Per l’odontoiatria poteva andare peggio, nonostante gli aiuti non si siano quasi visti
Che anno è stato il 2020? E’ la domanda alla quale, come di consuetudine nell’ultimo DiDomenica dell’anno, cerco di dare il mio punto di vista, che non può che essere: è stato un anno perso.
Perso come le 70 mila persone che ci hanno lasciato a causa del Covid. Genitori, nonni, figli, parenti, amici, vostri colleghi che nonostante mancassero protezioni ed indicazioni hanno continuato a fare il loro mestiere: curarci.
Perso dietro ai contenuti dei Decreti con nomi che suonano come slogan, viste le tante mancette date e la mancanza di progettualità per il futuro. Tra le tante cito l’ultima approvata nel decreto Bilancio alla Camera: il bonus per l’acquisto di rubinetti per doccia e lavandini.
In gran parte piccoli aiuti momentanei e neppure per tutti, che non servono a costruire nulla per il futuro se non portare il debito pubblico a livelli tali da costringere i prossimi governati a farceli restituire con gli interessi.
Perso come il tempo che abbiamo passato a guardare fuori dalla finestra, perso come il lavoro, i sogni, le attività di molti.
Per il settore dentale, il bilancio di quest’anno è meno peggio di quanto si poteva immaginare quando ad inizio marzo, con senso di responsabilità, gli studi hanno deciso di chiudere curando solo le urgenze.
Un settore che come al solito ha cercato di uscirne da solo, con le proprie forze, dimenticato dalla Politica ma anche dallo stesso comparto a cui appartiene: quello sanitario.
Due le fotografie che confermerebbero questo.
La prima è di marzo con la corsa di solidarietà dei dentisti a regalare mascherine e guanti rimasti nei magazzini dei propri studi a medici ed infermieri, e poi quando è stata l’ora di riaprire gli studi, i DPI non li avevano più perché non si trovavano. Anche perché lo Stato li aveva contingentati per destinarli alle strutture sanitarie pubbliche. E ovviamente quando è stato ora di distribuirli, ai dentisti nulla o pochissimo: Iva agevolata a tempo e contributo sull’acquisto limitato.
La seconda è quella che state vivendo in questi giorni ovvero, nonostante siate indubbiamente tra le categorie sanitarie con il rischio più alto di contagiarsi e contagiare, di essere esclusi dalle professioni sanitarie che riceveranno le prime dosi di vaccino. Non perché esclusi ma solo perché dimenticati da una burocrazia che considera quella pubblica o accreditata l’unica sanità che dispensa cure nel nostro Paese.
E nel mezzo i tanti bonus ed aiuti ai quali non avete potuto accedere.
L’essere dimenticati o non considerati è stato il filo conduttore che ha connotato, in tutti questi mesi di pandemia, il settore odontoiatrico.
Si sono dimenticati che siete medici, che potevate dare una grossa mano per tracciare gli asintomatici, che senza il vostro lavoro i cittadini non avrebbero potuto ricevere le cure, anche perché i pochi ambulatori odontoiatri pubblici attivi sono stati i primi a chiudere per Covid e gli ultimi a riaprire (a giugno-luglio) ed alcuni ora sono nuovamente chiusi.
E così, come sempre, avete fatto da soli.
Per non mettere a rischio voi, personale e pazienti avete deciso di sospendere l’attività, salvo curare chi ne avesse realmente bisogno. Avete stabilito i protocolli che potessero garantire una riapertura in sicurezza (e hanno dimostrato di essere efficaci) facendoli poi approvare dai “Tecnici ministeriali”. Avete attivato gruppi d’acquisto per trovare gli introvabili Dpi necessari a costi anche decuplicati rispetto a quanto avevate pagato quelli che avete regalato. E poi avete riaperto gli studi effettuando triage, sanificazioni, limitando il numero di pazienti in attesa. Ovviamente, di fatto, autofinanziandovi.
Chi invece non vi ha dimenticato sono stati i vostri pazienti, che appena avete riaperto sono tornati, consapevoli che anche quella odontoiatrica è una cura, certi che lo studio del loro dentista è un luogo sicuro anche al tempo di Covid, così come lo era prima. Magari facendo pure, come sempre, qualche sacrifico economico per curarsi nonostante i tempi non siano certo sereni.
