Di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione e al rischio di un pesante deficit pensionistico, con la riforma di Lamberto Dini, è stata approvata dodici anni fa una legge previdenziale che, in maniera progressiva, introduce un nuovo metodo di calcolo delle pensioni: si tratta del sistema contributivo, grazie al quale l’assegno mensile erogato dall’Inps (o dagli altri enti previdenziali come l’Enpam, riservato ai medici e agli odontoiatri) verrà calcolato in base ai contributi versati dal lavoratore (e non più, come avviene tuttora per molti italiani, in proporzione all’ultimo reddito dichiarato). La pensione si anzianità sarà per i lavoratori dipendenti inferiore almeno del 50 per cento, fanno notare tutti gli esperti previdenziali; per i liberi professionisti (dunque anche per gli odontoiatri), che versano solitamente dei contributi più bassi rispetto ai lavoratori subordinati, l’assegno pensionistico rischia infatti di fermarsi al 30 o al 40 per cento dell’ultima retribuzione, sempre che la carriera lavorativa si fermi dopo 40 anni circa di attività.
In queste circostanze la prima cosa da fare è ciò che gli addetti ai lavori chiamano, in gergo tecnico, un check-up previdenziale, cioè una stima dell’assegno pensionistico che ognuno andrà a percepire durante la terza età.
La via da intraprendere, dicono gli esperti, è quella di aderire ai fondi pensione, destinando a questi prodotti finanziari, ogni mese e per 30 o 40 anni, una parte del proprio reddito o dei propri risparmi. Il denaro versato viene poi investito (da una compagnia assicurativa o da una società di gestione del risparmio) nei mercati finanziari: in azioni, se il contribuente è disposto ad affrontare gli alti e i bassi delle borse, oppure in bond (cioè in titoli a reddito fisso) per chi non vuole mettere a rischio il proprio capitale e preferisce andare sul sicuro.
Quali fondi conviene scegliere? La legge lascia a ciascuno la facoltà di aderire al prodotto che preferisce ma, a dire il vero, il consiglio che giunge dagli esperti è spesso quello di optare, quando è possibile, per i fondi chiusi, cioè quelli riservati a singole categorie. Anche gli odontoiatri ne hanno uno che si chiama Fondodentisti ed è aperto a tutti gli iscritti all’Ordine.
Le società che amministrano il patrimonio del Fondodentisti (che sono tre importanti istituzioni finanziarie come Deutsche Asset Management - Gruppo Deutsche Bank, Invesco e Azimut sgr) trattengono per sé una quota del patrimonio investito tra lo 0,08 per cento e lo 0,2 per cento, ben inferiore a quella applicata dalle banche e dalle compagnie di assicurazione, che hanno commissioni che partono almeno dallo 0, 5 per cento del portafoglio.
Bisogna ricordare che l’ammontare della rendita finale rimane un’incognita. E non solo perché non si può conoscere in anticipo il rendimento dei fondi pensione. Molti non sanno, infatti, che c’è un altro fattore determinante. Si tratta di un parametro (detto coefficiente di trasformazione) in base al quale gli intermediari e le compagnie assicurative convertono in rendita il capitale accumulato negli anni. Questo indicatore cresce o diminuisce in base all’età del pensionato e al sesso, visto che la vita delle donne dura mediamente di più. Chi ha 60 anni riceve dunque una pensione integrativa meno elevata di chi invece si congeda dal lavoro a 70 anni.
Quello che molti non sanno, però è che i coefficienti di trasformazione possono essere variati nel tempo, e quindi ridotti, se le aspettative di vita della popolazione crescono. Risultato: nel caso in cui, come è probabile, l’aspettativa di vita degli italiani crescerà, le rendite sotto riportate si assottiglieranno progressivamente. Senza contare, infine, un ultimo fattore: l’inflazione. Nell’ipotesi in cui l’inflazione rimanga stabile al 2.5 per cento circa, 44mila euro (3.600 euro al mese) incassati nel 2046 varranno quanto 16mila euro oggi (meno di 1.500 euro al mese).
GdO 2007; 7
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