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16 Giugno 2021

Covid: ecco quando inizia a ridursi il rischio di decesso dopo essere stati vaccinati

La vaccinazione ha portato a una notevole riduzione del rischio di morte. Il punto nel rapporto Istat-Iss


Il rischio di decesso per Covid si riduce del 95% a partire dalla settima settimana dopo la somministrazione della prima dose di vaccino. Lo rivela il nuovo rapporto Istat-Iss sull'incidenza della pandemia in Italia. Analizzando il primo quadrimestre del 2021, il documento spiega che "la vaccinazione ha portato a una notevole riduzione del rischio di morte a meno di due mesi dalla prima dose del vaccino". 

Rispetto al 2020 si è registrato un ulteriore calo in termini percentuali dei contagi registrati nella popolazione molto anziana (80 anni e più) e un abbassamento dell'età dei casi segnalati. "Questo - spiega l'Istat - è un segnale di come la campagna di vaccinazione, le raccomandazioni e la prevenzione messa in atto abbiano dato esiti postivi nel ridurre la trasmissione di malattia nella fascia anziana della popolazione, ma è anche una conseguenza dell'aumentata capacità diagnostica e delle attività di contact tracing".  

In particolare, il report segnala che alla data del 7 giugno 2021 in Italia sono state somministrate 38.178.684 dosi di vaccino per la prevenzione dell'infezione da Sars-CoV-2, con un totale di 13.028.350 di persone che hanno ricevuto il ciclo completo (24,01% della popolazione over 12 anni).  Il rapporto evidenzia una riduzione progressiva del rischio di infezione da Sars-CoV-2, di ricovero e di decesso.  

''La stima del contributo dei decessi Covid-19 alla mortalità generale conferma come l'impatto sia più marcato nel genere maschile. Si evidenzia inoltre come la fascia di età in cui si riscontra un'incidenza maggiore di decessi Covid-19 sui decessi totali sia quella 65-79 anni, in cui una morte su 5 è attribuibile al Covid-19'' sottolinea il Rapporto Istat, dal quale emerge anche come nel 2020 "il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso)''. Inoltre "nel mese di dicembre e nei primi mesi del 2021 l'eccesso di mortalità in Italia è stato al di sotto della media europea per poi risalire leggermente nel mese di marzo 2021".

"Un confronto internazionale, basato su dati ufficiali - si legge - è al momento possibile solo attraverso i dati pubblicati da Eurostat relativi all'eccesso di mortalità mensile dei paesi dell'Unione europea: l'Italia ha condiviso con la Spagna il primo drammatico incremento dei decessi a partire dal mese di marzo 2020. Tale incremento è comunque diminuito a partire dal mese di maggio 2020 fino al mese di ottobre quando si è verificata una nuova fase di rapida crescita dei decessi". 

''I confronti internazionali basati sul solo dato dell'eccesso - precisano gli esperti - hanno di per sé dei forti limiti in quanto non tengono conto della diversa struttura per età delle popolazioni. È solo attraverso la standardizzazione per fasce di età che si evidenziano le vere differenze in termini di mortalità fra paesi. Uno studio recente pubblicato sulla rivista British Medical Journal, che ha mostrato gli eccessi in diversi paesi standardizzando per età - ricorda il report - ha evidenziato che l'eccesso di mortalità nel nostro Paese è risultato inferiore a quello registrato in altri paesi Europei, tra i quali Spagna, Belgio e Regno Unito, e negli Stati Uniti''.

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