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28 Aprile 2019

L’abusivo ''aiutato'' da due medici ed i reati che fanno meno notizia


Dopo l’approvazione della Legge Lorenzin del 2018, il tanto atteso, e richiesto, inasprimento delle pene per abusivi e prestanome sono diventate realtà. Le pene previste, tra cui anche la confisca di beni e strutture utilizzate, si applicheranno per i reati commessi dopo il 15 febbraio 2018 per cui sia stata provata la colpevolezza e dopo gli eventuali tre gradi di giudizio. Sempre che nel mentre non sopraggiungerà la prescrizione che, come ci aveva spiegato l’avvocato Laura Asti, non è così “facile da raggiungere”. 

Una volta ottenuto il risultato (inasprimento delle pene grazie alla Legge Lorenzin), il tema dell'abusivismo è di fatto uscito dall’agenda dei sindacati odontoiatrici che si sono concentrati su altre battaglie, come il capitale nelle società odontoiatriche e la pubblicità. 

A continuare a ricordare che abusivismo e prestanomismo è ancora una battaglia tutt’altro che vinta sono le cronache, anche Odontoiatria33 quasi giornalmente racconta di finti dentisti e compiacenti iscritti all’Ordine denunciati o condannati. 

E le cronache sembrano evidenziare che, come la professione odontoiatrica, anche questo reato sta vivendo una mutazione. Ad essere denunciati sono sempre meno singoli finti dentisti “beccati” in uno studio di proprietà o nel sottoscala, ma sempre più "insiemi" soggetti: finto dentista, direttore sanitario e titolare della società, quando la proprietà non coincide con il finto dentista. 

Se un tempo il rapporto tra il numero di finti dentisti denunciati e prestanome denunciati era nettamente a “favore” dei primi, ora sono sempre più frequenti le denunce “di gruppo” che coinvolgono anche un iscritto all’Albo.  

Peraltro grazie alla Legge Lorenzin, le pene per il medico o l’odontoiatria abilitato che permette al finto dentista di commettere il rato sono più pesanti rispetto a quelle previste per l’abusivo. Prestanome che poi se la deve vedere, oltre che con la Giustizia penale, anche con le sanzioni che l’Ordine dove è iscritto dovrebbe comminare. 

In questi giorni la cronaca nazionale si è occupata di un caso di esercizio abusivo della professione odontoiatrica. Lo fa di rado, forse perché quello di spacciarsi per dentista, truffando i pazienti ma anche mettendo a rischio la loro salute, è considerato un reato minore. Ed in realtà anche questa volta l'interesse della cronache nazionali non si è concentrato sul fatto che una persona sprovvista dei titoli e della abilitazione professionale curasse le persone. A fare notizia è stato il fatto che il finto dentista era in realtà un Cancelliere del tribunale di Trapani che si assentava dal lavoro per andare a lavorare in uno studio odontoiatrico della zona.
Dopo varie sentenze e ricorsi, la Cassazione ha giudicato colpevole l’abusivo assenteista condannandolo a dieci mesi di reclusione e 300 euro di multa per “truffa aggravata ai danni dello Stato”.

Non sappiamo se abbia subito, o se subirà, anche un altro processo per esercizio abusivo della professione (o se la pena già lo comprende), le cronache di questo non ne hanno parlato a conferma di come curare senza titoli i denti delle persone, sia per i media meno grave che “assentarsi” dal lavoro. 

Secondo quanto hanno riportato agenzie stampa e media, l’impiegato amministrativo in servizio al Tribunale di Trapani si metteva in malattia, presentando certificati medici, per lavorare come dentista abusivo in uno studio della zona.  

A memoria, credo, che sia il primo finto dentista ad essere stato “coperto” da due differenti medici iscritti all’ordine per commettere due distinti reati. Il primo, il dentista che gli permetteva di lavorare nello studio odontoiatrico; il secondo, il medico che redigeva certificati di malattia che, stando a quanto emerso, certificavano malattie inesistenti. 

Se con la sentenza della Cassazione la vicenda si è chiusa dal punto di vista giudiziario, ora dovrebbe cominciare da quello ordinistico per cercare di capire le responsabilità degli iscritti che lavoravano nello studio dove il finto dentista operava ma anche del medico che ha firmato i certificati di malattia, senza che ci fosse una malattia, come sembra essere stato appurato dal Giudice.

Già, perché se il titolare dello studio odontoiatrico o il direttore sanitario della struttura (se era uno studio complesso) non avesse permesso ad un non abilitato di curare i pazienti, il Cancelliere non avrebbe dovuto ricorrere ad un medico compiacente che gli permettesse di saltare il lavoro (prendendo ugualmente lo stipendio) per fare l’abusivo. Ma il ragionamento vale anche partendo dal medico che firmara i certificati di malattia.

E quella delle responsabilità degli iscritti all’Albo che hanno permesso al finto dentista, impiegato, assenteista, di commettere almeno due reati è un altro aspetto al quale, i media, non hanno voluto dare risalto, forse anche in questo caso giudicando la cosa “meno importante”.  

Sicuramente ci penserà l’Ordine, con sanzioni emblematiche, a ribadire il suo ruolo di garanzia degli iscritti a tutela dei cittadini e la necessità che il rispetto delle leggi e la tutela del paziente deve passare in primo luogo dall’etica di ogni singolo iscritto.

Aspettiamo informazioni in merito per darne notizia.  

  

 
 

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