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03 Aprile 2026

Iperammortamento 2026: professionisti esclusi dagli incentivi sui beni strumentali

Il decreto fiscale 38/2026 limita il beneficio alle imprese: Confprofessioni chiede un intervento urgente per ristabilire equità


Confprofessioni

L’Iperammortamento 2026 riapre il dibattito sull’accesso agli incentivi fiscali in Italia. Con l’entrata in vigore del decreto fiscale n. 38/2026, il beneficio per gli investimenti in beni strumentali viene riservato esclusivamente ai titolari di reddito d’impresa, escludendo di fatto i liberi professionisti.

Una scelta che ha sollevato forti critiche anche da parte di Confprofessioni, che denuncia una disparità di trattamento in contrasto con i principi del nuovo Codice degli Incentivi.

Anche AIO, a febbraio, aveva sollevato la questione. 

Una misura che esclude gli studi professionali

La normativa restringe l’accesso all’Iperammortamento alle sole imprese che investono in strutture produttive, lasciando fuori gli studi professionali, anche quando effettuano investimenti analoghi in beni strumentali.

Secondo gli addetti ai lavori, questa impostazione ignora il ruolo sempre più centrale dei professionisti nel sistema economico, soprattutto nel cosiddetto terziario avanzato, dove innovazione e digitalizzazione rappresentano leve strategiche.

L’esclusione appare ancora più rilevante alla luce del precedente rappresentato dal piano Transizione 5.0, che aveva già evidenziato criticità simili per il comparto.

Il nodo della disparità fiscale

Marco Natali, presidente di Confprofessioni, evidenzia una evidente incoerenza nel sistema degli incentivi. Secondo Natali, non è comprensibile che investimenti identici in beni strumentali possano essere trattati in modo diverso solo in base alla forma giuridica del soggetto che li realizza.

Il risultato è una disparità che penalizza gli studi professionali, limitandone la capacità di innovare e competere in un contesto economico sempre più complesso.

Contrasto con il Codice degli Incentivi

Uno degli aspetti più critici riguarda il contrasto con gli indirizzi del nuovo Codice degli Incentivi, che punta a garantire una maggiore equità nell’accesso alle misure di sostegno tra imprese e professionisti.

L’esclusione dei liberi professionisti dall’Iperammortamento sembra infatti andare in direzione opposta, mettendo in discussione il principio di parità di trattamento recentemente affermato.

Una contraddizione che rischia di indebolire la coerenza complessiva delle politiche fiscali.

Il rischio per innovazione e competitività

Limitare gli incentivi alle sole imprese industriali riflette, secondo Confprofessioni, una visione ormai superata dell’economia. Gli studi professionali rappresentano oggi un elemento chiave per la crescita del Paese, contribuendo in modo significativo all’innovazione, alla digitalizzazione e al supporto alle imprese. Escluderli dagli strumenti di incentivo significa rallentare questi processi e compromettere la competitività complessiva del sistema Italia.

La richiesta: un intervento correttivo immediato

Confprofessioni chiede quindi un intervento tempestivo per correggere la misura e ristabilire condizioni di equità. L’obiettivo è garantire che anche i liberi professionisti possano accedere agli incentivi per gli investimenti in beni strumentali, in linea con i principi del Codice degli Incentivi. In un contesto segnato da incertezze economiche e geopolitiche, assicurare pari opportunità tra imprese e professionisti diventa infatti una leva fondamentale per sostenere la crescita e la resilienza del sistema produttivo. 


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