Il Censis, nei giorni scorsi, ha presentato un'indagine sulla libera professione in Italia intervistando un campione di professionisti italiani iscritti alle Casse di previdenza aderenti all'ADEPP. Lo spaccato che emerge, se da un lato conferma la vitalità di un universo che anche negli anni della crisi ha continuato a crescere numericamente, e si è attrezzato per contrastare gli effetti più negativi, dall'altro inizia tuttavia a presentare non poche criticità, soprattutto tra alcune aree professionali e gruppi generazionali.
Quello libero professionale, evidenziano i ricercatori, continua infatti ad essere un sistema sottovalutato, sia in termini di attenzione politica che di sostegno allo sviluppo, e ciò malgrado nella realtà, il contributo che i professionisti danno alla crescita del Paese sia decisivo.
Con Roberto Callioni, vicepresidente di Confprofessioni, abbiamo voluto capire se i dati valgono anche per l'odontoiatra, se viene confermata una situazione di difficoltà dei professionisti.
In effetti i dati presentati dal Censis confermato quanto già si conosceva. Il rapporto presenta, tra gli altri, i redditi medi dei liberi professionisti dai quali si coglie come dal 2005 al 2009, periodo antecrisi, il reddito medio dei professionisti di anno in anno progressivamente aumentava mentre
dal 2009 al 2013, al contrario, si è verificata una inversione di tendenza quantificabile nel meno 15%. Questa situazione in realtà presenta sfumature diverse rispetto alle varie aree di comparto, come avete ben evidenziato voi di Odontoaitria33 nell'articolo pubblicato ieri.
Se notai, avvocati , ingegneri ed architetti sono professionisti che maggiormente risentono della crisi, (segnando un calo di oltre il 23%), diversa la situazione delle professioni dell'area sanitaria, se si eccettuano gli psicologi.
Insomma paradossalmente odontoiatri e medici, rispetto ad altri liberi professionisti, sembrerebbero, ed uso il condizionale, meno penalizzati.
La stessa situazione, visto che la situazione economica, anzi, del nostro Paese non è mutata, la ritroveremo analizzando i dati del 2014.
La libera professione, oggi, è ancora una libera scelta o una necessità?
E' soprattutto una necessità. Con il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, ma anche nel privato, necessariamente un giovane professionista apre la partita IVA e sposa, contro voglia, una libera professione che molti altri, a partire dagli odontoiatri, hanno fatto per scelta. Una scelta i vita.
Pubblico o privato che sia , il "posto fisso" non esiste più.
Ad essere in difficoltà sono i giovani, anche per l'odontoiatria è così?
Assolutamente si. Si tenga conto che il gender pay gap sta aumentando sempre più. In generale una giovane collega guadagna il 58% in meno di un collega uomo. In termini anagrafici, paradossalmente rispetto al passato, la forbice tra reddito dei "senior" e dei "junior", si è ridotta.
I giovani guadagnano sempre meno, ma mentre in passato i colleghi adulti avevano un reddito molto più elevato, ora con la crisi ha ridotto questo gap.
Questa situazione vale anche per quanto concerne gli odontoiatri, con una aggravante: il costo di formazione di un odontoiatra, così come per un medico, è elevatissimo rispetto alla formazione di un avvocato, notaio, un laureato in filosofia e lettere. Costi che si ripercuoteranno sulla collettività.
Essere odontoiatra è una scelta irreversibile di vita. Assolutamente non è possibile immaginare dei sottoccupati.
Questo diventa un problema anche per i dentisti già affermati dal punto di vista pensionistico. Ci vorrebbe un progetto concreto per attivare quel patto generazionale da tempo auspicato.
Da anni si evoca un patto generazionale. Lo stato di crisi delle professioni comporta inevitabilmente una riduzione del gettito contributivo fondamentale per mantenere l'equilibrio pensionistico tra vecchie e nuove generazioni.
Stiamo vivendo una situazione critica. La chiusura di una studio odontoiatrico, di fatto, significa anche spegnere una fonte contributiva in termini previdenziali e non solo.
Da qui la necessità di promuovere una campagna informativa e convincere i colleghi "adulti" ad avviare nei propri studi nuove leve magari "associandole". In realtà, sempre dal rapporto ADEPP, emerge l'individualismo dei liberi professionisti, e, anche con riferimento ad indagini del servizio studi ANDI, potrei confermare ciò, soprattutto per i dentisti italiani.
Un tempo bastava laurearsi, poi in pochi anni si apriva il proprio studio ora non è più così, il SS ANDI lo ha certificato in più occasioni. La ricerca ANDI del 2013, la ricerca CAO e il congresso AIO hanno evidenziato come la qualità della preparazione è oggi determinante per stare sul mercato ed alcune università italiane non sono all'altezza di quelle europee. Le difficoltà attuali dell'odontoiatria partono anche da scelte errate in tema di formazione?
Sono rimasto parecchio perplesso rispetto a talune dichiarazioni apparse sul Odontoiatria33 e sulla stampa conseguenti all'indagine promossa da CAO.
Puntare su un incremento della qualità formativa nei prossimi anni per uscire dalla crisi, non solo penso sia difficilmente eseguibile, ma in parte contradditorio.
Perché, forse in questi anni i nostri studenti non sono stati formati adeguatamente?
Credo che tutti noi si debba essere particolarmente attenti quando facciamo delle dichiarazioni.
Se ci fosse stato davvero una carenza formativa, sindacati di categoria e istituzioni, avrebbero dovuto (ed in quota parte mi ci metto anch'io), in termini di responsabilità, intervenire pesantemente.
Lo stesso dicasi per la responsabilità di questi ultimi 15 anni della pletora odontoiatrica.
Come ho avuto modo di riportare sull'editoriale di ANDI Informa Online, il nostro paese è secondo solamente al Portogallo per numero di esercenti, implementatisi del 78% negli ultimi dieci anni anche a causa di rovinose sanatorie.
Tanto o poco preparati rispetto agli studenti europei, questi giovani laureati, dove e come li manderemo ad esercitare la libera professione?
Si badi bene, le aspettative e le speranze di un giovane che ha intercettato questo periodo di crisi, vengono irreversibilmente ridimensionate.
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