Inizio con una doverosa precisazione sulle scadenze per quanto riguarda la raccolta dei crediti ECM.Il 31 dicembre 2021 scade la possibilità per gli operatori sanitari di mettersi in regola con l’obbligo formativo per il triennio 2017-2019.
A questo link come fare.
Da ricordare, anche, che i crediti che si andranno a recuperare per il triennio 2017-2019, ovviamente non potranno essere utilizzati per raggiungere il tetto di 150 per quello che scadrà il 31 dicembre 2022.
Ora alcune considerazioni sempre in tema di ECM ed in particolare sulle parole del Sottosegretario alla Salute On. Pierpaolo Sileri sulle sanzioni per gli inadempienti, ovvero quelli che non avranno raggiunto i 150 crediti (teorici e vedremo perchè) del triennio 2017-2019, nonostante la possibilità di recuperarli entro il 31 dicembre 2021.
Innanzitutto, da capire se si tratta solo dell’ennesimo annuncio sulle sanzioni cercando di motivare chi dell’aggiornamento ECM continua a non volerne sentire parlare. Precedentemente a minacciare controlli e sanzioni era stato il presidente FNOMCeO Filippo Anelli a Striscia la Notizia allo scadere del triennio 2017-2019. Poi arrivò la pandemia e la proroga di un anno della possibilità di recuperare i crediti non raccolti entro il 2019.
Ora assicura Sileri, basta proroghe il 31 dicembre 2021 scade l’ultima chiamata per mettersi in pari, poi via con controlli e sanzioni.
Ma sulle sanzioni a chi non si aggiorna, lo stesso Sileri mette subito le mani avanti: spetta agli Ordini verificare e sanzionare l’iscritto inadempiente.
Ma questo “spettava” già, prima.
Se Sileri ritiene non tanto che l’aggiornamento sia un requisito fondamentale da rispettare per un medico o un odontoiatra che esercita la professione, ma che è una legge da rispettare, perché non propone un decreto che sospenda automaticamente chi non si è aggiornato?
Basta chiedere al Co.Ge.APS. l’estrazione dei nomi di chi non ha ottenuto nel triennio il numero di crediti previsto e sospenderli d’ufficio inviando una Pec, sempre che l’iscritto l’abbia comunicata all’Ordine.
Ma ovviamente non lo farà, verrebbe alla luce un sistema fatto di incongruenze e già oggi non più credibile.
Il motivo è perché l’ECM è un sistema, credo, da sempre ritenuto sbagliato nel metodo -non certo nel principio ispiratore- e per questo si è più cercato di annacquare l’obbligo con continue proroghe o concessioni piuttosto che azzerare tutto per ridisegnarlo partendo dal suo reale obiettivo: obbligare il sanitario a rimanere preparato seguendo l’evoluzione della propria branca medica.
Ovvero l’esatto opposto di cosa succede oggi: la corsa a raccogliere crediti e non ad aggiornarsi. Ma soprattutto questa ventennale mal sopportazione dell’ECM non ha fatto altro che renderlo non più credibile agli occhi dei sanitari.
Un esempio: l’aver negli anni tollerato il non rispetto della norma, il non aver mai voluto decidere di sanzionare realmente chi non si aggiorna, o almeno fare pressione. Io giornalista devo partecipare a 60 ore formative di aggiornamento (in presenza o online) in tre anni però se non lo faccio a gennaio ricevo una lettera dal mio Ordine che mi informa della mia mancanza e mi intima di adeguarmi entro una tale data altrimenti mi convoca e sospende.Stessa cosa avviene per avvocati, architetti, ingegneri.
Non so se poi l’Ordine veramente sospende chi non si aggiorna, ma comunque ti senti controllato.
Noi italiani siamo fatti così, se non sentiamo il fiato sul collo, ci rilassiamo.
Da 20 anni si discute di sistema premiante o sanzionatorio ma nulla di più e oggi buona parte di chi si aggiorna lo fa perché sa che l’aggiornamento è utile per la sua crescita professionale, non certo perché obbligatorio. Poi però ci sono quelli che non lo fanno. Certo, la vera difficoltà è quella di creare un sistema che sappia quantificare quale sia l’aggiornamento minimo da seguire e poi lo possa certificare. Indubbiamente servono regole, certamente non si può lasciare l’aggiornamento al buon cuore deontologico dell’iscritto, l’abbiamo sempre visto nelle sedie vuote nelle sale dei convegni, anche prima della pandemia. Ma la perdita di credibilità del sistema non deriva solo dalla mancanza di sanzioni, ci sono anche le tante contraddizioni che negli anni si sono create.
Si pensi all’obbligo formale verso l’ECM, ma non contrattuale, per i sanitari dipendenti come indicato nel Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’area sanità.
Anche sul numero di crediti da raccogliere nel triennio si è poi “sbragato” senza avere il coraggio di cambiare.
Venerdì Odontoiatria33 ha cercato di capire quanti dei 150 crediti l’iscritto all’Albo dovrebbe realmente raccogliere entro il 31 dicembre 2022: meno di 30 in tre anni per la maggior parte degli iscritti, perché di fatto gli altri sono stati abbuonati.
Peraltro, gli iscritti ai vari Ordini sanitari che se ne fregano altamente dell’ECM probabilmente neppure sanno di aver già raccolto (d’ufficio) 100 crediti: i 50 crediti dati ai sanitari con il decreto scuola nel periodo di pandemia ed i 50 assegnati d’ufficio dalla FNOMCeO a tutti gli iscritti solo perché è stato attivato il Dossier di gruppo.
Poi ci sono quelli recuperabili con l’auto formazione solo dichiarando di aver letto libri e riviste scientifiche. Quindi rimangono da recuperare una trentina crediti in tre anni frequentando congressi, corsi anche FAD: 10 crediti all’anno.
Se consideriamo un credito l’ora, in 365 giorni l’odontoiatra per essere in pari con il triennio formativo deve dedicare 10 ore al proprio aggiornamento.
Quindi se non lo fa, credo sia doveroso sanzionarlo, oppure si alzi bandiera bianca e si chiuda definitivamente questa agonia di ECM, in attesa che il Gruppo di lavoro definisca un nuovo sistema, lo renda operativo, venga attivato un periodo di transizione e poi si scopra che neppure così funziona. Intanto saranno passati nuovamente 20 anni e si potrà provare a ricambiare.
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