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05 Settembre 2014

Test medicina ed odontoiatria, ora spunta il sistema "alla francese" corretto. Ma i dubbi rimangono


Ennesimo capitolo nella querelle sull'abolizione del test per l'accesso a medicina proposta dal ministro Giannini e ormai, pare, pressoché inevitabile. Sembra che dal dialogo tra ministro e rettori possa scaturire il compromesso del sistema "alla francese" corretto.

In pratica, invece, dell'accesso completamente libero al primo anno, ventilato a più riprese dal ministro, ma scartato dai rettori perché gli aspiranti alla laurea sarebbero in numero eccessivo, questi ultimi spingono per l'allargamento dei posti disponibili, con un quiz di ammissione comune al pacchetto di facoltà sanitarie e scientifiche che gravitano attorno a Medicina (Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie, Farmacia, Biotecnologie e Biologia). Il numero di posti disponibili sarebbe superiore ai 10mila di medicina, si parla di 50/60 mila posti. Superato il test si cominciano a studiare le materie comuni a tutte le facoltà in questione, per poi arrivare alla selezione vera e propria a fine semestre. Coloro che si piazzano entro i posti disponibili per medicina e le altre facoltà indicate come prima scelta potranno continuare a studiare in quella facoltà, gli altri si orienteranno verso le altre facoltà del gruppo.

In attesa che la matassa venga sbrogliata, continuano gli strascichi delle ammissioni con ricorso disposte dal Tar. Il presidente dell'Ordine dei medici di Napoli, una delle realtà con un numero maggiore di casi, parla di «confusione cronica» sottolineando come "iniziare l'anno accademico con un surplus di 2.000 studenti creerà molti problemi organizzativi e rischia di avere ricadute su un sereno svolgimento dell'attività didattica".

Un proposta che non sembra convincere neppure chi esercita la professione.

"Non vorrei che dietro la presunta iniquità del quizzone si celi la volontà di abolire il numero programmato, una cosa che produrrebbe un danno ai giovani". Spiega a Doctor33 Amedeo Bianco, presidente della FNOMCeO. «
"Non si sa ancora molto su come cambieranno le cose, ma credo che il modello francese non sia applicabile a una realtà come quella italiana, in cui vi è un gap ben diverso tra domande e posti disponibili - aggiunge Bianco- e poi mi chiedo: chi ripagherà i ragazzi di un eventuale anno perso?".

Cauta anche l'Ipasvi, Federazione nazionale collegi infermieri. "Per adesso si parla solo di ipotesi, in ogni caso è chiaro che le modalità vanno riviste, ma un eventuale ipotesi di abolire ogni forma di selezione all'ingresso ci lascia perplessi -spiega la presidente Ipasvi, Annalisa Silvestro - bisogna ricordare che le professioni sanitarie hanno una parte teorica e cognitiva e una parte più pratica, legata invece ai tirocini e agli stage, e le maggiori difficoltà se non ci fossero filtri all'ingresso potrebbero nascere proprio in quest'ultimo ambito". Dal canto suo il ministro Giannini sembra non avere dubbi sull'inutilità del quizzone che, spiega "non è il migliore strumento possibile per scegliere i migliori studenti". "È utile sapere chi è Chomsky per studiare medicina? si è interrogata il ministro- non credo che siano questi i punti per valutare chi vuole fare il medico nella vita".

Marco Malagutti

 

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