Come avevamo ipotizzato il ministro della salute Livia Turco in accordo con la conferenza Stato Regioni ha prorogato per sei mesi la fase sperimentale dell’Educazione continua in medicina in scadenza il 31 dicembre di quest’anno. La proroga consentirà lo svolgimento dei corsi e degli eventi formativi già accreditati, in attesa che vengano scritte le nuove regole. Per fare questo, ecco annunciata l’ennesima commissione, un comitato paritetico Governo-Regioni con il compito verificare e mettere a punto le nuove modalità per l’Ecm, con la consultazione delle professioni interessate.
Il Comitato centrale Fnomceo giudica questo comitato paritetico una “minestra riscaldata” e in una nota commenta: “Se non abbiamo equivocato i termini della questione - sottolinea la Fnomceo - siamo di fronte a una stantia riproposizione di visioni superate che, escludendo dal tavolo tecnico-politico le rappresentanze istituzionali delle professioni aventi, per specifiche previsioni di legge, il compito di promuovere la formazione e lo sviluppo professionale dei propri iscritti, oggettivamente configura un modello di formazione costruito a uso e consumo di apparati di governo regionali e ministeriali. Se così è - conclude la Fnomceo - si sta commettendo l’ennesimo grave errore sull’Ecm, sottraendo dignità, responsabilità e autonomia al mondo professionale: errore del quale non intendiamo essere corresponsabili.”
Se la Fnomceo rivendica il diritto di poter intervenire sull’organizzazione della futura Ecm, rimangono le considerazioni su come la formazione continua è stata organizzata in questi cinque anni. Un impianto burocratico con molte lacune organizzative, ma soprattutto privo di ogni reale controllo a partire da quello sui professionisti coinvolti, per verificare se realmente si sono aggiornati. I controlli sono avvenuti solo sulla carta, attraverso le autocertificazioni che portavano molti provider, delegati dalle aziende a organizzare gli eventi Ecm, a dichiarare che corsi puramente commerciali erano scientifici, ma anche a “gonfiare” le ore formative per ottenere più crediti e a chiudere un occhio sulla presenza in sala degli iscritti per tutta la durata dell’evento. Non si può pretendere di far rispettare una norma, anche solo sperimentale, senza indicare una sanzione per chi non la rispetta e senza verificare se l’evento è stato organizzato secondo quanto dichiarato.
Sulla carta l’impianto Ecm, con alcune correzioni, poteva anche essere ben ideato, ma è nella pratica che ha rivelato tutti i suoi limiti. Limiti dettati anche dal contesto in cui è stato imposto: ovvero quello della sanità italiana. Un sistema che impone principalmente allo Stato, lo stesso che ha ideato l’Ecm, di formare i suoi dipendenti per circa 2 settimane all’anno. Cosa possibile se ci fossero i fondi - visto che ai medici del Ssn, a differenza dei dentisti privati, l’aggiornamento lo paga l’Asl -; se inoltre ci fossero sostituti per chi impegnato in corsi e congressi; se ci fossero reali argomenti da giustificare le 150 ore di aggiornamento annuale del primario, ma anche del neo laureato.
Non saremo certo noi a ipotizzare quale sarà, se ci sarà, un futuro per l’Ecm. Probabilmente sarà legato più in generale al futuro delle professioni e di quelle sanitarie in particolare, per le quali è in atto un processo di riforma a cui l’on. Mastella sta lavorando. Dalle prime notizie pubblicate dai giornali si intravvedono tempi duri per gli Ordini ma soprattutto per i professionisti della sanità, sempre più equiparati a imprese. Una riforma che, volendo rincorrere concetti di liberismo, rischia di diventare solo un’abolizione di regole e di garanzie, sia per i professionisti che per i cittadini. Magari per un avvocato o un architetto potrebbe essere anche occasione di rinnovamento, un’opportunità: per una professione sanitaria decisamente meno, soprattutto per i pazienti. Tornando invece alla nostra Ecm non c’è che da aspettare. Aspettare, con trepidazione, le proposte della comitato paritetico.
Nel frattempo la consolazione per coloro che hanno in questi anni raccolto i crediti indicati può essere quella che certamente frequentare corsi e congressi male non ha fatto. Ma siamo sicuri che questo già lo si sapeva, anche perché coloro che in questi anni hanno investito tempo e soldi per l’aggiornamento erano gli stessi che si aggiornavano anche quando l’Ecm non c’era.
GdO 2007; 17
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