Le problematiche che vivono i professionisti come datori di lavoro costituiscono un campo relativamente recente di studio. Prima che le associazioni dei liberi professionisti facessero un salto di qualità rendendosi conto dell’importanza dei rapporti di lavoro dipendente e di collaborazione all’interno dei loro studi, le tematiche tradizionali del diritto del lavoro e di quelle che ormai impropriamente si definiscono relazioni industriali erano assolutamente estranee al mondo professionale. L’evoluzione degli istituti e lo sviluppo importante del sistema associativo portano ora invece a considerazioni assai differenti. Il settore rappresenta un ambito di riflessione molto interessante per una serie di motivi. Le caratteristiche intrinseche, unitamente alla consistenza numerica, ne fanno infatti uno degli ambiti in cui quegli stravolgimenti che da tempo riguardano il mercato del lavoro si realizzano in maniera più intensa. Basta a questo proposito riflettere sulle differenti tipologie di lavoro presenti negli studi. I nuovi lavori (per esempio collaborazioni coordinate e continuative a progetto) probabilmente hanno attecchito più che in altri settori nell’ambito degli studi professionali.
E le conseguenze nel periodo di crisi sono evidenti. Molti sono stati i lavoratori a perdere il posto. L’impostazione tradizionale, fatta propria dai vari Governi nel corso del tempo, che hanno rifiutato di prendere atto del cambiamento, non consentendo di accompagnare (secondo le indicazioni che invece sono provenute costantemente dall’Unione europea) a queste nuove situazioni moderne tutele in grado di garantire i lavoratori nei momenti di difficoltà, ha dimostrato la propria inadeguatezza. Tenendo poi conto che nel settore non esistono quegli strumenti basilari di garanzia (come gli ammortizzatori sociali) che in generale sono presenti nella maggior parte degli altri contesti produttivi possiamo comprendere quanto appaia complicata la situazione. Si accennava prima alla crisi che ha colpito in maniera anche molto intensa gli studi professionali. Le risposte non sono di certo mancate.
Pensiamo al Dl 185 del 2008 che ha previsto per i lavoratori degli studi la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga. È un intervento a sostegno dei datori di lavoro in difficoltà (crisi aziendale o di mercato) che garantisce al lavoratore un reddito sostitutivo della retribuzione. In particolare, la legge prevede che vi possano accedere i lavoratori con un’anzianità di servizio presso il datore di lavoro di almeno novanta giorni alla data della richiesta del trattamento Si tratta di un intervento in deroga ma è segno di una nuova consapevolezza. A questo proposito se il recente dibattito sullo statuto dei lavoratori porterà a conseguenze di tipo legislativo si farà un nuovo passo avanti verso le tutele sistemiche. E saranno gli stessi lavoratori autonomi a poterne beneficiare. L’idea alla base dello statuto è l’individuazione di un nucleo essenziale di norme e principi inderogabili comuni a tutti i rapporti negoziali, che siano manifestazione di garanzie universali e di status. Tale strumento riguarderà tutte le forme in cui si estrinseca una attività lavorativa economicamente rilevante resa a favore o nell’interesse di terzi.
Il riconoscimento di tali diritti fondamentali a tutti i lavoratori non risponde solo a una imprescindibile istanza di tutela della posizione contrattuale e della persona del lavoratore, in funzione quindi di ragioni di giustizia sociale. Il conferimento di livelli minimi di tutela a beneficio di tutti i lavoratori rappresenta infatti anche una garanzia dei regimi di concorrenza tra soggetti economici arginando norme di competizione basate sul dumping sociale. Partendo da regole fondamentali applicabili a tutte le forme di attività lavorativa rese a favore di terzi, a prescindere dalle tipologie contrattuali utilizzate, è possibile poi immaginare per ulteriori istituti del diritto del lavoro campi di applicazione via via più circoscritti: un sistema di cerchi concentrici, con una tutela che si intensifica a favore di un novero sempre più ristretto di soggetti. Si tratta di una complessiva rivisitazione del diritto del lavoro che da un lato estende livelli minimi di tutela, mentre dall’alto circoscrive e rende più moderne le tecniche di tutela del lavoro subordinato, giungendo a prospettare la revisione della stessa disciplina dei licenziamenti per renderla comparabile con quella vigente in altri Stati membri dell’Ue.
Individuato questo nucleo essenziale di norme e tutele inderogabili (soprattutto di specificazione del dettato costituzionale) comuni a tutti i rapporti negoziali che hanno per contenuto il lavoro, occorrerà poi lasciare ampio spazio alla autonomia collettiva e individuale, ipotizzando una gamma di diritti disponibili. A tale operazione dovrà accompagnarsi: La previsione di un concetto di lavoratore ampio tale da ricomprendere anche colui che è in cerca di lavoro con la previsione di un vero e proprio diritto alla formazione. Una strumentazione volta a garantire la ricomposizione delle carriere e dei percorsi lavorativi nelle transizioni dalle condizioni di attivo, inattivo, dipendente, autonomo, coordinato. Un potenziamento effettivo dei servizi pubblici e privati per l’impiego e delle strutture informative sul mercato del lavoro. Un potenziamento degli ispettorati del lavoro e degli altri apparati di controllo per rendere quelle tutele inderogabili effettive. Un potenziamento e consolidamento degli istituti partecipativi. Da quest’ultimo punto di vista è evidente come la bilateralità, tipico istituto partecipativo di derivazione contrattuale, svolga un ruolo fondamentale. L’associazione nazionale dentisti italiani ha compreso in anticipo quelle che sono le potenzialità di questi istituti per l’erogazione delle tutele.
La creazione di strumenti bilaterali con compiti diversificati che vanno dall’assistenza sanitaria, come la Cadiprof, alla formazione, come FondoProfessioni, fino al sostegno al reddito e alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, come Ebipro, tali da garantire quindi una tutela a 360 gradi, è d’altronde tipica di settori che presentano delle caratteristiche analoghe a quelle degli studi professionali e che già da tempo grazie alla bilateralità hanno visto rafforzare il proprio ruolo. Storicamente gli enti bilaterali nascono in ambienti economici e giuridici caratterizzati da una frammentazione produttiva. In tali contesti, l’esistenza di unità produttive per lo più di modeste dimensioni rende difficile la diffusione capillare delle tutele previste dal legislatore. La realizzazione quindi di tali organismi a iniziativa delle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori consente di fornire garanzie e prestazioni rilevanti. Il modello che si è realizzato è di assoluta eccellenza. Permette infatti una grande flessibilità e l’inclusione di soggetti a rischio di mancanza di protezione.
A tal proposito, dietro al disegno dello statuto dei lavori, vi è il principio per cui, dove il privato riesce a mettere risorse finanziarie, dovrebbe seguire il pubblico, secondo una “logica premiale”. Fino a qualche tempo fa tra l’altro le tutele “bilaterali” venivano poste in essere a favore dei soli lavoratori dipendenti. Ora la tendenza, e in questo solco si inserisce Ebipro, è quella di dare rilevanza anche alla posizione dei datori di lavoro, erogando prestazioni anche a loro favore. Se pensiamo alle competenze dell’ente si può notare per esempio come le iniziative in materia di salute e sicurezza sul lavoro mirino a creare un ambiente di lavoro di qualità di cui possono beneficiare tutti all’interno dello studio. In termini generale va detto che qualsiasi iniziativa che vada a favore dei lavoratori determina effetti positivi sull’attività professionale. La possibilità di porre in essere tutele moderne che possono essere gestite direttamente dalle parti stesse apre a grandi opportunità.
GdO 2010;8
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