I disturbi dell’eruzione dentale attraversano tutta la storia dell’umanità: già in Omero e in testi dell’antica India vi si trovano riferimenti e qualche secolo dopo, Ippocrate scrive un breve trattato sulla dentizione, osservando che i bambini soffrono di irritazione delle gengive, febbre e diarrea. Secondo il padre della medicina, tanto peggiori sono i disturbi tanto più forte sarà il bambino da grande, anticipando le idee darwiniane secondo cui sopravvivono solo i più adatti all’ambiente.
Alla medicina classica risalgono una serie di rimedi che rimasero in uso per secoli: dal latte di cagna al cervello di lepre a sostanze grasse vegetali e animali da usarsi per applicazione topica contro la dentitio difficilis. L’uso di strofinare le gengive con grasso animale si ritrova in uno scritto di un monaco tedesco risalente al 1429 che consiglia anche impacchi di camomilla mentre altri studiosi osservano che la dentizione è meno pericolosa se capita nei mesi freddi (quando non a caso le infezioni alimentari sono meno probabili).
Vengono consigliati anche rimedi non “farmacologici”, come appendere al collo un dente di vipera o di lupo o altri amuleti dall’età classica alle Fiandre del sedicesimo secolo. Nella stessa epoca un medico militare francese consiglia l’incisione preventiva delle gengive con un bisturi e dice di averne visto gli effetti positivi sui suoi figli.
La soluzione chirurgica rimane in auge a lungo: Joseph Hurlock, medico britannico, scrive nel 1742 un altro trattato sulla dentizione e consiglia di incidere sempre le gengive dei bambini a scopo preventivo. Nel secolo seguente, Marshall Hall insegna ai suoi studenti che è meglio incidere le gengive per niente piuttosto che fare rischiare la morte, visto che all’epoca si contavano a migliaia i bambini morti in seguito alla dentizione. Come si può notare, la semplice osservazione di un fenomeno che segue un altro porta all’affermazione di un legame causale: sotto questo aspetto gli indigeni dell’Africa non sono molto diversi dai medici di quei tempi che non avevano ancora assorbito la lezione di Francesco Redi.
Solo verso la fine dell’Ottocento si comincia a dubitare dell’utilità di questa forma di prevenzione: in un congresso della Medical Society of London, un medico afferma che è ora di seppellire bisturi e sanguisughe nella stessa tomba ma molti colleghi lo criticano. E così l’incisione preventiva viene raccomandata ancora per decenni, talvolta appoggiandosi a nuove teorie come quella dell’irritazione dei rami nervosi trigeminali. Negli articoli pubblicati in quegli anni su Dental Cosmos si leggono ancora cose terribili sui rischi connessi alla dentizione, considerata una delle principali cause di mortalità infantile. Ma voci critiche si levano sempre più forti e qualcuno comincia a pensare che la diagnosi di dentizione difficile sia solo un comodo paravento per mascherare pigrizia e ignoranza.
GdO 2009;18
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