Nei giorni scorsi pubblicando i dati dell'Agenzia delle Entrate sui redditi dei dentisti italiani ci siamo posti alcune domande in particolare in merito al numero degli esercenti rispetto agli iscritti, al numero delle nuove partita iva attivate rispetto ai nuovi iscritti, se fosse corretto legare l'iscrizione all'Albo al reale svolgimento dell'attività sia come liberi professionisti che come dipendenti.
Abbiamo girato queste considerazioni al presidente Nazionale della Commissione Albo degli Odontoiatri Giuseppe Renzo
Dott. Renzo, sapendo che gli odontoiatri dipendenti sono una parte minimale degli scritti all'Albo cosa fanno questi 17 mila iscritti all'Albo che non risulterebbero in attività?
La risposta in senso tecnico non appare difficile: occorre considerare che esiste una rilevante quota di iscritti all'Albo degli odontoiatri che è anche iscritta all'Albo dei medici: i "doppi iscritti". In questo caso ci possono essere molti professionisti che hanno scelto l'attività medica che, se svolta in ambito di dipendenza oppure di convenzionamento, non richiede l'apertura della partita IVA. Occorre, poi, tenere conto di molti odontoiatri già in età pensionabile che hanno, peraltro, piacere di mantenere l'iscrizione all'Albo senza più esercitare l'attività professionale. L'ultima considerazione riguarda le strutture odontoiatriche che divengono sempre più complesse ed in cui possono inserirsi molti dentisti giovani nell'ambito del rapporto di dipendenza.
Nel mio ultimo Visto da Fuori chiedevo se non fosse corretto legare l'iscrizione all'Albo all'esercizio dell'attività, sia come libero professionista che come dipendente. Peraltro, per esempio, un iscritto all'Albo può prescrivere farmaci e se non è in attività rischia di non averne più le competenze. Cosa ne pensa?
L'iscrizione all'Albo, a mio avviso, non può e non deve essere collegata direttamente con l'esercizio dell'attività lavorativa. Non siamo Camere di Commercio né associazioni di imprese; compito dell'Ordine è quello di dare certezza ai cittadini che il professionista, cui si rivolgono, ha i requisiti tecnici ma anche etici e deontologici che garantiscono la correttezza dei suoi comportamenti. Diverso discorso riguarda le competenze e la prescrizione che, comunque, devono essere collegate all'iscrizione all'Ordine che ha fra i suoi compiti anche quello dell'aggiornamento professionale.
Una lettrice mi faceva notare, giustamente, che l'odontoiatra è ancora poco valorizzato rispetto al medico. Di fatto non ha altri sbocchi professionali se non la libera professione, quasi impossibile farsi assumere dalla Pubblica Amministrazione, nell'ambito della ricerca, dell'attività amministrativa. Un problema serio soprattutto per i giovani.
Il tema degli odontoiatri nella Pubblica Amministrazione è influenzato in senso negativo dagli innegabili costi di produzione dell'attività odontoiatrica che rendono estremamente difficile pensare di poter inserire in modo adeguato le cure odontoiatriche nell'ambito dei servizi offerti dal SSN. E' solo questo il problema e, certamente, in una realtà diversa sarebbe auspicabile l'istituzione di un vero SSN anche per le cure odontoiatriche che, oltretutto, garantirebbe l'accesso al lavoro di tanti giovani colleghi e darebbe risposta alle sempre più pressanti esigenze di cura che provengono dai cittadini alle prese con i costi attualmente, difficilmente sopportabili per i non abbienti.
Altro aspetto interessante dai dati resi pubblici dall'Agenzia delle Entrate è quello del numero dei nuovi esercenti. Per la prima volta sono calati. Secondo lei la causa è un eccessivo numero di dentisti che hanno deciso di chiudere per andare in pensione o solamente che i neo iscritti non hanno trovato sbocchi lavorativi?
Mi ricollego alla precedente risposta per dire che nell'attuale, purtroppo perdurante, crisi economica, i giovani sono sempre meno propensi ad accedere ad una professione che garantisce soltanto l'esercizio libero professionale e che vede una contrazione della domanda dovuta alle sempre più scarse risorse economiche di cui dispongono gli italiani e che sta portando ad una nuova crisi della salute odontoiatrica nel nostro Paese. Ecco perché siamo molto vigili anche sui continui accessi di nuovi professionisti da altri Paesi comunitari e non: nessuno vuole negare la libera circolazione e il diritto di ciascuno di trovare sbocchi occupazionali ma bisogna trovare un equilibrio che non penalizzi i nostri giovani privandoli del loro futuro.
Nei prossimi 10 anni, circa 20 mila dentisti raggiungeranno l'età pensionabile (70 anni). Nei prossimi 10 anni saranno invece solo 10 mila i nuovi dentisti laureati. Sarà il tempo a risolvere il problema della pletora odontoiatrica?
Sono, purtroppo, anni che si sentono menzionare seri studi statistici che preconizzano una crisi della nostra assistenza sanitaria dovuta all'uscita dal sistema di tanti professionisti laureati nati negli anni '50 e '60 che raggiungono l'età pensionabile. Nella realtà queste stime, per ora, non si sono tradotte in un vero turn over anche perché, come già detto, esiste sempre più forte l'afflusso di medici ed odontoiatri provenienti da altri Paesi. La recente riforma pensionistica ha, poi, sostanzialmente ancora innalzato l'età di uscita dal lavoro falsando molti dati statistici sulla questione.
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