Sono convinto, e così mi è stato insegnato, che il compito della stampa sia quello di raccontare i fatti e stimolare il dibattito evidenziando eventuali criticità. Con questo spirito abbiamo voluto organizzare un servizio sull’abusivismo evidenziando le (tante) cose sulle quali bisogna intervenire piuttosto che ricordare le (poche) questioni risolte. Con questa premessa parlo di abusivismo e del Libro bianco (un cd) sul fenomeno presentato dalla Cao nazionale attraverso una conferenza stampa svoltasi a fine dicembre a Roma. Un’iniziativa che ha avuto anche un buon riscontro mediatico. Ovviamente c’ero anche io, unico rappresentante della stampa di settore, anche se non citato dai vari comunicati Fnomceo che, per dare conto del risultato dell’iniziativa, hanno elencato giornalisti e testate presenti.
Con alcune sedute dall’analista sono riuscito a farmene una ragione. Molti i dati e le proposte interessanti illustrate dal presidente Cao Giuseppe Renzo, rafforzate dalla presenza del colonnello Antonio Amoroso vicecomandante dei Nas, che hanno permesso di illustrare ai giornalisti la gravità del problema. Cosa che la stampa generalista, stando a quanto pubblicato e trasmesso, ha colto e trattato con competenza. Meno entusiasta la mia considerazione, visto che da un decennio sento raccontare le stesse cose.
Anche se torno a dire: eventi come questo della Cao dovrebbero essere organizzati ogni giorno. La cosa più stupida che potrei dire è che le (tante/poche?) iniziative attivate in questi lustri per cercare di contrastare il fenomeno non sono servite a nulla. Non sono state inutili ma, oggettivamente, non sono riuscite raccogliere i risultati sperati. Non sono servite a sensibilizzare le istituzioni; visto che da sempre le proposte di legge che tendono a inasprire le pene per abusivi e prestanome non vengono neppure considerate in Commissione. Incredibile leggere l’interpellanza di alcuni parlamentari, presentata dopo l’iniziativa Cao, attraverso la quale si chiede al Ministro Fazio se sono veri i dati sul fenomeno presentati dalla Cao stessa. Ma dove erano questi parlamentari quando ogni anno il settore evidenziava gli stessi dati e chiedeva interventi? Come deterrente evidentemente non servono neppure i controlli dei Nas; probabilmente perché, stando ai dati pubblicati nel Libro bianco, ogni anno vengono controllate meno del 3% delle strutture odontoiatriche esistenti. Anche dal punto di vista interno non va meglio. Ancora troppo morbide le sanzioni comminate dalle Omceo nei confronti degli iscritti all’Albo che consentono l’esercizio abusivo della professione.
Le iniziative attivate sembrano invece essere state efficaci nei confronti della sensibilizzazione dei cittadini visto che negli anni sono in aumento le denunce.
La mia lettura dell’iniziativa è che la Cao nazionale, nel ruolo istituzionale di tutela dei cittadini, abbia voluto tirare una riga sopra al passato e ricominciare da capo nella lotta ad abusivi e prestanome. E su questo noto come si sia partiti con il piede giusto, cominciando da una più attenta sensibilizzazione del mondo politico ma anche dando segnali forti alla categoria.
Raccogliamo infatti con soddisfazione la dichiarazione del dottor Renzo sulla necessità di radiare i prestanome recidivi come la volontà di attivare una seria campagna d’informazione verso i cittadini sul problema. Su questo punto mi permetto di consigliare un aspetto che attirerebbe sicuramente l’attenzione: convincerli a chiedere i danni a prestanome ed abusivo. Aspetto non considerato durante la conferenza stampa. Certamente dire al paziente che può rivalersi nei confronti di chi l’ha truffato spacciandosi per dentista, ottenendo cospicui risarcimenti e comunque non pagando la prestazione ricevuta, attirerebbe più l’attenzione che sbandierare un possibile rischio infezione. Ma la vera svolta nell’affrontare il problema sarebbe spiegare ai cittadini che possono denunciare e chiedere i danni non solo se la cura è stata fatta da un odontotecnico in uno studio più o meno fatiscente, ma anche quando il proprio dentista, regolarmente iscritto all’Albo con studio a norma e igienicamente protetto, ha fatto svolgere la seduta di igiene alla propria assistente, se l’impronta, l’articolazione o la prova del ponte l’ha fatta l’odontotecnico o se l’igienista dentale oltre a togliere il tartaro gli ha curato una carie. Oltre all’aspetto pratico (creare il dubbio a chi illegalmente svolge la professione che ogni paziente potrebbe chiedere e ottenere facilmente migliaia di euro di danni) sarebbe la dimostrazione che finalmente il settore dentale prende con fermezza e nettamente le distanze da ogni forma di abusivismo odontoiatrico. A mio parere fare questo sarebbe il primo strumento indispensabile per scardinare il sistema.
GdO 2010;1
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