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09 Marzo 2022

Aio fa il punto sulle (auspicate) modifiche alla normativa sulla radioprotezione

Savini: non basta dire di voler fare, stiamo creando le condizioni per convincere il legislatore che quanto chiediamo non altera lo spirito della norma europea


“Egregio Direttore, a seguito dell'articolo sulle previsioni errate del decreto 101/2020 pubblicato sul suo quotidiano il 2 marzo u.s., speriamo che le nostre varie Associazioni chiedano al Ministero, nei 24 mesi previsti per le rettifiche del testo di recepimento della direttiva, di cancellare l'obbligo dell'annualità del CQ eliminando un errore evidente che la pubblicazione RP 136 (il cui riferimento è indicato dal decreto 101) prevede come triennale per gli apparecchi radiografici 2D”. 

Questo è il testo, copia incolla, che alcuni lettori (firmandosi) ci hanno inviato in questi giorni via mail. 

Sul tema della normativa sulla radioprotezione (101/2020), fin dalla sua entrata in vigore (agosto 2020), Odontoiatria33 ha dato notizia degli adempimenti previsti ed attraverso le voci degli esperti ha cercato di capire come lo studio odontoiatrico doveva muoversi. In questi mesi non sono mancati anche gli interventi che evidenziavano le criticità della sua fase applicativa. Tra queste quella del controllo annuale degli apparecchi radiografici. 

Per capire come le Associazioni si stanno muovendo, abbiamo interpellato il Segretario sindacale nazionale AIO Danilo Savini (nella foto). 

“Ovviamente il nostro lavoro a tutela della professione che anche noi dirigenti associativi esercitiamo è cominciato negli incontri con i referenti ministeriali nella fase di recepimento della normativa europea dove abbiamo esposto le nostre criticità, e non solo sulla questione della verifica annuale”, spiega ad Odontoiatria33 Savini che aggiunge: “fare presente purtroppo non garantisce che poi tutto venga accolto”.  “Alcune cose siamo riuscite ad ottenerle, per esempio in un primo tempo si voleva escludere dall’utilizzo della CBCT gli studi odontoiatrici, altre no”. 

“Si fa presto –continua- ad invocare, promettere, annunciare l’intervento legislativo per modificare la scadenza, molto più difficile è ottenerlo”, dice il segretario AIO. “Serve un lavoro di preparazione e di condivisione, non basta un parlamentare che presenta un emendamento ad hoc”, dice il Segretario AIO. 

Sulla specifica questione dei controlli annuali, Savini spiega che AIO ha subito interpellato il CED per realizzare una survey che consentisse di sapere con certezza come gli altri Paesi europei hanno legiferato in materia. “Il regolamento europeo da cui la 101/2020 nasce, invita gli Stati membri ad indicare la periodicità dei controlli, non definisce una scadenza precisa”.
Stando ai dati rilevati, i Paesi nei quali la verifica non è annuale come l’Italia sono: Germania (ogni 5 anni), Austria (ogni 4), Finlandia ed Ungheria ogni 2.  

Con questi dati, AIO si si rivolgerà ministeri competenti chiedendo in primo luogo quale e stata la ratio che ha portato il legislatore italiano ad indicare la scadenza annuale. “La norma –spiega Savini- consente allo Stato italiano di stabilire il controllo annuale, noi stiamo cercando di fare capire che per lo studio odontoiatrico, per l’utilizzo che ne fa di queste apparecchiature è una scadenza troppo ravvicinata, inutile, che la sicurezza dei pazienti e di noi operatori è garantita anche se il controllo è a 3 o 5 anni. Per farlo portiamo indicazioni precise, come le normative di recepimento degli altri Paesi e i dati forniti dalla comunità scientifica in materia”. 

Parallelamente all’interlocuzione ministeriale, conclude Savini, AIO sta lavorando con la politica per creare le basi per una rettifica legislativa oltre che per una vera e propria revisione della Legge, anche se quest’ultima, per il Segretario AIO, è più difficile da ottenere.   

 
 

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