Il lavoro indaga l’incidenza delle reazioni di ipersensibilità ai materiali metallici in relazione al posizionamento di impianti in titanio e i meccanismi alla base della loro insorgenza; vengono inoltre validate le possibili metodiche diagnostiche e il migliore approccio terapeutico
L’edentulia è una condizione patologica che seppur apparentemente limitata al cavo orale risulta estremamente condizionante la qualità di vita dei pazienti affetti. La diretta correlazione tra età ed edentulia, assieme al trend di incremento dell’età media della popolazione, ne fanno una patologia predominante nel prossimo futuro odontoiatrico.
Le alternative terapeutiche adibite per la riabilitazione del cavo orale dell’individuo edentulo includono diverse soluzioni protesiche e implanto-protesiche, tipicamente costituite da materiali metallici, biocompatibili e in grado di soddisfare le esigenze meccaniche necessarie: primi tra tutti il titanio e le sue leghe.
La recente investigazione dello sviluppo di reazioni di ipersensibilità a tali materiali metallici ha imposto la necessità di identificare una metodica diagnostica affidabile e la ricerca di materiali implanto-protesici alternativi in grado di garantire, oltre che le specifiche esigenze meccaniche, un adeguato indice di biocompatibilità.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi
La presente trattazione vuole discutere le reazioni di ipersensibilità ai materiali metallici, un’emergente problematica seppur poco approfondita. Si è voluta indagare l’incidenza di tale fenomeno in relazione al posizionamento di impianti in titanio e i meccanismi alla base della sua insorgenza; si sono inoltre validate le possibili metodiche diagnostiche e il migliore approccio terapeutico.
Questo lavoro è stato condotto attraverso un ampio studio della letteratura, contestualizzato alla pratica clinica svolta presso l’Istituto Stomatologico Italiano (ISI) di Milano.
Le reazioni di ipersensibilità al titanio interessano l’1% della popolazione; esse sono classificate come reazioni di tipo IV, o cellulo-mediate, essendo causate dall’attivazione di linfociti T sensibilizzati agli ioni Ti2+. Questi ultimi originano da componenti dell’unità riabilitativa che, sottoposta a eventi stressori, perde la propria integrità microstrutturale.
Le reazioni di ipersensibilità si manifestano attraverso il riassorbimento osseo e la conseguente mobilizzazione asettica della fixture oppure con un quadro misto di perimplantite, che può portare alla perdita dell’impianto.
Sebbene il test diagnostico indicato sia il patch test, recenti studi hanno dimostrato la sua inaffidabilità nel contesto dell’ipersensibilità al titanio e la superiorità diagnostica del Memory Lymphocyte Immuno Stimulation Assey (MELISA®).
Il trattamento risolutivo consiste nella rimozione dell’agente causale e nell’esecuzione di riabilitazioni metal-free. L’unica strategia implantare alternativa risiede negli impianti ceramici; in questo contesto la zirconia ha dimostrato proprietà, tassi di successo e di sopravvivenza comparabili a quelli degli impianti in titanio.
Conclusioni
Il recente approfondimento di tale problematica ha rivelato la necessità di condurre ulteriori studi a riguardo e di acquisire maggiori consapevolezze, al fine di poter riconoscere lo sviluppo di tali reazioni, ma anche di assicurare ai pazienti il miglior management diagnostico e terapeutico possibile.
Significato clinico
L’obiettivo di questo elaborato è sensibilizzare i clinici riguardo tale condizione di ipersensibilità al titanio. L’auspicio, inoltre, consiste nella diffusione capillare di centri diagnostici che ne permettano la valutazione in quei pazienti che presentino in anamnesi una diatesi allergica.
L’accessibilità a tale esame permetterebbe di implementarlo sistematicamente nei protocolli pre-operatori e quindi l’analisi statistica della prevalenza della condizione.
Per approfondire
Andrea Enrico Borgonovo, Davide Galluzzo, Simone Luciano Maria Galbiati, Federico Ronchi, Rachele Censi, Dino Re. L’ipersensibilità al titanio: una nuova problematica per l’implantologia moderna. Dental Cadmos 2024;92(4):290-300.
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