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18 Novembre 2024

Va in Albania per le cure dentali e da 8 mesi è ricoverato in ospedale

La vicenda di un 37enne pugliese che ha subito l’asportazione di 20 elementi dentali per la sostituzione con impianti. Ricoverato prima a Tirana e poi a Bari, ecco la sua odissea


Albania

Si chiama Simone ed ha 37 anni, vive a Barletta e di professione fa il web designer. A raccontare la sua storia è il Corriere del Mezzogiorno. Simone, si legge, nel marzo scorso decide di andare in Albania per sottoporsi ad un intervento implantologico per ripristinare masticazione e sorriso.

A convincerlo una pubblicità che prometteva “grandi risultati a prezzi competitivi”, il 50% di quanto avrebbe speso in Italia e poi poco tempo, in pochi giorni sarebbe tornato con i denti nuovi. Sua madre, anni prima era stata in Albania per due protesi e si era trovata bene.

A raccontare al quotidiano come è andata è il fratello di Simone.

Alle 14 di quel giorno si sottopose all’intervento con l’asportazione di tutti i denti in una sola seduta e il contestuale inserimento degli impianti ad entrambe le arcate. Venti denti estratti tutti insieme. Gli somministrarono quattro anestesie gengivali ed una blanda sedazione generale senza effettuare esami preventivi, oltre che antibiotici, antinfiammatori, antidolorifici. Mia madre dall’altra stanza lo sentiva urlare. Simone era vigile, cosciente e soffriva. Dopo il trattamento, durato dalle 14 alle 18, tornò in camera nella stessa clinica dove aveva subito l’intervento. Simone, però, non riuscì neanche ad arrivarci nella stanza perché, dopo aver bevuto un sorso d’acqua, si sentì male, ebbe il primo arresto cardiaco al quale ne susseguirono altri tre”.  

Ad assistere Simone gli odontoiatri e poi i medici dell’Ospedale di Tirana “dove è stato trasportato e sottoposto ad un intervento di cardiochirurgia con l’applicazione di uno stent coronarico perché, dagli esami effettuati, era emersa anche una patologia congenita, ovvero una stenosi coronarica. È stato per otto giorni in rianimazione a Tirana poi, il 21 marzo, con un’aeroambulanza lo abbiamo portato al Policlinico di Bari nel reparto di rianimazione”.

“Ad inizio giugno –continua il racconto del fratello- è stato trasferito nel reparto di Malattie infettive a causa di un’infezione batterica contagiosa, la candida auris, che ha ritardato ancora di più la sua ripresa perché non ha potuto fare riabilitazione. Qui è rimasto fino al 27 settembre, giorno in cui abbiamo deciso di portarlo a San Giovanni Rotondo”.  

Oggi Simone èallettato e defedato, ma vigile. È però a rischio soffocamento per via di questa stenosi tracheale che non gli consente di bere, mangiare e respirare bene. Per questo sarà sottoposto a breve a un altro intervento”.   In questi mesi, dice al quotidiano il fratello di Simone, i medici della clinica odontoiatrica non si sono fatti sentire, la famiglia di Simone ha intrapreso un’azione legale ma, spiega il fratello, “abbiamo molti problemi legati al fatto che si tratta di un Paese che non fa parte dell’Unione Europea e alle difficoltà nel reperire i documenti dell’intervento”.

Unico supporto ricevuto, sia morale che logistico, conclude il fratello di Simone, “lo abbiamo avuto dal presidente dell’Andi di Bari-Bat, Fabio De Pascalis, e da Nicola Cavalcanti, presidente della Commissione Albo Odontoiatri di Bari”.   

   

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