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15 Marzo 2010

La crisi si supera comunicando meglio con il paziente

di Salvatore Rampulla


I dati relativi al vostro sondaggio, pur con tutti i limiti, offre ottimi spunti di riflessione. Innanzitutto, è significativo quanto è elevato di quelli che si dicono poco informati. Non è una novità, il dentista tende a chiudersi nel suo studio, a guardare il suo orticello e questo ovviamente non è un bene. Anche per questo, come Aio, puntiamo molto sulla comunicazione per cercare d’invertire questa tendenza, consapevoli del fatto che uno dei primi doveri di un sindacato di categoria è quello d’informare. Una corretta informazione sui fondi integrativi aiuta il collega a valutare con più consapevolezza le offerte dei gestori dei fondi, delle assicurazioni. L’alta percentuale di coloro che credono che l’avvento dei fondi conduce a una dequalificazione della professione e delle prestazioni offerte dimostra una forte coscienza professionale e deontologica. La certezza che questo avverrà la otteniamo guardando ciò che succede in altri Paesi come la Germania e l’Austria, dove i fondi integrativi sono attivi da anni. Per giustificare i fondi oggi è in corso un meccanismo perverso che cerca di far credere ai dentisti che la riduzione del numero di pazienti sia dovuta alla crisi, ai costi delle prestazioni, ma non è assolutamente così.
Pur auspicando un aumento del numero dei pazienti, abbiamo esempi di professionisti che, nonostante abbiano abbassato le proprie tariffe, non hanno sortito alcun risultato positivo. Non risulta vero, quindi, che calmierando i costi delle prestazioni cresca il numero dei pazienti. I pazienti non vanno dal dentista a causa di una scarsa cultura della salute orale e non per la crisi in atto. Altra conferma proviene dall’odontoiatria pubblica che funziona: anche in quel caso, i cittadini non si sottopongono alle cure, altrimenti le Asl, che erogano prestazioni odontoiatriche gratuitamente o quasi, dovrebbero essere sature. La mancanza di cultura odontoiatrica, la paura del dentista, se vogliamo, anche la pigrizia, la mancanza di tempo sono le cause della bassa percentuale di pazienti che si rivolgono ai nostri studi.
Oggi tutti ci fanno credere che la crisi stia penalizzando lo studio dentistico. Se così fosse, come sarebbe possibile che alcuni dentisti abbiano subìto una riduzione del numero dei pazienti, e di conseguenza del fatturato, mentre altri abbiano rilevato un aumento del guadagno, nonostante la riduzione dei pazienti, perché hanno aumentato le tariffe? Questo avviene - e lo sostengo in quanto mi rapporto regolarmente con i colleghi sul territorio italiano - perché è aumentato il tempo che essi dedicano ai pazienti, i quali si sentono più “curati” e soddisfatti. Un cittadino che apprezza le cure ricevute richiama altri pazienti: sappiamo che non è la pubblicità a convincere una persona a scegliere il proprio dentista, ma il passaparola. Per questo, il messaggio che diamo ai colleghi è quello di non preoccuparsi se il numero di pazienti si è ridotto, ma di dedicare più tempo alla comunicazione. Decidere di aderire ai fondi integrativi o ad altri metodi perversi che impongono tariffe troppo basse tagliando sulla qualità e sul tempo dedicato ai pazienti non avrà altra conseguenza che aumentare il numero di pazienti insoddisfatti e i casi di contenzioso.

 
 

GdO 2010; 4

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