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15 Settembre 2007

"Speaker's corner" - Facciamoci il Fondo

di Cosma Capobianco


Sono diversi i “fondi” che un dentista può farsi, almeno in teoria: sicuramente “neri” per la fantasia popolare, quotidianamente “un fondo così” per tutti quelli che lavorano bene, più raramente un fondo pensione “chiuso” o di categoria. Per i primi non vi è garanzia di uguali rendimenti per il futuro, il secondo, invece, renderà sempre; del terzo parliamo con Claudio Capra, classe di laurea 1979, uno studio a Lugo di Romagna, terra di buone forchette e grandi passioni, e un incarico di responsabilità nel fondo pensione finora riservato ai dentisti e da poco aperto a tutti i medici.

Come sei arrivato al Consiglio di Amministrazione e alla Vice-Presidenza di FondoDentisti?
Nel 1996 ero dirigente Andi e venni subito a conoscenza del progetto di creare un fondo di previdenza integrativa. Con alcuni colleghi, tra cui Luigi Daleffe, Oscar Carli, Renato Naldini, Dario Caselli e altri, molto entusiasmo e tantissimo lavoro, nel 1999 ottenemmo il riconoscimento dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Oggi siamo orgogliosi di essere stati i primi e tuttora il nostro è l’unico fondo riservato a liberi professionisti (ricordo che i dottori commercialisti ed i consulenti del lavoro non ci sono riusciti…). Da allora sono sempre stato rieletto con la carica di Vice Presidente. 

A 10 anni dalla nascita, nonostante la pletora di dentisti e in particolare di liberi professionisti, FondoDentisti non riesce a decollare: disinteresse, mancanza di comunicazione, o che altro?
Il discorso è interessante e complesso. Per prima cosa i politici hanno sempre riconosciuto la necessità della previdenza integrativa, ma poco o nulla hanno fatto per incentivare concretamente il “secondo pilastro” della pensione (il primo è quello della previdenza obbligatoria che ormai tutti sanno non poter garantire una qualità di vita pari a quella goduta durante il lavoro). Secondariamente, l’Andi, dopo un notevole sforzo iniziale, ha forse sottovalutato la necessità di continuare a destinare risorse per la diffusione del fondo, che non ha mai avuto promotori o venditori e va detto pure che per incomprensibili motivazioni anche all’interno del sindacato parecchi colleghi hanno remato contro; ne è prova la diffusione a macchia di leopardo, da nord a sud, degli aderenti a FD. Infine, con le quote annuali il fondo è riuscito, sebbene con crescenti difficoltà, a soddisfare tutti i numerosi e sempre maggiori adempimenti e obblighi legislativi, ma nulla abbiamo potuto destinare alla “propaganda”. Molti colleghi, soprattutto i giovani che potrebbero trarre più vantaggio da questa forma di previdenza a lungo termine, non ne hanno sufficiente conoscenza. Ecco perché FD ha solo circa 3.000 aderenti su più di 50.000 dentisti in Italia.

Ci puoi spiegare allora la “rifondazione” da FondoDentisti a FondoSanità?
Abbiamo colto l’opportunità di crescere, salvaguardando tutti i requisiti, i privilegi e la sicurezza degli attuali aderenti, grazie al nostro impegno e alla collaborazione dei vertici Andi e Enpam. Col nuovo Fondo Sanità, aperto a tutti gli iscritti all’Enpam, avremo la possibilità ed i mezzi per fare conoscere a tutti i colleghi del comparto sanitario i vantaggi di adesione al nuovo fondo. Per chi ha già aderito, che ringrazio per la fiducia, rimane la sicurezza di una gestione sicura ed ottimale per gli aumentati volumi, le commissioni sempre più basse e vantaggiose e le spese rigidamente contenute, caratteristica riconosciuta a FondoDentisti sin dalla sua nascita. Qualcuno ha detto: “Quando fai qualche cosa, hai contro tutti quelli che fanno la stessa cosa… hai contro tutti quelli che fanno il contrario… hai contro tutti quelli che non fanno niente”. Io sono molto sereno e so che abbiamo fatto qualcosa che col tempo tutti riconosceranno ed apprezzeranno.

E questo è anche il nostro augurio: facciamoci il fondo da soli perché non ce lo faccia qualcun altro a spese nostre.


GdO 2007; 12: 1, 15

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