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20 Giugno 2019

ANDI starebbe lavorando alla mappatura dell’abusivismo e del prestanomismo in Italia


Essendo una pratica illegale e svolta non certo alla “luce del sole”, è difficile sapere con esattezza quanti sono i finti dentisti ed i prestanome che operano illegalmente sul territorio italiano. Negli anni Sindacati e CAO hanno avanzato delle ipotesi, delle stime indicandone 10 mila. Gli unici dati certi sono quelli che il Comando Generale del NAS fornisce annualmente, anche se le percentuali indicate non sono statisticamente rappresentative, come aveva spiegato il Maggiore Umberto Geri, Comandante del N.A.S. di Bologna, intervenuto al convegno organizzato dalla CAO nazionale in Expodental Meeting. Il Comandante Geri ricordava che spesso i controlli sono su segnalazione, quasi a colpo sicuro, “noi ci muoviamo sulla base di indagini, di segnalazioni, individuiamo l’obiettivo attraverso un’attività d’informazione preventiva”. 

A quella del NAS si deve aggiungere, poi, l’attività della Guardia di Finanza e a volte anche quella della Polizia di Stato. 

Ora, sembrerebbe che ANDI voglia effettuare una mappatura del fenomeno, probabilmente proprio per cercare di dare dei dati sulla base di evidenze più reali. 

Ad anticiparlo è stato il Coordinatore del Servizio Studio ANDI dott. Roberto Calandriello, postando sulla propria pagina Facebook un commento alle recenti attività condotte dal Nas di Parma. Questo il post: “Troppi abusivi ancora in giro, e i numeri li sappiamo. Tra poco anche la mappatura. Il cappio si sta stringendo”.  

Per saperne di più, conoscere come verrà realizzata la mappatura, quando sarà terminato il lavoro e quali iniziative saranno prese, Odontoiatria33 ha interpellato l’Ufficio Stampa ANDI che ci ha spiegato che sull’argomento “non sono autorizzati a diffondere dati”. 

Probabilmente, ma sono nostre supposizioni, vista la capillarità di ANDI sul territorio, una parte importante del lavoro potrà essere svolta dai dirigenti provinciali. Un lavoro importante e impegnativo, certamente non semplice da realizzare ma che potrà, finalmente, consentire di capire la reale portata di un fenomeno che stando alle cronache, sembra essere tutt’altro che in diminuzione, nonostante l’inasprimento delle pene introdotto dalla Legge Lorenzin.  


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