati all’esercizio) che ne facciano richiesta, subordinatamente ai requisiti ulteriori di qualificazione, alla loro funzionalità rispetto agli indirizzi di programmazione regionale e alla verifica positiva dell’attività svolta e dei risultati raggiunti”.
In sostanza, l'accreditamento è condizione per esercitare attività sanitarie “per conto” del servizio pubblico e la permanenza dei requisiti, ulteriori diversi da quelli di autorizzazione all’esercizio, è soggetta a verifica periodica: “l’accreditamento ha quindi una durata o validità limitata ed è soggetto a rinnovo” ricorda Tuzio aggiungendo: “E’ pur vero che le scelte del SSN hanno determinato che in Italia si sviluppasse un modello di assistenza odontoiatrica prevalentemente privatistico, dove il costo dei trattamenti è prevalentemente a carico del cittadino. Quelle odontoiatriche sono nella gran parte dei casi prestazioni extra LEA. Il nuovo nomenclatore della specialistica ambulatoriale (DPCM 12.1.2017), per le prestazioni odontoiatriche ha, infatti, identificato i beneficiari e le prestazioni erogabili soltanto nei minori tra 0 e 14 anni e le persone con vulnerabilità sanitaria e sociale”.
La decisione del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, sancendo il venir medo dei criteri di valutazione rispetto alla programmazione del fabbisogno fermo restando il tetto di spesa massimo di fatto, spiega il dott. Tuzio, “consente la ripartizione del budget tra i soggetti accreditati che deve, pertanto, essere operata in base ad appositi criteri idonei a garantire condizioni di parità tra soggetti, a prescindere dal fatto che essi abbiano o meno sottoscritto in precedenza un contratto e senza distinzione alcuna tra studi professionali e ambulatori”.
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