Il Regolamento Europeo sull’utilizzo dell’amalgama ha portato l’attenzione dei dentisti italiani sul separatore di amalgama, il sistema che consente di separare i residui di amalgama asportati con l’aspirasaliva per poi smaltirli. Il mercurio presente nell’amalgama, trasformandosi in composti di mercurio, diventa tossico (viene indicato che 1 g di mercurio basta ad inquinare 100.000 litri di acqua potabile) ed è per prevenire questo che il Parlamento Europeo ha deciso di normare i rifiuti di mercurio ed anche l’utilizzo dell’amalgama dentale. Il separatore d’amalgama funziona secondo il principio della centrifuga: sfruttando il maggiore peso specifico separa il mercurio dai liquidi ed il resto dei composti aspirati raccogliendoli in un apposito contenitore.
Non esistono dati precisi, ma stando ad alcune stime degli otre 45 mila studi odontoiatrici italiani sono pochissimi quelli dotati di questo strumento. Addirittura c’è chi indica nell’1% la percentuale di riuniti ai quali non serviranno interventi per risultare a norma.
Che tipo di intervento è necessario per adeguarsi?
“E’ difficile dare un’indicazione generale”, spiega ad Odontoiatria33 Marco Calosso- Product Manager Equipment di Bquadro Astidental. “Primo passaggio fondamentale è quello di valutare l’esistente, verificare la tipologia di riuniti ed aspirazione presenti nello studio e stabilire gli interventi da fare”.
In linea generale, continua Calosso, per adeguare il proprio studio alla normativa due sono le strade. La prima è quella di installare un separatore d'amalgama "centralizzato", ovvero sui motori aspiranti presenti in studio (dove possibile). “E’ il sistema più pratico in quanto attraverso un unico intervento si risolve il problema per tutti i riuniti in dotazione”.
Se invece il sistema di aspirazione presente non permette l’installazione del separatore di amalgama, l'unica soluzione è quella di applicare il separatore d'amalgama al singolo riunito, sia dentro il riunito (se possibile) oppure all'esterno dello stesso. “Da ricordare - continua Calosso - che la norma impone chiaramente la separazione dell’amalgama non solo sul materiale aspirato ma anche su quanto proveniente dalla bacinella: sarà quindi necessario convogliare il tutto verso il motore aspirante (tramite l’inserimento di una valvola di drenaggio) che provvederà alla corretta separazione dell’amalgama indipendentemente dalla provenienza”.
“Le criticità dipendono quindi sia dalla tipologia di motore aspirante che dai riuniti utilizzati”.
Sulla complessità dell’intervento Calosso rassicura. “Ripeto, dipende dalla situazione iniziale dello studio ma anche nei casi più critici lo studio non è costretto ad interrompere l’attività, salvo il caso in cui abbia un solo riunito, ma anche in questa circostanza l’intervento si risolve in poche ore”.
Sui costi Calosso non si sbilancia, si può spendere da qualche centinaia di euro nelle situazioni più favorevoli e in presenza di un solo riunito, fino a qualche migliaia di euro per adeguare situazioni più complicate in strutture complesse.
“Ricordo ancora che tutte le componenti necessarie all’adeguamento del proprio studio odontoiatrico possono usufruire delle agevolazioni fiscali del maxiammortamento del 130%”, conclude Calosso.
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