È utilizzato da quasi vent'anni per scovare gli evasori, piccoli e grandi. E anche nel prossimo biennio il redditometro sarà uno dai cavalli di battaglia del fisco italiano.
Si tratta di un sistema che permette di accertare i redditi di tutti i contribuenti, analizzandone la capacità di spesa. Se, infatti, è vero (come certificano le statistiche) che i nostri connazionali consumano in media il 20% in più di quello che dichiarano all'erario, allora l'amministrazione finanziaria ha deciso di procedere alle vie di fatto: il patrimonio dei cittadini, i loro movimenti bancari e le loro spese abituali saranno passati ai raggi X, in modo da calcolare un reddito presunto e compiere degli eventuali accertamenti su chiunque risulti avere un tenore di vita incompatibile con le proprie entrate abituali.
Entro la fine del 2009, saranno effettuati ben 15mila controlli di questo tipo che saliranno addirittura a 35mila nel prossimo biennio, cioè prima del dicembre 2011.
I redditi presunti sono determinati con calcoli molto complessi che, per un contribuente medio, sono indubbiamente difficili da capire. Ciò che invece bisogna conoscere, per evitare brutte sorprese, è l'insieme di tutti i beni patrimoniali e di tutte le voci di spesa che sono di solito analizzate dal fisco attraverso il redditometro. Sotto i raggi X dell'amministrazione finanziaria passano in primo luogo gli oggetti di lusso, considerati come un “indice di benessere” del contribuente.
Gli autoveicoli e i motocicli, le residenze principali e secondarie, i camper e gli auotocaravan oppure gli aeromobili e i cavalli da corsa sono le principali categorie di beni censiti dal redditometro. Inoltre, sono analizzate le uscite di denaro abituali, sostenute ogni anno o addirittura ogni mese, come le rate dei mutui e dei prestiti, i canoni di leasing e persino le quote d'iscrizione a circoli esclusivi o a scuole private per i figli.
Se il reddito presunto, risultante da tutti questi elementi, supera di almeno il 25% l'importo dichiarato dal contribuente negli ultimi anni fiscali, scattano i controlli. L'amministrazione invita il cittadino a fornire chiarimenti su come riesce a sostenere un tenore di vita elevato. Se il contribuente non è in grado di dimostrarlo, allora sono ordinati ulteriori accertamenti per scovare eventuali pratiche di evasione.
Occorre ricordare che l'onere della prova, in questo caso, non spetta al fisco bensì al contribuente stesso. È quest'ultimo, infatti, che deve dimostrare di avere le carte in regola, cioè di non aver mai evaso le tasse benché le informazioni tratte dal redditometro facciano credere il contrario. Per questo, è bene che nessuno corra il rischio di trovarsi impreparato di fronte a un eventuale “richiamo” dell'amministrazione finanziaria.
Chi non ha nessuna “magagna” da farsi perdonare perché ha sempre dichiarato tutti i redditi sino all'ultimo centesimo, in teoria può dormire sonni tranquilli. In realtà, per scongiurare l'ipotesi di dover pagare ingiustamente, ogni cittadino dovrebbe conservare con cura tutti i documenti utili per difendersi. Per esempio, chi riesce a mantenere un elevato tenore di vita perché dispone di attività patrimoniali o finanziarie (magari ricevute in eredità) deve, all'occorrenza, renderle note al fisco durante le procedure di accertamento… Vanno dunque esibiti i certificati di proprietà di eventuali titoli del risparmio come i Bot, i Cct o i Btp, oppure gli eventuali contratti attestanti la compravendita di un determinato bene immobile che ha permesso al contribuente di godere di entrate straordinarie. Soltanto così i cittadini possono sviare da sé ogni sospetto e dimostrare in maniera cristallina che, senza aver nulla da temere, non vivono soltanto dei redditi riportati nelle ultime dichiarazioni fiscali (nella tabella in pagina, è disponibile una mini-guida sul funzionamento del redditometro e su come difendersi da eventuali accertamenti).
GdO 2009;16
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