Oggi la prevenzione dentale è sempre più oggetto principale dei messaggi pubblicitari che spesso la banalizzano. La prevenzione delle patologie orali, sia dentali sia dei tessuti molli, ha avuto un ruolo importante negli ultimi anni per ridurre la prevalenza della patologia cariosa, della malattia parodontale e l'intercettazione precoce delle malattie delle mucose orali.
Con questo mio contributo vorrei spiegare in che cosa consistono - e lo sforzo necessario per applicarli sui pazienti - i principi della prevenzione dentale che rappresenta quella parte di prevenzione orale della quale mi occupo in maniera più approfondita.
La prevenzione dentale parte da principi semplici ed elementari delle istruzioni di igiene orale domiciliare da fornire al paziente in corso di prima visita o contestualmente alla seduta di igiene orale professionale periodica.
Seppur banale non si può dare per scontato che i pazienti sappiano come si lavano i denti nella maniera corretta, con quale frequenza e l'azione sinergica tra placca dentale accumulata e consumo di alimenti contenenti zucchero.
Occorre sapere rispondere al paziente che chiede se lo spazzolino elettrico è più efficace di quello manuale - senza necessariamente citare revisioni sistematiche della letteratura che lo confermano - semplicemente sottolineando che lo spazzolino elettrico non richiede una specifica tecnica e curva di apprendimento.
Ancora, che lo spazzolino inter-prossimale o scovolino è un dispositivo indispensabile per rimuovere la placca tra un dente e l'altro e prevenire l'insorgenza della carie inter-prossimale e che il suo impiego è più semplice e richiede meno tecnica (in maniera simile allo spazzolino elettrico) rispetto al filo interdentale.
Il discorso della prevenzione si complica quando si affrontano i temi del trattamento delle lesioni cariose in fase iniziale, le lesioni ipomineralizzate dello smalto, la perdita di sostanza dentale a livello del terzo cervicale del dente e la sigillatura preventiva dei solchi e delle fossette.
Una macchia bianca dello smalto che si riscontra su un incisivo centrale può avere un significato diverso (dal punto di vista clinico, istologico) a seconda se compare in maniera isolata oppure contestualmente a macchie biancastre / brunastre o perdita di sostanza sui molari permanenti dello stesso paziente.
Allo stesso modo non si può considerare "white spot" un'area di smalto biancastro a livello cervicale in un paziente affetto da reflusso gastro-esofageo.
Zone di smalto biancastro possono avere classificazioni patologiche diverse tra loro e necessariamente un approccio terapeutico differente.
La sigillatura preventiva dei solchi e delle fossette è un intervento di prevenzione dentale primaria riconosciuto dall'organizzazione mondiale della sanità (OMS) in termini di prevenzione della carie nel paziente pediatrico e adolescente.
La sigillatura non è una procedura banale soprattutto se il paziente giunge alla nostra osservazione già da adolescente.
Occorre considerare la morfologia dei suoi solchi occlusali (morfologia occlusale accentuata oppure no) e soprattutto la sua storia di carie al momento dell'osservazione e nella dentizione decidua.
Anche dal punto di vista procedurale è necessario spesso valutare se aprire il solco occlusale e come farlo (classiche frese dedicate oppure polveri abrasive), per quanto tempo lo smalto deve essere mordenzato con l'acido ortofosforico per conferire un valido pattern di ritenzione al sigillante e quale sigillante impiegare.
Il colore del sigillante dovrebbe essere preferibilmente bianco per rendere visibili i margini ai controlli e impiegare un sigillante a rilascio di fluoro.
Si può considerare se far precedere al sigillante l'applicazione - sullo smalto mordenzato - di un sottile strato di resina fluida "bonding" in grado di penetrare più agevolmente le micro-irregolarità create oppure non impiegarlo in base alla viscosità presentata dal sigillante stesso.
Nel caso di apertura del solco che evidenzia zone profonde con carie occorre decidere se procedere comunque con l'intervento di sigillatura oppure condurre un restauro preventivo in resina composita ( Preventive Resin Restorations PRR; Simonsen 1978) ed in questo caso il tipo di procedura adesiva smalto-dentinale e materiale da impiegare ( comunque sigillante oppure composito fluido, composito convenzionale ).
Sono solo dei brevi esempi che però fanno capire che la prevenzione dentale è un argomento complicato - soprattutto in fase decisionale - che richiede esperienza da parte dell'operatore ma soprattutto competenze.
Competenze e conoscenza su " cosa e come fare " significa che l'operatore impiega del tempo per lo studio dell'argomento attraverso la letteratura scientifica, i libri dedicati all'argomento, continui aggiornamenti nonché una discreta esperienza clinica.
In conclusione appare evidente che non si può - ed è altresì fastidioso per coloro che si occupano di tale disciplina - banalizzare il principio della prevenzione per i fini commerciali in considerazione del fatto che si sta parlando della futura salute orale della collettività.
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