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08 Febbraio 2010

Presidente Cao denuncia prestanome e il prestanome lo querela

di Norberto Maccagno


La vicenda del dottor Adriano Celato, presidente Cao di Trieste dal 2000 al 2008, evidenzia quanto sia difficile e paradossalmente rischioso fare il proprio dovere e quanto siano labili gli strumenti a disposizione dei presidenti provinciali dell’Albo degli odontoiatri, coloro che dovrebbero verificare sul territorio il corretto esercizio della professione da parte dell’iscritto e sanzionare gli illeciti.
Va detto che durante i suoi tre mandati in qualità di presidente provinciale Cao, il dottor Celato non si è mai tirato indietro: le Cao da lui presiedute hanno sospeso per un anno ben quattro iscritti e un altro iscritto per due anni, ma solo quest’ultimo ha creato problemi.
Questa la vicenda
Nell’aprile 2004 i Nas denunciano, per la seconda volta, un dentista che faceva lavorare nel suo studio due odontotecnici e lo comunicano all’Ordine dove è iscritto. La commissione dell’Ordine di Trieste apre un procedimento disciplinare nei confronti dell’iscritto sospendendo ogni provvedimento in attesa delle decisioni della magistratura penale. Nel gennaio del 2006 il Tribunale penale comunica all’Ordine la condanna dell’iscritto emessa nell’ottobre del 2005. L’Ordine riapre il procedimento disciplinare nei confronti dell’iscritto: dopo gli adempimenti procedurali del caso e l’esame di tutti i documenti necessari per dare una corretta e obiettiva valutazione, nel marzo 2006 la Cao ritiene l’iscritto colpevole dell’infrazione contestata e lo sospende dall’esercizio della professione, anche tenuto conto della recidiva, per la durata di due anni.
Il prestanome ricorre alla Cceps invocando una serie di presunte mancanze formali; la presentazione del ricorso fa scattare in automatico la sospensione della sanzione.
Ci vogliono 18 mesi perché la Cceps esamini il ricorso. Il 12 novembre 2007 la Cceps accoglie in parte il ricorso dell’iscritto e, come di norma, riduce la sospensione da 24 a 18 mesi. Praticamente un anno dopo (il 17 ottobre 2008), la decisione della Cceps viene depositata in segreteria. Il 10 novembre 2008 è notificata all’interessato e all’Ordine di appartenenza.
Dopo gli adempimenti di legge scatta l’interdizione all’esercizio professionale per 18 mesi. Fin qui tutto bene, o quasi. In realtà, i problemi per il dottor Celato, all’epoca ancora presidente in carica della Cao di Trieste, nascono nel dicembre del 2007 quando, durante un incontro con il comandante regionale dei Nas per il consueto scambio degli auguri di Natale, parlando del problema dell’abusivismo, illustra globalmente la situazione di Trieste, provincia di sua competenza; viene, quindi, ricordata la vicenda del prestanome scoperto anni prima.
Nella primavera del 2008, a seguito di un routinario controllo, i militari dell’Arma trovano il dentista al lavoro, contestano tale comportamento per poi scoprire che la Cceps non gli ha ancora comunicato l’esito del ricorso che, come detto, verrà notificato, con incomprensibile e ingiustificabile ritardo, solamente un anno dopo essere stato formalizzato.
Chiarita la questione, i Nas non contestano alcun reato al dentista che però, a sua volta, avvalendosi del diritto di conoscere il motivo della visita, querela il dottor Celato per abuso d’ufficio. Per questo il dottor Celato è stato costretto a subire un procedimento giudiziario penale che, nel marzo 2009, lo porta nelle aule giudiziarie comportando per lui il rischio di reclusione, qualora giudicato colpevole, da 6 mesi a 3 anni oltre al pagamento di eventuali risarcimenti. All’udienza preliminare il Gup assolve il dottor Celato perché “il fatto non costituisce reato” e, successivamente, motiva la sentenza con acute puntualizzazioni che, di fatto, sconsigliano il Pubblico ministero e il prestanome querelante di interporre appello. Trascorsi i termini di legge, la sentenza di piena assoluzione del dottor Celato diventa definitiva passando così in giudicato. Il dottor Celato non parla volentieri dell’accaduto, ma ci dice: “Penso che la mia vicenda indichi tutti limiti e i rischi che la carica di presidente Cao provinciale comporta. Sono molti i dati di fatto di cui ho dovuto tristemente prendere atto, di questi il più importante è che la componente odontoiatrica, negli ordini, conta poco, tant’è che ogni atto rivolto all’esterno è delegato al presidente dell’Ordine che ne è l’unico legale rappresentante; ne deriva che i presidenti Cao, all’interno degli Ordini, possono contare solo sul proprio prestigio e sulla propria credibilità personale proprio perché non rivestono alcun ruolo istituzionale.
La seconda condizione, la più deprimente, è che quando, per un qualsiasi motivo ordinistico, il presidente comincia a rappresentare un problema, viene rapidamente scaricato, magari, come è successo a me, con compiacenti pacche sulla spalla. È così che ho dovuto sostenere da solo l’intera vicenda giudiziaria, oltre a pagare di tasca mia l’avvocato che mi ha tutelato. La terza lezione che ho imparato è che non è importante fare, anzi, può essere pernicioso.
Importante è non fare, o meglio, far finta di fare; certamente il massimo consentito è di segnalare il presunto reato al presidente dell’Ordine il quale nel suo ruolo istituzionale, quindi di pubblico ufficiale, provvede a segnalare all’Autorità competente.”
Per dovere di cronaca, nel settembre 2009, i Nas sono tornati nello studio del prestanome sospeso e lo hanno nuovamente trovato a lavorare sui propri pazienti. Questa volta è scattata la denuncia. Ora il dentista, di fatto abusivo in quanto non abilitato, anche se solo temporaneamente, all’esercizio professionale, rischia pesanti sanzioni penali e pesantissime sanzioni ordinistiche.

GdO 2010;1

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