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26 Ottobre 2010

Le radici della paura

di Debora Bellinzani


Dove trova nutrimento la paura del dentista? È facile pensare che affondi le sue radici nelle esperienze passate negative, in cui per esempio si è avvertito un dolore acuto o si è provata una sensazione di soffocamento. Eppure, secondo un nuovo studio pubblicato dallo European Journal of Oral Sciences, la paura origina prevalentemente da qualcosa di più contingente: la sensazione del paziente di essere vulnerabile. Se questo è vero, come è stato dimostrato, ne consegue che il paziente che prova paura è decisamente più gestibile e che molto di ciò che si può fare per riuscire a trattarlo è nelle mani dell’odontoiatra: solo il professionista infatti può modificare la situazione attraverso la capacità di capire le esigenze del paziente e di metterlo il più possibile a suo agio. “Lo studio nasce dalla constatazione che il dolore e la paura non sono sempre strettamente correlati” ha spiegato Jason Armfield, ricercatore presso l’Australian Research Centre for Population Oral Health della University of Adelaide, in Australia. “Molte persone che non hanno paura hanno avuto esperienze odontoiatriche dolorose in passato, mentre non è raro che le persone terrorizzate dall’odontoiatra non abbiano sperimentato trattamenti dolorosi o traumatici. Tutto ciò è confermato anche dall’analisi del nostro campione, nel quale le persone che hanno dichiarato di avere provato notevole dolore in passato in relazione a un trattamento odontoiatrico si trovavano in misura maggiore nel gruppo di coloro che non hanno paura del dentista piuttosto che nel gruppo delle persone terrorizzate.”
La popolazione indagata dallo studio è un campione casuale ma rappresentativo della popolazione australiana, costituito da 1084 adulti; di essi il 52,7% ha dichiarato di non avere paura dell’odontoiatra, il 27,9% di averne poca, l’8,7% di provare una paura moderata e il 10,7% di avere molta paura. “L’analisi approfondita riguardo a cosa esattamente spaventa queste persone ha fatto emergere la prevalenza di quattro stati d’animo, tutti legati alla vulnerabilità: la sensazione di essere in una situazione incontrollabile, imprevedibile, pericolosa ed estremamente sgradevole” ha spiegato ancora Armfield. “La paura, in altre parole, è legata alla percezione del fatto che vi sia un pericolo e che non si abbia in quel momento il potere di sottrarvisi: non si può fermare all’occorrenza la mano dell’odontoiatra, non si può fare in modo di dosarne la forza o modulare i tempi dell’intervento, e tutto ciò crea una sensazione di disagio e chiusura. Si può calcolare approssimativamente che queste esperienze cognitive contingenti al trattamento influiscano per il 60% circa sul sentimento di paura, rispetto al 15% di esperienze negative del passato come sensazione di soffocamento, svenimenti o dolore.”
Stabilito che una buona “dose” di paura, perlomeno nelle persone più sensibili, è data dalla sensazione di sentirsi prigionieri della poltrona odontoiatrica e in balia degli eventi, come si può utilizzare questa conoscenza per migliorare la situazione? “Avere capito che l’esperienza cognitiva di vulnerabilità ha un peso così importante, e che questo peso è legato al trattamento contingente più che all’esperienza passata, deve spingere l’odontoiatra a fare il possibile per mettere il paziente a proprio agio” ha concluso il ricercatore.
“Diventa importante allora indagare e cercare subito di capire quale grado di paura possa avere il paziente mettendo in campo tutta la propria esperienza e sensibilità. Una buona regola può essere quella di non eseguire mai alcuna operazione che possa causare anche un minimo dolore durante la prima visita per incoraggiare e tranquillizzare il paziente, rimandando in un secondo tempo qualsiasi tipo di trattamento; in seguito poi sarà fondamentale mettere in atto ogni comportamento utile, dalla gentilezza alla disponibilità, dalla capacità di descrivere le procedure a quella di coinvolgere l’interessato nelle decisioni, a far sentire il paziente il controllo della situazione e di ciò che succede alla propria persona.” Se la paura trae nutrimento dalla vulnerabilità, è dall’attento e modificato comportamento dell’odontoiatra che il paziente timoroso potrà trarre sicurezza.
“Towards a better understanding of dental anxiety and fear: cognitions vs. experiences”
Eur J Oral Sci 2010;118(3):259-64.

 
 

GdO 2010;12

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