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11 Dicembre 2007

Tariffario Andi 2008. Un'imperdonabile leggerezza

di C. Guastamacchia


Rispondo cumulativamente alle lettere che mi sono pervenute in merito alla questione “tariffario-tempistica-nomenclatore” approvata dal vertice ANDI e parzialmente anticipata nell’articolo del Corriere della Sera domenica 25 novembre 2007. Indipendentemente dalla sostanza delle decisioni ANDI, quanto è accaduto si deve considerare frutto di una imperdonabile leggerezza per almeno tre ragioni.
1. In primo luogo il vertice ANDI, anche se può dichiararsi, un po’ disinvoltamente, di rappresentare obiettivi e interessi di tutti i suoi iscritti (circa 20.000), non può assolutamente pretendere di rappresentare obiettivi e interessi di tutti i dentisti italiani (circa 54.000).
2. In secondo luogo la pubblicazione di elementi molto rappresentativi delle suddette decisioni sulla rubrica “Salute” del Corriere della Sera del 25 novembre doveva implicare la conoscenza di un dato statistico fondamentale: pubblicare di domenica un articolo significa sottoporlo alla lettura privilegiata, perché festiva, di oltre un milione di persone. A tanto ammonta, infatti, il numero di lettori domenicali quando si moltiplichino per almeno il doppio le copie vendute di domenica (tra le 450.000 e le 500.000) e le si sommino a quelle lette via Internet. Questo significa dare in pasto del materiale incandescente ad un universo di cittadini impreparati, con conseguenze “esplosive” per tutti i dentisti italiani.
3. In terzo luogo l’entità delle remunerazioni e, soprattutto, le tempistiche suggerite, utilizzando un “nomenclatore” dalla terminologia spesso impropria, mettono un’arma pericolosissima in mano alle assicurazioni. Queste, infatti, possono ispirarsi ai criteri eterodossi e molto “creativi” approvati e pubblicati dal vertice ANDI per mortificare ulteriormente i già difficili rapporti del triangolo assicurazione-paziente-dentista.
Riassumendo: quanto pubblicato dal vertice ANDI doveva prima passare attraverso un vaglio molto raffinato, includente indiscutibilmente i vertici FNOMCEO e di altre associazioni rappresentative di diversi gruppi odontoiatrici. La mancanza di questa cautela ha provocato un diffusissimo malcontento, di cui le lettere da noi pubblicate non sono che una limitatissima punta dell’iceberg. Le conseguenze, purtroppo, saranno numerose e non tutte completamente prevedibili, mentre tutto questo, duole dirlo, accade per una imperdonabile leggerezza, priva dell’obbligatorio senso di responsabilità che doveva ispirare chi è leader di vasti ed importanti gruppi professionali.
Carlo Guastamacchia





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