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09 Gennaio 2020

Detrazioni solo con strumenti tracciabili: le reazioni di AIO ed ANDI

Il presidente Fiorile annuncia un lavoro comune tra Sindacati e CAO per fare apportare le modifiche a quanto stabilito nell’ultima Finanziaria


La norma che non consente ai pazienti di detrarre le fatture delle prestazioni sanitarie pagate in contanti, ma solo negli studi privati, non piaceva quando il Governo l’ha proposta e tanto meno piace oggi che è entrata in vigore a sindacati odontoiatrici, AIO ed ANDI, e neppure alla CAO come ha spiegato ad Odontoiatria33 il presidente CAO Raffaele Iandolo

AIO ANDI e CAO che, secondo quanto riferisce il presidente AIO Fausto Fiorile in una nota, starebbero studiando azioni comuni per cercare di fare modificare la norma. “Abbiamo intenzione di muoverci quanto prima in collaborazione con ANDI e CAO per apportare le modifiche a quanto stabilito nell’ultima finanziaria”, dice Fiorile.

Presidente AIO che ritiene la norma contenuta in Finanziaria “un errore politico che fino all’ultimo abbiamo sperato potesse essere scongiurato: chi paga il proprio Odontoiatra in contanti non può più detrarre le spese nell’imposta sui redditi. La disposizione restringe la platea di chi fruisce della detrazione del 19% e va nella direzione opposta dell’aumento della detraibilità che Associazione Italiana Odontoiatri auspica da ormai un lustro per avvicinare le famiglie italiane alle cure odontoiatriche”. Fiorile ritiene necessario invertire la rotta e che la strada giusta da percorrere sia quella che l’Associazione indica da tempo “un aumento della detrazione al 39 e 55% in casi particolari (interventi di prevenzione e cure precoci nei pazienti in crescita) per costruire una continuità di cura tra odontoiatra e paziente nel nostro Paese dove l’odontoiatria non è coperta che in casi residuali dalla sanità pubblica”. 

“In Parlamento –ricorda Fiorile- a fine 2016 AIO evidenziò la relazione tra aumento delle detrazioni ed effetti positivi sulle tasche degli italiani, nonché sullo sviluppo del settore odontoiatrico e sulle relative entrate fiscali. Da quest’anno invece di riprendere il confronto andiamo ad aggravare le disparità, è assurdo!” 

Sulla stessa linea è anche il presidente ANDI Carlo Ghirlanda che sul sito Associazione scrive: “Qualsiasi sia la ratio del provvedimento esso è di fatto un atto contro il cittadino. Si tratta di una scelta politica sbagliata che introduce ulteriori costi per ognuna delle figure coinvolte e che già si preannuncia inapplicabile, discriminativa e penalizzante per molta parte della popolazione, della quale sarà principalmente colpita quella parte di essa che da sempre preferisce l’uso del contante al mezzo elettronico, con il quale non ha confidenza né fiducia. Inoltre questo provvedimento si unisce alla limitazione dell’uso del contante, una misura da tempo ritenuta tanto inutile quanto ingiusta, ma incredibilmente e nuovamente riproposta”. 

ANDI che aveva, nel novembre scorso, inviato una nota a tutti i componenti della 5° Commissione permanente al Senato, della 6° Commissione Finanze e Tesoro, nonché a tutte le corrispondenti Commissioni presso la Camera dei Deputati, dove si evidenziavano le problematiche derivanti dalla non detraibilità fiscale per i pagamenti eseguiti in contanti, specialmente per piccoli importi e per le fasce più anziane della popolazione. 

“Come ANDI –continua la nota- denunciamo con forza l’irragionevolezza di tale norma, insieme alla discriminazione che si determina nell’ambito delle prestazioni di servizi professionali e all’interno della stessa categoria medica ed odontoiatrica, tenuto conto che le prestazioni sanitarie erogate da strutture pubbliche o da strutture private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale non sono assoggettate a tale limitazione”. 

ANDI che auspica, “non essendo allo stato possibile esperire alcun ricorso contro la legge di bilancio, che il Governo ponga in atto un pronto ripensamento e una sospensione dello specifico provvedimento, riservandosi comunque di valutarne le procedure attuative e di attuare di conseguenza ogni azione idonea a riallineare l’erogazione delle prestazioni sanitarie odontoiatriche al regime vigente per le altre professioni.”

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