Chi invece continua ad ignorarvi, quando c’è da dare, è la politica. Così come non considera i liberi professionisti. Anzi sembra anche prendersene gioco, prima tassando gli aiuti (che poi sono i vostri soldi accantonati per la pensione) che le Casse previdenziali private hanno erogato (dopo mesi di proteste, fortunatamente ripensandoci) poi escludendovi da quasi tutti i bonus e ristori statali, ed ora concedendo una cassa integrazione (solo per i professionisti iscritti all’INPS) che sarà anche come scrive il presidente di Confprofessioni “una decisione epocale”, ma che nella pratica viene concessa solo a professionisti che per fatturato annuo potrebbero già chiedere il reddito di cittadinanza.
Ma l’elenco delle scelte fatte dalla politica e non accessibili alle professioni ordinistiche, potrebbe essere lungo.
Scelte che, oltretutto, sembrano limitarsi a gestire con fatica il presente (da parte di chi ci governa) e cercare di portare via consensi per ottenere il potere (da parte dell’opposizione).
L’esempio più stupido e banale che posso fare, ma calzante, è quanto scrivevo nel DiDomenica scorso a proposito dell’emendando sulla medicina estetica e le società odontoiatriche. Emendamenti richiesti dal settore da tempo, ma criticati solo perché avrebbero potuto interessare il compagno (dentista) di una esponete di spicco di un partito, l’On. Boschi, e non per i contenuti degli emendamenti stessi. Tra le critiche gli oppositori si scandalizzavano perché venivano stanziati tre milioni di euro per finanziare corsi che consentissero a medici e dentisti di formarsi. Nella legge di bilancio, che avrebbe dovuto contenere quegli emendamenti poi cassati, è invece stato approvato lo stanziamento di un milione di euro per finanziare beni strumentali e corsi di formazione per cuochi.
Ma si sa, in questo periodo i cuochi se la passano peggio dei dentisti, o forse solamente nessun esponente politico di spicco da screditare, è fidanzato con uno chef.
Purtroppo, le criticità dovute alla pandemia non scompariranno tra quattro giorni allo scoccare della mezzanotte, ma dureranno ancora chissà per quanti (speriamo siano solo) mesi del prossimo 2021.
Sia per noi cittadini che per il vostro settore, la speranza è che con il vaccino, tra qualche mese, termini questa fase di emergenza (non ne sono convinto) e la politica smetta di aprire e chiudere il Paese come se fosse la luce del bagno e cominci a programmare il futuro magari approfittando dei soldi che arriveranno dall’Europa, non per continuare nella disastrosa politica assistenzialista ma per riprogettare e riammodernare il Paese, dando al sistema produttivo (professionisti inclusi) gli strumenti per ripartire in modo competitivo. Ed in questo anche il settore dentale potrebbe trovare soluzioni utili a questa fase di profondo cambiamento che sta vivendo e che il Covid ha solo accelerato.
Ma un buon punto di partenza, per il settore, sarebbe anche solo riprendere in mano le tante questioni aperte (concorrenza, fondi integrativi, ASO, burocrazia, norme difficilmente applicabili) che nel 2020 non sono state considerate, o quelle nuove che si sono aperte (radioprotezione, sanzioni su amalgama, invio dati StS) oltre al Covid.
Vedremo, intanto la solita certezza che qualunque cosa capiterà nel 2021, Odontoiatria33 ve lo racconterà, giorno per giorno. Per ora ci fermiamo a prendere fiato.
Nei prossimi giorni i lettori registrati a Medikey (se non lo siete fatelo a questo link, è gratis) riceveranno alcuni speciali attraverso i quali cercheremo di ripercorrere questo 2020 attraverso le notizie che, magari, potrebbe tornare utile ricordare nel 2021.
Dall’11 gennaio torneremo ad informarvi giornalmente. Da tutta la redazione di Odontoiatria33 i più sinceri AUGURI e grazie per l’attenzione che ci avete riservato anche in questo “impegnativo” 2020.
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