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29 Aprile 2020

Fase 2, Fnomceo: integrazione tra assistenza sul territorio e ospedaliera

Anelli scrive al Ministro Speranza: è il momento di una visione illuminata, per rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale, puntando anche sui ''medici sentinella''


Integrazione tra assistenza ospedaliera e assistenza sul territorio e tra le diverse competenze professionali dei medici e degli altri professionisti della sanità; questo è il focus della proposta scaturita dall'ultima riunione del Comitato centrale, organo di governo della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo). 
Una proposta che il presidente Fnomceo Filippo Anelli ha voluto presentare in forma di lettera al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini

"È di tutta evidenza, che oggi l'obiettivo prioritario sia quello di una assoluta, capillare sorveglianza epidemiologica che consenta di tenere sotto controllo e trattare adeguatamente eventuali focolai dovessero nuovamente manifestarsi a livello territoriale, anche al fine di evitare un nuovo ricorso al lockdown - rileva Anelli nella lettera -. L'esperienza vissuta ha dimostrato che, nella gestione della Fase 1, l'assenza di questo anello nella catena assistenziale ha determinato effetti gravissimi; ed è questo un errore che, a nostro avviso, non dovrà ripetersi". 
"Il nostro Servizio sanitario nazionale ha fatto fronte all'ondata pandemica con scelte organizzative non sempre condivise che hanno finito per gravare principalmente sulla assistenza ospedaliera - argomenta Anelli -. Oggi bisogna imparare dagli errori per evitare di ripeterli. La prevenzione ed il monitoraggio del territorio è lo strumento per individuare tempestivamente nuovi focolai. Questa attività deve essere svolta grazie ad una capillare ed efficiente rete di medici di medicina generale e di pediatri di libera scelta che insieme agli specialisti ambulatoriali, interni ed esterni, coprono efficacemente tutto il territorio nazionale e costituiscono la prima linea in termini sanitari. Sono questi i cosiddetti 'medici sentinella' che in un contesto come l'attuale, in piena sinergia dovrebbero costituire il primo fattore strategico di difesa contro il ritorno e la ripresa del virus, in collaborazione con il dipartimento di prevenzione e coadiuvando i medici ospedalieri nella loro attività di assistenza, decongestionando le strutture ospedaliere". 
"L'obiettivo di impedire la ripresa del necessita, a nostro avviso, di incisiva sorveglianza sul territorio. Dovrà essere superata una visione parcellizzata della professione per definire piuttosto un modello di sanità in cui ogni componente della Professione stessa dovrà essere parte attiva del processo di rinnovamento. La Fase 2 - conclude il Presidente - si dice sarà un periodo di convivenza con il virus; esperienze pregresse lo dimostrano, ma è questo il momento di non farsi trovare impreparati, non solo in termini di azioni strategiche ma anche in senso di garanzie e sicurezze dei cittadini e di tutti i professionisti sanitari". 

La soluzione per l'assistenza sul territorio però, non può che passare dall'infermiere di famiglia e di comunità, come precisa la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi). 
"Non servono nuove leggi e nuove programmazioni: tutte le soluzioni per la Fase 2 di Covid-19 sono nel Patto per la Salute 2019-2021, come l'infermiere di famiglia/comunità (Ifec), una figura che nel nostro Paese per ora è solo ufficiale sulla carta, ma non attuata ovunque", scrive la Federazione in una nota ufficiale. 
"Se tale figura fosse già stata istituita avremmo avuto una rete adeguata per gran parte delle funzioni assegnate alle Usca che dovrebbero essere formalizzate già come micro-équipe medico infermieristiche". 
Il concetto di equipe territoriale diventa fondamentale per la fase 2, in quanto "dove l'infermiere di famiglia/comunità c'è si registra anche la riduzione dei tempi di percorrenza sul totale delle ore di attività assistenziale, passata anche dal 33% al 20% in tre anni, con un importante recupero del tempo assistenziale da dedicare ad attività ad alta integrazione sociosanitaria. Senza dimenticare - conclude la nota - la promozione di un rapporto di maggiore fiducia tra infermiere e cittadino, dovuta a una più rilevante prossimità e una migliore offerta assistenziale che va oltre la prestazione erogata, verso una dimensione sociale e relazionale che migliora la qualità di vita dei cittadini".

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