Lunedì 27 febbraio 2023 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 24/02/2023 n. 14, di conversione del decreto Milleproroghe. Decreto che interessa odontoiatri ed igienisti dentali perché concede un anno in più ai ritardatari del credito ECM per conseguire quelli mancanti e mettersi in pari con l’obbligo formativo del triennio 2020-22 che è scaduto il 31 dicembre 2022. Decreto Milleproroghe che indica nel primo gennaio 2023 l’inizio del nuovo triennio formativo che scadrà il 31 dicembre 2025.
Una precisazione per i disattenti che diranno: ma quale è la novità, già si sapeva la scadenza del nuovo triennio e per ogni triennio passato c’è stata sempre una proroga. Il Governo Meloni, varando il decreto Milleproroghe –modificato poi dal parlamento ed ora diventato legge- sul tema ECM aveva tentato di fare il creativo rispetto al passato portando il triennio a quadriennio, per dare la possibilità ai ritardatari di recuperare nel 2023 i crediti mancanti, ed incasinato un sistema già incasinato di suo. Se vi va, in questo DiDomenica avevo commentato.
Di tutto questo decretare e modificare, l’AGENAS (l’agenzia che gestisce amministrativamente l’ECM per conto del Ministero della Salute ed il Co.Ge.APS., il consorzio delle Federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie obbligate all’aggiornamento continuo, non sembrano essersi accorti. Almeno stando alle informazioni pubblicate sui rispettivi siti.
Fortunatamente ad informare dentisti ed igienisti dentali ci ha pensato Odontoiatria33 così come hanno fatto le altre testate di settore. E probabilmente lo abbiamo fatto bene visto che il Co.Ge.APS, che per informare 12 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che modifica quanto modificato dal Governo sull’ECM, non decide di emanare un comunicato o semplicemente dare la notizia ma fa copia incolla di una intervista di Quotidiano Sanità al presidente dello stesso Co.Ge.APS.
In realtà il decreto Milleproroghe, oltre alla proroga per recuperare i crediti non raccolti nel triennio appena scaduto, introduce anche una nuova sanatoria per i sanitari che potranno raccogliere i crediti non raccolti nei trienni precedenti (dal 2014) attraverso misure compensative che saranno indicate dalla Commissione Nazionale ECM. Commissione ECM che nell’aprile 2022 era scaduta ed il 27 settembre è stata rinnovata ma non si è ancora mai riunita.
Ma la vera novità in tema di ECM non è tanto la conferma dell’inizio del nuovo triennio formativo o della proroga per raccogliere i crediti non raccolti negli ultimi 9 anni, ma che dal primo gennaio 2026, (in realtà sarà dal primo aprile perché i crediti vengono caricati entro tre mesi da quando sono stati conseguiti) chi non avrà raccolto almeno il 70% dei crediti ECM in questo triennio non sarà più coperto dalla propria polizza RC Professionale. Salvo ovviamente ulteriori proroghe legislative.
Già, perché se da una parte alcuni avevano gridato allo scandalo quando fu approvato il Ddl n. 2483/2021 (uno dei decreti sul PNRR) che contiene la norma che vincola l’efficacia delle polizze sull’Rc professionale all’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento formativo dal triennio 2023-2025, e non prima. Quindi, in realtà la norma “salvò” tutti gli inadempienti che si potevano vedere già da subito rifiutare la copertura assicurativa se non avevano raccolto tutti i crediti formativi anche nei trienni precedenti, come in realtà stava capitando. Utile ricordare che l’obbligo di formazione continua, copio ed incollo dal manuale ECM sul sito Agenas costituisce “requisito indispensabile per svolgere attività professionale in qualità di dipendente o libero professionista”.
Requisito spesso “ignorato” da Ordini ed Istituzioni ma a quanto pare non dalle assicurazioni. Intuibile capire come la sanità italiana, se sono veri i dati che indicano il 70% dei medici non in regola con l’Ecm, senza quella legge che di fatto obbliga fino al gennaio 2026 le assicurazioni a coprire anche coloro non in regola, sarebbe andata in crisi.
Grazie al Milleproroghe nessuno è ad oggi inadempiente perché, tutti, fino al 31 dicembre 2023 si potranno mettere in pari con crediti non raccolti in questi, quasi, 10 anni.
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