Ancora dubbi su come poter gestire i collaboratori se lo studio risulta chiuso per l’emergenza da COVID-19. Il parere ed i consigli del Consulente SIASO
Tra i dubbi degli odontoiatri in questo momento di chiusura, consapevole ma forzata, degli studi quella della gestione del personale. Ad aiutarci a capire le possibilità è Maria Carla Brambini, consulente SIASO. “Capisco che i datori di lavoro, così come i lavoratori e le lavoratrici vogliano subito delle risposte chiare, ma purtroppo non è ancora possibile darle, il Decreto “Cura Italia” ha introdotto nuove disposizioni da interpretare mentre altre, prima di essere operative, necessitano di circolari oltre ad accordi sindacali regionali”.
Cerchiamo comunque di fare il punto sulle possibilità che il datore dello studio odontoiatrico ha, rimandando ad un confronto con i propri consulenti, dando per scontato che la maggior parte delle ASO impiegate negli studi odontoiatrici non possono utilizzare le agevolazioni definite dallo Smart Working, se non quelle adibite al lavoro di segreteria, se possibile organizzarlo.
Quarantena forzata
“Per i lavoratori costretti alla quarantena forzata, quella imposta o certificata dall’autorità sanitaria, la gestione è più semplice”, dice la consulente SIASO: “questi sono considerati come se fossero in malattia”.
Ferie
Mettere in ferie i lavoratori se lo studio è chiuso è la soluzione attualmente consigliata in attesa che vengano chiarite le modalità per fruire della Cassa integrazione o della Cassa integrazione in deroga.
“La fruizione delle ferie è un diritto dei lavoratori”, ricorda la consulente SIASO aggiungendo, però, “che il periodo di godimento delle stesse viene definito dal datore di lavoro, nell’esercizio del proprio potere di organizzazione, tenendo conto delle esigenze dei dipendenti e garantendo un congruo periodo di preavviso tra l’assegnazione e la fruizione delle stesse. In alcuni contratti collettivi, tale attribuzione è sottoposta alla previa consultazione con le rappresentanze sindacali che in questo periodo può avvenire anche in forma telematica”.
Discorso diverso per le ferie forzate, ovvero quelle non ancora maturate dal lavoratore. In questo caso il datore di lavoro non può imporne la fruizione al dipendente e che quindi sarebbe opportuno stipulare un accordo sindacale in merito. A tal fine SIASO ha predisposto un modulo a disposizione a questo link.
Congedi ordinari, parentali, maternità
Sono possibili per quanto previsto dalle norme tenendo conto delle limitazioni del caso, anche in termini di riduzione dello stipendio.Il Decreto “Cura Italia” ha previsto un Congedo parentale straordinario alternativamente ad entrambi i genitori, per un totale complessivo, ad oggi, di 15 giorni. L’importo del congedo straordinario è pari al 50% della retribuzione, ed è concesso per i genitori con figli fino al 12 anni. Il congedo viene richiesto dal datore di lavoro ma si devono attende indicazioni dall’INPS, che erogherà l’assegno. In alternativa è prevista l’erogazione di un bonus di 600 euro per l'acquisto di servizi di baby-sitting.
Ammortizzatori sociali
“E’ decisamente la parte su cui, al momento, è più difficile dare indicazioni certe”, ammette la consulente SIASO, aggiungendo, “almeno per gli studi di piccole dimensioni con meno di 5 dipendenti”.
Più chiaro per quelli con più di 5 dipendenti che hanno sospeso la propria attività per via dell’emergenza coronavirus. Questi possono presentare domanda di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per un primo che va dal 23 febbraio 2020 (o data successiva) per una durata massima di nove settimane comunque entro il mese di agosto 2020. L’importo erogato è pari all'80% della retribuzione per le ore non lavorate. La domanda deve essere concordata con le sigle sindacali dei lavoratori, può essere presentata telematicamente.
Se i sindacati entro tre giorni lavorativi non rispondono si può presentare domanda. “Il consiglio è nuovamente quello di affidarsi ad un consulente”, dice Maria Carla Brambini. La domanda, in ogni caso, deve essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività̀ lavorativa.
Per gli studi con meno di 5 dipendenti il Decreto “Cura Italia” prevede la possibilità di richiedere la Cassa integrazione in deroga che, però, deve essere regolamentata da accordi tra Regioni e sindacati. Ad oggi solo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno già deliberato prevedendo ammortizzatori sociali che, però, variano a seconda se lo studio si trova nelle “zone rosse” indicate dal DPCM del 1 marzo o nel resto della regione.
“La Cassa integrazione in deroga può essere concessa solamente ai lavoratori che hanno esaurito ferie e permessi previsti al 31 dicembre 2019”, ricorda la consulente SIASO che aggiunge.
“Sia per la Cassa integrazione ordinaria che per quella in deroga i fondi non sono illimitati e saranno concessi fino al loro esaurimento ai primi che hanno presentato domanda”. “Ancora una volta –conclude- consiglio di valutare con il proprio consulente del lavoro il da farsi. Il rischio di presentare una domanda che poi venga rigettata per problemi burocratici con la conseguenza che ci si potrebbe trovare non più in tempo per ripresentarne una nuova”.
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