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28 Marzo 2019

Infiltrazioni mafiose in sanità. Per l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata l’odontoiatria non è toccata

Francesca Giani

La presenza di interessi mafiosi in strutture sanitarie pubbliche e private - specie in Lombardia e in particolare nella zona occidentale -, è accertata da anni di inchieste e processi. Il settore della sanità, nelle sue diverse funzioni, risulta particolarmente esposto, pur con uno scenario in forte movimento. In questo contesto, “meno direttamente correlabile con interessi mafiosi appare il settore dell’odontoiatria, pur finito al centro di scandali professionali e politici che hanno scosso la vita pubblica regionale”, mentre un fenomeno nuovo è l’attenzione “per i clan calabresi” alle farmacie, diventate “un autentico “oggetto del desiderio”.  

E le direttrici entro cui sembra svilupparsi la strategia sono oltre che i flussi di capitali, anche quello delle infiltrazioni di persone.

Sono, questi, alcuni dei fenomeni messi in luce dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, diretto da Fernando dalla Chiesa, che, di recente, ha pubblicato, in collaborazione con Polis Lombardia, la seconda edizione del “Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia”, con un capitolo dedicato al settore.  “Nel complessivo contesto settentrionale” si legge nel documento “il sistema sanitario lombardo è apparso soggetto, specie nell’ultimo decennio, a una più accentuata, insidiosa attenzione da parte degli interessi mafiosi. È, infatti, in questa regione, più che in altre, che i clan hanno mostrato di volere cogliere e sfruttare l’ampio orizzonte di opportunità economiche, sociali e “impunitarie” che il settore offre fisiologicamente”.

Ma quali sono “le risorse strategiche di cui i clan dispongono e che possono funzionare come punto di partenza per strategie di “conquista” di seppur limitati segmenti della sanità pubblica e privata della regione?”  In particolare, “denaro e forza lavoro”, vale a dire “investimenti dettati dalla necessità di riciclare capitali di origine illecita”, ma anche “la direzione sapiente di flussi di persone di fiducia da inserire all’interno di posizioni lavorative strategiche”.

E proprio in questo secondo punto c’è un ulteriore elemento di novità: i capitali, viene sottolineato, sono “una risorsa senza dubbio necessaria e tuttavia non sufficiente a spiegare l’avanzamento della ‘ndrangheta nel settore. Esso risulterebbe infatti con grande probabilità irrealizzabile, in assenza di un certo numero di professionisti in grado di sponsorizzare e talora di proteggere da possibili interferenze i tentativi di contaminazione mafiosa in campo sanitario”. 

Se, in linea generale, la sanità, settore complesso e che richiede qualifiche professionali, a “differenza del settore edile, dell’autotrasporto o della ristorazione, rappresenta un canale di investimento profittevole, ma non un bacino diretto di occupazione tradizionale per gli affiliati e i loro affini, che non possiedono una qualificazione tale da potervi accedere diffusamente, ciò non toglie (da qui un allarme che vuole essere responsabile) che la presenza di nuove generazioni di farmacisti e di medici provenienti da famiglie mafiose o a esse legate da rapporti personali rappresenti oggi una spia di novità all’interno del panorama lombardo, forse frutto di un disegno strategico di più lungo raggio.  

Presenze estremamente minoritarie, sia chiaro. Ma di cui, in prospettiva, va temuta la capacità diffusiva già dimostrata in altri contesti socioeconomici da ristrettissimi nuclei ‘ndranghetisti”. Con un numero crescente di giovani appartenenti alle famiglie mafiose che contano su una laurea sanitaria.


Dallo studio, un fenomeno nuovo messo in luce è la direttrice espansiva verso le farmacie, mentre l’odontoiatria in senso stretto è citata solo tangenzialmente, in controtendenza rispetto all’allarme che nel 2014 aveva lanciato Eurispes che aveva segnalato “una tendenza alla penetrazione delle criminalità organizzata, prevalentemente 'ndrangheta, nelle strutture odontoiatriche del Nord prevalentemente in franchising”. 

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