Negli ospedali italiani ci sono più sacerdoti che dentisti. Il dato contenuto nel Rapporto della Direzione statistica del ministero della Salute indica che gli odontoiatri dipendenti del Ssn sono 163 mentre gli “assistenti religiosi” sono 417. La notizia ripresa da molti quotidiani e da autorevoli editorialisti ha fatto riemergere la carenza dell’odontoiatria pubblica in ambito odontoiatrico. In realtà è sbagliato indicare quel dato come il numero complessivo degli odontoiatri pubblici.Lo precisa anche lo stesso ministro della Salute che, attraverso una lettera al Corriere della Sera, in risposta a un ironico editoriale sul tema di Gian Antonio Stella, indica i numeri reali, o presunti tali, dell’odontoiatria pubblica.
Il ministro ricorda come il numero di odontoiatri indicato nel rapporto sia esclusivamente quello dei laureati in odontoiatria dipendenti del Ssn. E non fatichiamo a credetegli visto che ci risulta che in questi ultimi 30 anni, ma possiamo sbagliare,(da quando è stato istituito il corso di laurea in odontoiatria) ci siano stati solo 1-2 concorsi pubblici indetti per l’assunzione di odontoiatri come dirigenti di secondo livello. Il più importante fu quello dell’Asl A di Roma per 289 odontoiatri istituito nei primi anni 2000. Concorso bloccato da una valanga di ricorsi, visto che per “agevolare” l’assunzione di nuovi odontoiatri nel 1997 con il Dpr 484/97 venne approvata una norma che indicava che i concorsi fossero riservati ai laureati in possesso di diploma di specialità oggetto del concorso.
Tornando ai numeri, il ministro afferma che il personale medico complessivo operante nell’area odontoiatrica è di circa 600 unità. In totale i medici dipendenti del Ssn sono 105.652. A questi si aggiungono altri 3.000 dentisti, che svolgono la propria attività negli ambulatori pubblici territoriali e che hanno con il Ssn un rapporto di convenzione. Più altre centinaia di professionisti che lavorano nelle strutture private accreditate dal servizio sanitario per fornire un servizio pubblico ai cittadini.
Complessivamente, sostiene il ministro Turco, tra pubblico e privato accreditato e convenzionato il Ssn eroga ogni anno oltre cinque milioni di prestazioni odontoiatriche. Di queste più di un milione sono presso gli ambulatori situati all’interno degli ospedali e quasi quattro milioni e mezzo presso gli ambulatori extraospedalieri. Ciò detto, il ministro ammette che la sanità pubblica fa ancora poco per assicurare la salute orale ai cittadini. “è un problema che mi sono posta fin dall’inizio del mio mandato e più volte ho definito quella dei denti sani una questione di ‘classe’, come si diceva una volta.
Chi può si cura sempre e bene i denti. Chi non può, non sempre riesce ad avere le prestazioni adeguate dal servizio pubblico. Penso che dare la possibilità di un sorriso bello e in buona salute a tutti gli italiani sia un obiettivo importante; da mettere in agenda, valutando anche forme innovative e complementari di assistenza, attraverso fondi integrativi con tariffe e costi moderati.”
Tuttavia, sulla necessità di potenziare l’odontoiatria pubblica non ci sono dubbi da sollevare; sul fatto di permetterne l’accesso a tutti i cittadini italiani ci sembra una intenzione utopica, se non populista.
Con quali finanziamenti, con quali strutture, e personale? Stiamo parlando infatti di patologie che interessano quasi tutti i cittadini italiani.
Sempre più spesso, anche in dibattiti dedicati a operatori di settore, sentiamo autorevoli relatori indignarsi perché la cura dei denti è possibile solo per chi può permettersela. Costoro non dicono però come si può risolvere il problema.
La strada giusta è quella di concentrare i finanziamenti verso l’assistenza odontoiatrica alle persone socialmente deboli e potenziare la prevenzione individuando un modello di assistenza veramente sostenibile. La commissione per la revisione dei Lea sta da mesi lavorando per individuare le prestazioni, anche quelle odontoiatriche, da garantire a determinate fasce sociali.
C’è un aspetto che nessuno, commentando la vicenda del rapporto preti-odontoiatri, ha evidenziato: in realtà il ministero non conosce affatto quanti dentisti operano nel servizio sanitario pubblico, quanti riuniti sono disponibili, quante ore sono dedicate all’odontoiatria pubblica, quante e quali prestazioni erogate. A denunciarlo fu la commissione di esperti, composta da Aio, Andi, Fnomceo e Sumai, chiamata a suggerire un modello sostenibile per garantire i Lea. Oggi il ministero scopre questa lacuna e istituisce un gruppo di lavoro con il compito di reperire questi dati. In attesa che tutte queste commissioni producano qualche cosa di concreto e che finalmente gli ambulatori pubblici riescano a curare i denti del maggior numero di cittadini possibile, suggeriamo al ministro, vista la situazione di alcuni nosocomi italiani, di assumente, oltre a sacerdoti e suore, anche qualche mago o cartomante. Magari si riuscirà a prevedere se dalla maschera d’ossigeno esce ossigeno o qualche altro gas nocivo, oppure sarà possibile suggerire tre numeri buoni da giocarsi al lotto; così da poter a pagare la visita dal medico privato evitando i mesi di attesa necessari per farsi vedere da uno pubblico.
GdO 2007; 9: 1-3
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