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06 Marzo 2022

Il post pandemia per l’assistenza sanitaria pubblica ma anche per l’odontoiatria, deve avere una “visione sistemica”

di Norberto Maccagno


Il tema del post pandemia è quello di come riorganizzare il SSN in modo che sappia gestire le emergenze straordinarie ed inaspettate senza “bloccare” la cura delle altre patologie. Per trovare un modello efficacie la comunità scientifica, il Governo, il Ministero della Salute attraverso anche il Consiglio Superiore di Sanità si sta interrogando e grazie ai fondi messi a disposizione dell’Europa attraverso il PNRR si potrà, o si avrà la possibilità di ridisegnare il nostro SSN per renderlo pronto a gestire una prossima emergenza.  

Ma come?  

La visione che sta emergendo è quella di una sanità pubblica che deve fare sistema. Per capire in che modo, Ludovico Baldessin -Direttore generale di EDRA (il nostro Editore)  e direttore dei quotidiani dedicati alla medicina (Doctor33) e farmacia (Farmacista33)- per il canale YouTube di Sanità33 sta intervistando autorevoli esperti della sanità pubblica e privata per capire come questo obiettivo potrà essere centrato.  

Perché dedico lo spazio di questo DiDomenica ad una di queste interviste?  

Perché Ludovico ha intervistato il prof. Marco Ferrari, ordinario di malattie odontostomatologiche dell’Università di Siena, uno dei pochi membri uscenti del Consiglio Superiore di Sanità riconfermati nei giorni scorsi. Altro odontoiatra nominato, il prof. Enrico Gherlone  

Ma soprattutto perché il prof. Ferrari è forse il primo odontoiatra che siede ai “tavoli che contano” a parlare della necessità di inserire l’assistenza odontoiatrica pubblica all’interno del futuro modello di assistenza territoriale che si sta delineando.  

L’analisi del prof. Ferrari è chiara: la pandemia ha dimostrato che un nuovo virus non può essere previsto, che ci vuole tempo per capire come aggredirlo, curare i contagiati e renderlo non più pericoloso.  

Ma la pandemia, ha continuato il prof. Ferrari, ha anche dimostrato che l’assistenza pubblica è stata centrale nella lotta ma deve essere organizzata e strutturata in modo da consentire la continuità delle cure, di tutte le cure. Perché, ha ricordato, si deve poter gestire un’emergenza data da un virus di cui non si conosceva nulla, a cominciare dal tipo di cure da adottare, ma non si può bloccare tutto il resto e non continuare a garantire la cura delle altre patologie.  

Cosa è quindi mancato e su cosa si dovrà lavorare?  

Per esempio, dice il prof. Ferrari, è mancata “una rete intermedia tra paziente ed ospedali” che doveva assistere il paziente a casa per non intasare gli ospedali, ha detto indicando che su questo obiettivo si dovrà lavorare anche formando e preparando figure professionali per svolgere questo tipo di assistenza e che sappiano gestire le tecnologie necessarie. E grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza ogni Regione avrà fondi per creare strutture intermedie tra ospedale e territorio.  

Ed in questo quadro l’odontoiatria dove si colloca?  

L’odontoiatria, dice il prof. Ferrari, “deve avere la consapevolezza del proprio limite, ovvero l’odontoiatra cura la qualità della vita delle persone ma non la vita delle persone. Noi non salviamo quasi mai vite umane”. “Però l’odontoiatria ha un ruolo molto importante, sociale” ed è per questo che deve essere inserita in questo sistema di cure di prossimità che si andrà a costruire, dice.  

Prof. Ferrari che evidenza le carenze del SSN verso l’assistenza odontoiatrica.  

“E’ abbastanza frustrante per un impiegato a tempo pieno del SSN quale sono –dice- vedere che le cure odontoiatriche erogate dal sistema pubblico sono al 5%. L’odontoiatria pubblica dovrebbe aumentare questo valore non per competere con l’odontoiatria privata, che già assiste un 30% della popolazione, ma per assistere quel 70% della popolazione che dal dentista non riesce ad andare”. Un SSN che, dice il prof. Ferrari, non dovrà solo dare una risposta al mal di denti, alla carie, alla protesi ma intercettare sul nascere malattie come il tumore del cavo orale che degenerano perché non intercettate allo stadio iniziale.  

E per fare questo il prof. Ferrari si auspica che all’interno di questa rete di cure di prossimità ci sia anche l’odontoiatra del SSN o convenzionato che possa fare prevenzione e che “possa intercettare certe patologie dismorfiche od ortodontiche dei bambini”.  

Vedremo se questo si concretizzerà, intanto sotto potrete ascoltare o vedere l’intervista al prof. Ferrari.  




 
 

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