Anche nella settimana che si è appena conclusa, il tema centrale sul quale il settore ha concertato le sue attenzioni è stato: quando mi vaccinate?
Confesso, a metà settimana quando abbiamo capito che non solo c’erano le Regioni che si muovevano in modo differente rispetto a quando indicato nel piano vaccinale nazionale, ma anche le singole Asl decidevano in autonomia se vaccinare o meno gli odontoiatri, ed ancora più variabilmente il personale di studio, in redazione abbiamo alzato bandiera bianca consapevoli che non saremmo mai riusciti ad informare in modo completo dove i dentisti sarebbero stati vaccinati e dove no.
E con queste premesse, la settimana non poteva chiudersi diversamente da quanto il Commissario Domenico Arcuri, attraverso l’ufficio stampa, ci ha risposto alla domanda che cercava di capire se il piano vaccinale sarebbe stato modificato portando in prima fascia anche i dentisti. No perché il piano è stato proposto dal Ministero ed approvato dal Parlamento, la risposta.
Ma allora perché alcune Regioni e le ASL si comportano (fortunatamente) diversamente (al contrario di altre) da quanto approvato dal Parlamento?
Nel DiDomenica scorso già sottolineavo la difficoltà nel capire le scelte del Ministero “tradotte” nel piano vaccinale che ha visto escludere gli operatori sanitari non accreditati.
Dubbi che si acuiscono sentendo le motivazioni che il Commissario Arcuri ha dato il 14 gennaio durante la conferenza settimanale sulla situazione pandemica. Il Super Commissario, informando come molte categorie stanno “chiedendo legittimamente” di essere sottoposte alla vaccinazione il prima possibile ribadisce che il “Parlamento italiano ha approvato un piano di vaccinazione molto dettagliato che include le varie categorie a cui il vaccino va somministrato e le priorità a cui verranno somministrate ordinate in funzione di due grandi fondamentali, il livello di esposizione al contagio ed il livello di fragilità”.
Sicuramente i dentisti rispetto ad un ospite di una RSA ha decisamente un livello di fragilità inferiore, ma in quanto a livello di esposizione al contagio tra un odontoiatra ed un medico radiologo chi dei due rischia di più?
Per il Parlamento a quanto pare il radiologo.
Come ho già avuto più volte occasione di scrivere, le criticità “politiche” poste per l’odontoiatria (anche per la sanità privata non accreditata, medici inclusi) dal piano vaccinale nazionale, derivano dal fatto che nel testo sono messi su piani diversi gli operatori sanitari non sulla base del livello di esposizione al contagio, come invece sostiene Arcuri, o anche di una ipotetica necessità di tutelare prima gli operatori che garantiscono servizi essenziali (scelta discutibile che ma avrebbe un senso, visto che di mal di denti non si muore). Invece, ribadisco, la distinzione è stata fatta solo tra quelli accreditati e quelli non accreditati.
Distinguo che poi genera confusione o catalogazioni errate, come ha fatto -sempre nella conferenza stampa del 14 gennaio- Lorenzo Attianese, giornalista dell’ANSA quando chiedendo quando saranno vaccinati gli operatori sanitari ora esclusi, per indicarli dice: “diciamo quelle para sanitarie come gli odontoiatri”.
C’è poi una nuova questione che il Commissario Arcuri ha voluto sottolineare più volte, ovvero quella che le priorità le ha votate ed approvate il Parlamento. Di fatto ricordando che quelle priorità sono legge.
Ha voluto mandare un monito per chi si discosta dal piano vaccinale nazionale?
Quindi chi ha deciso di vaccinare la figlia del mio amico volontaria centralinista al 118 o mio cugino veterinario, gli studenti che frequentano farmacia o biologia in alcuni atenei, ma anche quelli di odontoiatria, può essere oggetto di indagine del NAS, passibile di denuncia?
Come successo per le vicende raccontate da Repubblica nei giorni scorsi anche se, certamente, i casi riportati dal quotidiano erano difficilmente motivabili.
Ma se come indica Arcuri la via da seguire è, solo, quella “approvata dal Parlamento”, come non giustificare gli assessori o i direttori di ASL che non se la sentono di vaccinare odontoiatri e personale di studio visto senza chiare indicazioni “ministeriali”, a differenza di quanto hanno fatto altri.
Mettendo da parte polemiche e borbotti, come sottolineavo sempre lo scorso DiDomenica, alla fine tra qualche settimana tutti gli odontoiatri che lo vorranno saranno probabilmente vaccinati.
Gli Ordini hanno cominciato a raccogliere le adesioni (riprendendo a pieno titolo il loro ruolo sussidiario) ed abbiamo avuto la conferma che i dentisti non sono certo dei “no vax”. In poche ore le due CAO con più iscritti d’Italia (Roma e Milano) hanno raccolto i “si” di più del 50% degli iscritti.
Ma dopo che vi sarete vaccinati?
La domanda la pone Carlo Poggio (past president AIOP) sulla sua pagina Facebook, questa quella originale: “Dopo essere stati vaccinati quanti di voi pensano di mantenere gli attuali standard di protezione (FFP2, schermi facciali, copricamici etc) e quanti pensano di tornare a uno standard più semplificato (chirurgica, camice singolo etc.)?”
Interessanti le risposte anche se, a mio parere sono condizionate da una forzatura posta dalla domanda (Carlo non ti offendere, anche in casa molte volte non mi sopportano quando sono sempre li a puntualizzare): il vaccino non fornisce una barriera invalicabile.
Però la questione posta e che si legge tra le risposte è estremante interessante: ma quando tutto finirà, maschere, mascherine e gli altri Dpi che la pandemia ha imposto quando continueranno ad essere utilizzati?
Molti di coloro che hanno postato il proprio parere ammettono che non li abbandoneranno ammettendo che questo anno di pandemia ha fatto vedere sotto un “rischio” differente la saliva dei vostri pazienti.
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