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20 Luglio 2018

L’invecchiamento della popolazione deve fare rivedere il modo di organizzare l’assistenza

Anche dal punto di vista odontoiatrico, spiega la professoressa Viviana Ardizzone


La popolazione italiana, in continua crescita negli ultimi cento anni, oggi diminuisce, e al contempo invecchia, più velocemente che mai: nel 2050 saremo due milioni e mezzo in meno, come se la città di Roma sparisse dalla Penisola. Ma il dato ancor più rilevante è che gli over65, oggi un quarto della popolazione, diventeranno più di un terzo, vale a dire 20 milioni di persone, di cui oltre 4 milioni avranno più di 85 anni. Questi sono alcuni dei dati emersi dalle proiezioni sociodemografiche e sanitario-assistenziali al 2030 e al 2050 elaborate dall'Istat per Italia Longeva - Rete nazionale sull'invecchiamento e la longevità attiva, e presentate al ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell'assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care.

L'aumento della vita media causerà l'incremento di condizioni patologiche che richiedono cure a lungo termine e un'impennata del numero di persone non autosufficienti, esposte al rischio di solitudine e di emarginazione sociale. “I dati presentati si riferiscono a semplici proiezioni della situazione attuale” avverte il presidente dell'Istat, prof. Giorgio Alleva “e pur non trascurando un rilevante margine di incertezza, non vi è dubbio che il quadro prospettico sollevi una questione di sostenibilità strutturale per l'intero Paese”.  Nei prossimi dieci anni 8 milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave: ipertensione, diabete, demenza, malattie cardiovascolari e respiratorie.

"Curarli tutti in ospedale" commenta Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva "equivarrebbe a trasformare Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze in grandi reparti a cielo aperto. È evidente, quindi, che le cure sul territorio non rappresentano più un'opzione, ma un obbligo per dare una risposta efficace alla fragilità e alla non autosufficienza dei nostri anziani, che si accompagnerà anche a una crescente solitudine. Le stime Istat per Italia Longeva ci dicono che, nel 2030, potrebbero arrivare a 4 milioni e mezzo gli ultra 65enni che vivranno da soli, e di questi, 1 milione e 200mila avrà più di 85 anni".

Il potenziamento dell'assistenza domiciliare e della residenzialità fondata sulla rete territoriale di presidi sociosanitari e socioassistenziali, ad oggi ancora un privilegio per pochi, con forti disomogeneità a livello regionale, non è più procrastinabile anche in funzione di equilibri sociali destinati a scomparire, con la progressiva riduzione di persone giovani all'interno dei nuclei familiari.  Se oggi ci sono 35 anziani ogni 100 persone in età lavorativa, nel 2050 ce ne saranno quasi il doppio: 63.

“Le famiglie - commenta ancora Bernabei - pilastro del nostro welfare, saranno sempre meno numerose, pertanto i servizi sociosanitari, che già oggi coprono solo un quarto del fabbisogno, dovranno essere integrati sempre più dal supporto di badanti, da nuove forme di mutualità e, probabilmente, da un ritorno allo spirito di comunità”.

 In questo quadro anche l’assistenza odontoiatrica è un fattore da considerare con attenzione, assistenza che nella maggior parte dei casi si deve svolgere all’interno delle R.S.A. (Residenze Sanitarie Assistenziali, per anziani non autosufficienti)  “Una assistenza che spesso si basa sul mantenimento dell’igiene orale, sulla manutenzione dei dispositivi protesici e che viene spesso fatta a letto o nel bagno dell’anziano, sedute o in carrozzina  per le difficoltà motorie dello stesso o la mancanza di strutture attrezzate e dove l’igienista dentale ha un ruolo fondamentale”, dice ad Odontoaitria33 la prof.ssa dell’Università di Milano Viviana Ardizzone, responsabile del tirocinio degli studenti del CLID e della Laurea Magistrale nelle RSA , su incarico della prof. Strohmenger. “Il livello di igiene orale che tali pazienti praticano è spesso molto modesto, in quanto correlato alle loro capacità cognitive residue (valutate con l’indice geriatrico MMSE, Mini Mental State Evaluatione) e alla loro autonomia nelle attività di base della vita quotidiana (Indice di Barthel) e condiziona la loro vita di relazione , la loro alimentazione(MNA, Mini nutritional assesment)  in base alle funzioni masticatorie, al numero di denti residui  e il loro indice di massa corporea (BMI)e conseguentemente anche la salute sistemica”, continua la professoressa Ardizzone che indica un altro problema, quello della mancanza di preparazione degli operatori e di tempo assegnato allo scopo e di attrezzature specifiche. 

Pertanto “la maggior parte delle strutture non è preparata ad assistere i pazienti da questo punto di vista. L’aumento esponenziale della popolazione anziana dovrà indirizzare gli Igienisti Dentali verso il mantenimento dell’igiene orale dell'anziano strutturato e questo potrà e dovrà diventare una specializzazione con una nuova offerta professionale oltre che indispensabile risvolto sociale”.  

 
 

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