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31 Ottobre 2009

Libero professionista in tempo di crisi

di Carlo Guastamacchia


Che la “crisi” esista anche per l’odontoiatria non c’è bisogno di dimostrarlo: lo toccano con mano, quotidianamente, anche i più distratti.
È molto importante, per un’analisi costruttiva, valutare:
punto 1) quali siano gli aspetti più significativi di questa crisi,
punto 2) quali siano gli operatori più colpiti da essa,
punto 3) quali, infine, possano essere le contromisure da porre in atto per cercare di superarla o, addirittura, per trarre vantaggio dalle opportunità offerte dalla crisi stessa.
Esaminiamo, in modo sintetico, questi tre punti, secondo l’angolo visuale che più interessa il nostro lettore medio: il libero professionista con studio monoprofessionale o associato. Primo punto. Gli aspetti più significativi sono rappresentati dall’intersecarsi dei seguenti fattori: a) la riduzione, in assoluto, delle disponibilità economiche dell’“utenza”, nonché un preteso, e ormai apparentemente indiscutibile (!?), diritto all’assistenza “pubblica”; b) l’aumentata propensione dell’utenza stessa verso scelte discrezionali, personali e private poco “sanitarie” e, specificamente, poco “odontoiatriche”; c) l’aumento delle offerte “low cost” (turismo odontoiatrico, accordi associativo-governativi, apertura di “supermarket del dente”…). Secondo punto. Gli operatori più colpiti da tutto ciò sono i liberi professionisti “puri”. Come tali intendo odontoiatri che lavorino nel proprio studio, alla poltrona, 30-40 ore la settimana (da molti lustri!) e non abbiano alcuna “dis-trazione” esterna. Qualunque odontoiatra che operi in sedi “pubbliche” o, a maggior ragione, nelle sedi di cui al precedente punto c), non può essere direttamente coinvolto e danneggiato dalla crisi, anzi, grazie a specifici meccanismi compensatori, può addirittura (momentaneamente) avvantaggiarsene. Terzo punto. Il libero professionista che lavora solo nel proprio studio, e vive solo del profitto che ricava dal proprio studio, ha un’unica arma per superare la crisi: la comunicazione. Dico questo per due motivi ben precisi.
In primo luogo, se ci si attiene davvero ai dettami di una corretta e moderna visione clinica, ogni paziente non può essere considerato in un’ottica “veterinaria”, ma deve essere accompagnato per mano verso l’alleanza terapeutica, che sarà raggiunta soltanto grazie a una “simmetria informativa”, frutto di precise tecniche comunicazionali. In secondo luogo, le sedi “low cost”, in tutto il mondo, sono scotomizzate riguardo alle tecniche comunicazionali: non le sanno praticare, le considerano un inutile peso rispetto alla “manualità”, che tendono a privilegiare in modo spropositato, ritenendola unica e assoluta fonte di profitto. Conclusione. L’attuale crisi, nel nostro campo, impone un aumento di competenza e una maggiore disinvoltura “ergonomica” nelle tecniche comunicazionali e relazionali.
Lasciamo al “low cost”, al turismo odontoiatrico e al “tempario”, di recente introduzione, il compito di gestire la crisi in modo dilettantesco e veterinario, e sfruttiamo le opportunità del momento per migliorare il contatto umano e informativo con i nostri pazienti: questa sarà l’arma vincente dell’insopprimibile e insostituibile libera professione. 



 
 

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