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21 Aprile 2020

Lo Smart Working odontoiatrico? Per l’ortodonzia è già una realtà

Rispettare la distanza sociale ed abbattere quasi completamente la produzione dell’aerosol, per l’ortodontista è già possibile. L’esperienza del prof. Levrini.

Nor. Mac.

“Nella fase di post coronavirus curerò i miei pazienti tenendoli a casa, e potenzierò in modo diverso il modo di comunicare con loro”. Non è una battuta quella che il prof. Luca Levrini (Università Insubria) ci fa al telefono, ma è la telemedicina applicata all’odontoiatria o meglio, all’ortodonzia. 

“Uno studio ortodontico, nelle giornate di controlli e terapia, deve accogliere in sala d’attesa decine di pazienti spesso con accompagnatori. Come faremo a farlo nella fase di post coronavirus in cui la necessità di mantenere la distanza sociale nelle sale d’attesa sarà determinante per la sicurezza del nostro personale e degli stessi pazienti? Ed ancora, come potremo contenere la produzione di aerosol?” si chiede il prof. Levrini. 

Già perché se molte sono ancora le questioni non chiare sul virus, tra le certezze c’è la necessità di evitare contatti ed aerosol.

“L’ortodonzia è certamente la branca dell’odontoiatria che può diventare a rischio trasmissione vicino allo zero, con emissione aerosol zero e riduzione dei controlli in studio avvalendosi delle nuove tecnologie”, sostiene. 


Ma come fa a curare una malocclusione facendo stare il paziente a casa? 

Con le nuove tecnologie a disposizione, molte delle quali già utilizziate da tempo. Per evitare l’aerosol abbandonerò tutte le procedure che necessitano dell’utilizzo di turbine o pistola aria-acqua: nessun attacco ortodontico, ma solo allineatori senza stripping ed attachment. Visiterò il paziente e, lo stesso giorno, rileverò impronte digitali con uno scanner intraorale, quindi simulerò e deciderò i risultati del trattamento, farò produrre allineatori, farò venire il paziente per consegnare la prima mascherina e condividerò con lui l’applicazione delle stesse in autonomia fino anche a 4 mesi. Per controllare i progressi utilizzerò strumenti di teleortodonzia. Il paziente a cadenza regolare, infatti, mi invierà foto della sua occlusione, con e senza allineatori; il tutto con strumenti specifici che possono individuare sviluppi dei movimenti ortodontici e motivare il paziente al meglio. Non pensiamo a foto spedite con il telefonino, piuttosto ad un sistema specifico che con un apribocca speciale permette buone immagini della bocca poi elaborate. All’occorrenza possiamo fare video chiamate o chat per rimanere costantemente in contatto con il paziente e condividere i progressi della cura. Paradossalmente potrei vedere di più i progressi della cura e, certamente, non è come un controllo “alla poltrona”. Capisco possa sembrare una provocazione, ma ritengo che l’utilità di questo approccio, utilizzata in questa fase emergenziale, ci sarà molto vantaggiosa per il futuro. Cogliere il meglio di una esperienza, per farla propria a beneficio nostro e del paziente. 


Quindi è possibile risolvere tutte le terapie attraverso i soli allineatori a distanza?

Questo è già oggi possibile “alla poltrona”. Il limite non è dettato dal dispositivo, ma dalle capacità del professionista, così come avviene per l’ortodonzia fissa. Sicuramente depotenziare la tecnica degli allineatori ortodontici privandola di stripping e attachment diminuisce la sua funzionalità; allo stesso modo vedere il paziente con frequenza minore potrebbe farci scappare qualche dettaglio. Tuttavia, se oggi questo approccio mi consente di non emettere aerosol e ridurre il numero di appuntamenti lo preferisco, condividendo con il paziente la nuova gestione del trattamento. Per migliorare la performance potrebbe essere utile abbinare agli allineatori un acceleratore del movimento ortodontico. In ogni caso sono convinto possa essere un compromesso ammissibile per il paziente, anche in funzione della riduzione del rischio ed evitando allo stesso continui spostamenti.


 Ma non pensa che in questo modo la figura del professionista venga sminuita fino ad essere sostituita dalla macchina?

Il nostro ruolo, come medici, nel tempo è stato sempre più affiancato dalla tecnologia, affiancato positivamente, mai però tanto da sostituirlo. Non sono le macchine che valutano, programmano e determinano la terapia da adottare ed i dispostivi da realizzare. È l’ortodontista a farlo. Le macchine aiutano il professionista: è la sua conoscenza ed esperienza a rendere efficacie quanto prescritto e realizzato. Si sta confermando l’ipotesi che la telemedicina sia uno strumento adeguato in parte della professione medica; avvicinarsi ed utilizzarla, conoscerne i limiti, potenziarne i vantaggi penso che sia cosa opportuna anche in ortodonzia. Ed il paziente? Il paziente penso sia contento di venire meno in studio e meno rimanerci, l’importante per lui è il risultato condiviso. Il valore della relazione medico paziente è necessario darlo durante la prima visita, dove la definizione del bisogno, la generazione dell’empatia e la determinazione della consapevolezza del paziente rimangono insostituibili e necessariamente da fare di persona. Poi la relazione tramite tecnologie comune può avvenire, in modo diverso ma avviene. 


Tra le questioni da considerare anche la curva di apprendimento necessaria, ed i costi.

Vero, la curva di apprendimento è necessaria per imparare ad utilizzare le tecnologie, mentre i concetti ortodontici, di biomeccanica di gnatologia fanno già parte del bagaglio culturale del professionista ortodontista. Sui costi le valutazioni sono certamente individuali. Molti di noi già utilizzano computer e software. Il servizio dato per monitorare il paziente da remoto costa a paziente decisamente meno che quanto ci costerebbero i DPI, gli spostamenti del paziente, i permessi sul lavoro etc. E la nostra sala d’attesa rimane libera per accogliere i pazienti che necessitano di essere visitati direttamente alla poltrona. Ovviamente non dico che non vedremo mai più il paziente, in casi necessari lo vedremo, continueremo a sentirlo e controllarlo come faremo normalmente, ma lo faremo in maniera differente. D'altronde ci aspettano mesi in cui sarà complicato andare al ristorante, al cinema a teatro, prendere un autobus o la metropolitana. Sono convito che anche i pazienti apprezzeranno.

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