Una ASO Lombarda ci scrive evidenziando i suoi problemi, che sono anche di altri, chiedendo chi si occupa di loro e se l’obiettivo è fare corsi o avere ASO veramente preparate
Egregio direttore,
Sono un’assistente alla poltrona dal 1999 che non ha diritto ad avere la qualifica di ASO. Da molti anni leggo Odontoiatria33 e l’ho sempre apprezzata per la chiarezza e la competenza con la quale affronta gli argomenti della professione.
Da qualche tempo però sono meravigliata dello spazio dato alla Signora Magenga e più volte mi sono trattenuta dallo scriverle, ma l’ultima lettera del 19 settembre mi costringe ad intervenire nel dibattito.Mi stupisco di come una rivista seria come questa non si preoccupi del fatto che molte argomentazioni che utilizza la Signora Magenga non siano proprie di una rappresentante di categoria che vuole difendere come dice le assistenti alla poltrona, ma sembrino quelle di una responsabile di centri di formazione privati per ASO, interessata ad aumentare i propri introiti personali attraverso l’aumento delle iscrizioni ai corsi, che ricordo costano intorno ai 1.400€.
Mi riferisco in particolare al fatto che riguardo all’obbligo scolastico per accedere ai corsi di formazione venga taciuto quanto scritto al punto 2 dell’allegato A della Regione Lombardia “Requisiti di ammissione al percorso (...) possesso di Qualifica professionale triennale conseguita in percorsi di IeFP (istruzione e formazione professionale) ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 o in percorsi di istruzione tecnica e professionale del precedente ordinamento o in alternativa diploma di maturità”.
Questo significa che è precluso ad ogni persona che ha assolto l’obbligo scolastico quando bastava la terza media l’accesso ai corsi per diventare ASO a meno che non fosse già assunta come assistente alla poltrona tra il 2013 ed il 2018.
Significa anche che alle mie colleghe (e ce ne sono) che hanno scelto di stare a casa da lavoro per seguire i propri figli o un genitore anziano tra l’aprile 2013 e l’aprile 2018 e che hanno solo la terza media non sarà consentito di tornare a svolgere il lavoro di assistente alla poltrona e nemmeno di qualificarsi come tale. Un’altra questione riguarda assistenti alla poltrona che conosco, assunte anche da molto tempo, una da vent’anni, che avranno problemi perchè i consulenti del lavoro o i centri per l’impiego le hanno inquadrate in modo errato come impiegate, addette alle pulizie o perfino igieniste.Io sono più fortunata di queste mie colleghe, ma a tutt’ora non so se potrò continuare a fare questo lavoro, non tanto per obblighi di legge, ma per impedimenti pratici oggettivi.
Ho dovuto (e non voluto) lasciare la scuola al secondo anno di liceo e quindi il mio titolo di studio è “terza media”.
Ho lavorato in Lombardia col contratto collettivo nazionale degli studi professionali con inquadramento “assistente alla poltrona di studio odontoiatrico” ininterrottamente dal 18 ottobre 1999 al 31 agosto 2012. Ho lasciato il tempo indeterminato perchè ho deciso di convivere col mio compagno accettando un contratto di sostituzione maternità dal 5 settembre 2012 al 14 maggio 2013 in un posto più vicino alla nuova residenza. Alla scadenza ho deciso di avere una figlia, nata a Maggio 2014 e quindi ho smesso di lavorare, senza alcun contratto.
Una volta che la bambina ha iniziato l’asilo, ho cercato nuovamente lavoro. Ho mandato molti curricula e mi sono iscritta al centro per l’impiego, ma nessuno mi ha ricontattata per lavori che non fossero quelli di assistente alla poltrona, perchè nessuno assume una 40enne con una figlia piccola per un lavoro nel quale non abbia esperienza. Io invece ho solo esperienze lavorative nell’odontoiatria, ho frequentato i corsi del prof. Guastamacchia, i congressi AIOP, un corso di 56 ore tenuto da ANDI e dal Centro di Formazione Professionale della Provincia di Brescia Zanardelli, ho ricoperto il ruolo di RLS e ho svolto tutti gli aggiornamenti 81/08. Ho molti attestati, nessuno che valga ai fini della riduzione del monte ore di teoria del corso ASO.
Per ottenere la qualifica dovrei frequentare un corso serale a 1400€ quando ho uno stipendio mensile del part-time verticale di 500€. Il mio datore di lavoro è disposto anche a pagarmelo, ma a quel punto mi troverei in difficoltà con la gestione di mia figlia e col fatto che sono l’unica assistente dello studio che ha aperto da poco e che quindi dovrebbe chiudere nelle ore serali (quelle più richieste dai pazienti) per causa mia.
Credo che chi si erge a difensore di noi assistenti debba quantomeno conoscere la situazione reale della categoria, la situazione di donne, madri, lavoratrici che svolgono ogni giorno il proprio lavoro con dedizione, passione e, mi permetto di dire, competenza.
L’aumento della qualità dell’odontoiatria non passa dai centri di formazione privati che sfornano ASO a 1400€ senza offrire un valido percorso formativo, come ho potuto appurare da alcune tirocinanti che ho conosciuto, tutte deluse dalla propria scuola e riconoscenti dei consigli dati da una collega che probabilmente non sarà mai ASO.
Per migliorare la professionalità di noi assistenti alla poltrona bisogna invece riconoscere quei corsi che universalmente sono sempre stati considerati come validi (AIOP, AIC, ANDI, AIIP SiDP,Dental Community per citarne alcuni), bisogna selezionare un corpo docente capace e non neolaureati senza esperienza lavorativa, bisogna consigliare dei libri di testo che non insegnino a scattare radiografie e cementare provvisori (che ricordo è esercizio abusivo di professione sanitaria) come purtroppo invece accade.
Nel ringraziarla le porgo i miei saluti certa che la mia stima in lei e nella rivista che dirige sarà sempre ben riposta.
Viviana Magnaghi
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